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lunedì 21 luglio 2014

21 Luglio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

E' ancora incandescente il clima prodotto dalla sentenza sul caso Ruby. Silvio Berlusconi è stato giudicato non colpevole perché il fatto non costituisce reato (per uno dei due capi d'accusa) e per non aver commesso il fatto (per il secondo) in riferimento alle contestazioni di prostituzione minorile e concussione aggravata. 
Gli esponenti del centrodestra celebrano un successo. Quelli del centrosinistra producono inequivocabili smorfie che tradiscono il disagio per l'impossibilità di rafforzare le proprio tesi, "forti" di sentenze che si rispettano, punto. Come italicamente consueto tutti si dichiarano soddisfatti, tutti affermano un primato sugli "altri" e soprattutto nessuno ha di che dolersi.
Eppure, proprio in questo caso, una riflessione più approfondita sarebbe quanto meno opportuna.
La quasi totalità degli italiani (sono consapevole di rischiare smentite dando un dato così assoluto) sostiene la teoria secondo cui, nel privato, ciascuno è libero di fare quello che preferisce. Nessuno può ergersi a censore di costumi o passioni.
Eppure questo "pensiero dominante", trasversale più che mai, non è che un'ipocrisia strumentale.
Le dinamiche politiche sono state violentemente stravolte nell'ultimo decennio. Sono scomparse le vecchie sigle dei partiti. Le nuove formazioni si sono sfidate a chi facesse prima a disfarsi della tradizione ideologica  e della cultura politica ereditata. Gli attori della politica, non più onorevoli, si sono dovuti evolvere da esponenti di partito o corrente di partito, in manager della politica prima, e in vettori provvisori di istanze poi.
L'espressione, vettori di istanze, va letta come sintesi di più caratteristiche del parlamentare del 2014.
I partiti possono esser finanziati solo da privati. Le buste paga degli eletti vanno tagliate tanto che solo un ispirato benefattore, pieno di tempo libero, potrà ipotizzare la propria candidatura. E tenuto conto di tutte queste premesse,  quelli che restano, i "super-eletti", devono agire a velocità supersonica perché consapevoli che, massimo un par d'anni, fuori dai piedi.
Questa nouvelle vague globale (ogni paese o area, a modo proprio, ma tutti uniformati al modello base) ha prodotto un nuovo tipo di "animale politico". Dall'individuo autorevole, riflessivo, dotto e saggio si è passati ai "front runner". Persone immagine. Motivatori. Ispiratori. Icone o brand mediatici.
Le campagne elettorali dell'ultimo quinquennio (Francia, USA, UK, Germania, Spagna, India, Australia oltre alle differentemente anomale unicità di Cina e Italia) hanno celebrato figure carismatiche, personaggi da copertina. Ebbene, sia quelli che quelle campagne elettorali le han vinte che quelli che le han perse, si sono proposti in modo identico. Hanno puntato tutti sulla loro immagine, sull'impatto generato dalla loro fisicità o eccentricità.
Programmi e ideologie non "vendono" più. Una persona può piacere, anche a quelli dall'altra parte della barricata.
Se dunque l'obiettivo va puntato sulle persone e l'attenzione data all'individuo invece che alle sue istanze, il cittadino è più che legittimato a voler sapere tutto quello che fa e come lo fa, il "leader" di turno.
Riflettano quelli in prima linea. E' più facile sedurre un elettore piuttosto che convincerlo o ancor di più ascoltarlo e rappresentarlo. Ma la seduzione non è che un'elegante forma d'inganno che viene frequentemente smascherata.

Ad personam

By: Unknown on: 13:31

venerdì 2 maggio 2014

2 Maggio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910


Paradossi italici: Antonio Conte, nel corso della conferenza stampa dopo il pareggio con il Benfica, costato l'eliminazione dalla semifinale di Europa League, alla Juventus, analizzando la partita, ha evidenziato la tattica ostruzionistica dell'avversario, tattica agevolata da una conduzione arbitrale infelice. Fatto: la Juventus eliminata dal Benfica. Cause: avversario arroccato oltre all'arbitro compiacente. E da lì son seguite infinite disamine, interpretazioni, approfondimenti, virgolettati e via dicendo. L'arbitro, secondo italica antonomasia è "cornuto", "vivisezionabile", "processabile" ed inevitabilmente "crocifiggibile".... 
Miglior esempio di costume italico della dissacrazione dell'autorità, non c'è.
In termini logici questo modus è il naturale effetto dell'art. 2043 del Codice Civile: "Qualunque  fatto doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto, obbliga chi ha commesso il fatto a risarcire il danno". In termini sociologici è la prova della duplicità della personalità dell'italiano medio: metà cittadino, metà arbitro/allenatore/ultrà.
E il paradosso dov'è? 
Il paradosso sta nel fatto che a fronte dell'universale propensione alla contestazione dell'arbitro, dell'altrettanto universale convinzione d'esser legittimati a farlo e di esser nel giusto, siamo il paese dove guai a non "aver fiducia nella magistratura e nelle istituzioni."
Oggi, 2 Maggio 2014, la rivista Micro Mega ha lanciato una raccolta firme (link) perché a Silvio Berlusconi venga revocato l'affidamento ai servizi sociali e venga applicata la pena degli arresti domiciliari.
La condanna dell'ex Premier è stata pronunciata da una Corte composta da individui così come l'affidamento ai servizi sociali è stato determinato da un magistrato secondo un criterio discrezionale (è il Tribunale di Sorveglianza a decretare o meno l'affidamento). 
In questo caso, come in tutti gli altri, eccezion fatta per gli arbiter calcistici, l'italiano, sua sponte, spersonalizza gli atti e volutamente ignora chi ne sia responsabile. 
Ascoltando il dibattito sulla vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi, dibattito ravvivato dall'appello di Micro Mega, impulsivamente mi sono subito domandato : Chi è che ha decretato l'affidamento di Berlusconi ai servizi sociali? 
Guai a chi s'interroghi, su questo tema in particolare, però. 
Chissà cosa avrebbe detto Antonio Conte se invece di essere l'allenatore della Juventus fosse l'avvocato di Silvio Berlusconi... 

God save l'arbitro

By: Unknown on: 14:18

sabato 30 novembre 2013

30 Novembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Riporto lo scambio epistolare seguito al confronto televisivo tra i candidati alle primarie PD.

(N.): Io cerco di scindere il"quello che dicono" dal "come lo dicono". Per cui cerco sempre di rileggere il giorno dopo le dichiarazioni fatte in tv.
 Per esempio se vi mettere a LEGGERE cosa dice Grillo la più parte delle volte troverete un cumulo di cazzate che sentendolo vi erano sfuggite (in quanto lui le racconta bene). Che poi la gran parte degli ascoltatori si faccia influenzare da come le cose sono dette e un fatto indiscutibile.
Cio' premesso. I miei commenti su cosa hanno detto.
Cuperlo odora di vecchio PCI e le sue idee in gran parte le trovo vecchie ma e garbato e colto e quindi puo' piacere. Ma non alla base ex PCI.
Civati piace perche' è concretamente brianzolo (come del resto era il giovane Berlusca,ora non piu') ma si illude che facendo le elezioni presto il PD, anche con una legge elettorale nuova il PD le vinca e invece non si consegni l'Italia al ricatto dei due psicopatici.
Renzi. Resta il piu' concreto (anche se Crozza la pensa diversamente) in quanto le tre cose che dice di voler fare (via il Senato, via le provincie,nuova legge elettorale (quale?) dovrebbero trovare il consenso di Alfano e soci e tirare avanti un altro anno con Letta e presentarsi agli elettori con qualche risultato che adesso non c'è.
Cosa ne pensate?

(C.): Mio caro notista politico, vedo che anche tu ti sei dilettato del pd show di ieri sera. Nonostante io sia appassionata della “porca politica” sono riusciti ad annoiarmi.
Le formule, le tempistiche, lo studio dei palinsesti (il venerdì aumenta lo share) trucco e parrucco dei competitors, concetti? Zero.
 Io sono rimasta ancorata alla Politica delle idee, non degli slogan.
Renzi  era imbarazzato, ormai definitivamente affermato e acclamato dal sistema mediatico. E’ presuntuoso e avrà brevissima vita politica anche grazie a King Geroge.
Civati è simpatico e dice anche cose politiche precise, ma ricorda che io sono cattolica apostolica e “conservative” e alcune cose dette dal giovane Pippo mi sconcertano, per fortuna l’anagrafe e i malanni mi impediranno di vederle.
Per finire Cuperlo, intelligente e colto, allevato alla corte di D’Alema, ha contratto la stessa antipatia del suo maestro, ha quell'aria di superiorità mitteleuropea non adatta per i calabresi, sardi, o pugliesi. Purtroppo l’Italia è una e solo una. Lo voterò, sai che io sono sempre per il contrario, compreso per la logica.

(G.): Caro N., rispondo prima a te perche' con il "terzo lato del triangolo" ho già parlato a voce!
Ieri ti ho parlato di un crescente convincimento sull'opportunità che sia Civati a guidare il Pd e Renzi un prossimo governo (e parlo a titolo personale, non in veste di osservatore che cerca di prevedere cosa accadrà).
In Renzi c'è molto dell'Obama primi tempi, quello accattivante, brillante, dotato di una notevole disinvoltura dialettica (sostenuta da trucchetti che non amo molto ma funzionano, tipo non guardare mai negli occhi l'interlocutore), quello carismatico/iconografico. Ma c'è anche molto del secondo Blair, quello più self confident, concreto (quasi cinico) e cool. Se a questo aggiungi un tocco di Italianità elitaria ma che piace anche alle mamme/nonne, il potenziale è enorme.
Ma c'è anche un grosso rischio che è l'altra faccia della medaglia delle sue qualità: Renzi è un accentratore, un catalizzatore e dunque per sua stessa natura un potenziale fattore di frattura, come lo è stato Berlusconi.
 Prima di dirti degli altri due però devo tirare una riga.
Renzi parla come se l'8 si votasse per Chigi. Renzi ha detto che dopo l'8 il governo dovrà cambiare rotta. Non ha detto "Nascerà un nuovo PD". E' abbastanza evidente che in quanto a scelta di tematiche da mettere sul tavolo ed al modo di trattarle, Renzi giochi su un piano diverso dagli altri due. E questo rafforza ancora di più la sua posizione perche' in fin dei conti alla massa di quello che succederà al PD importa davvero poco.
Tornando ai due "veri" concorrenti per la segreteria, o forse agli unici cui interessa diventare segretari per fare i segretari, Civati mi sembra quasi sincero quando parla (e qui la sparo grossa lo so). Mi sembra soprattutto uno consapevole della realtà italiana e soprattutto del partito. E' un provocatore simpatico e anche l'unico, finora, che si è esposto in un'occasione, non celebrativa o mediatica (Leopolda o simili), ma ostica e spinosa come la sfiducia alla Cancellieri. Renzi è stato più abile tatticamente perche' per primo ha detto "fossi la Cancellieri, darei le dimissioni", ma nulla ha detto prima che la si votasse, sulla sfiducia.
Cuperlo è gradevole per quello che dice e per certi versi anche per come lo dice. E' però quel tipo di blasee che 3/4 di Italia non ha mai conosciuto e molti di quell'ultimo quarto si stanno scordando di cosa significhi esserlo.
No comment la voce di Cuperlo che secondo me è un vero e proprio handicap per lui.
Chiudendo, con un commento anche al "terzo lato del triangolo".
Ho la sensazione che si stia ripetendo per l'ennesima volta quella diabolica catena d'eventi gravi, storici, congressuali, finanziari, parlamentari, borsistici ecc, che ci porterà......nowhere.
Ma ci permetterà di rimandare ancora tutto in attesa che qualche manna dal cielo caschi sui cieli italici.

Confronto PD. Commenti epistolari

By: Unknown on: 09:15

martedì 1 ottobre 2013

Berlusconi ha inaugurato la nuova moda dello scouting (e lo stanno processando). Bersani l'ha imitato. E ora anche Enrico Letta......
E poi c'è chi dice che in Italia non si investe nella ricerca....

di Gianbattista Tagliani @gian2910

Giovani marmotte

By: Unknown on: 04:43

lunedì 30 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910

La scelta di Silvio Berlusconi di spingere i "suoi" ministri alle dimissioni dal Governo guidato da Enrico Letta sta generando una complessa reazione a catena.
L'effetto sorpresa è stato pienamente ottenuto. In pochi avrebbero scommesso sulla mossa del Cavaliere. Sembrava potesse essere solo uno spauracchio, una minaccia mirata alla soluzione della propria questione giudiziaria ma nulla più, tenuto conto delle infinite emergenze cui deve far fronte l'Italia contemporanea.
Invece la minaccia è diventata azione.
La reazione a catena è incominciata tra le fila del PDL stesso dove i Ministri si sono dimessi in blocco in segno di lealtà al partito ed al suo leader, ma alcuni di loro oltre che personaggi di primissimo piano nel PDL hanno imposto una riflessione urgente.

Matteo Renzi l'aveva previsto quando nel corso dell'ultima campagna elettorale ha ripetutamente sostenuto che il PD avrebbe dovuto puntare a conquistare una parte dell'elettorato del PDL, la meno berlusconiana, la più moderata.
D'altronde la nascita stessa del PDL era apparsa un po' frettolosa, una risposta di pancia all'affronto di Fini. Era lecito dunque ipotizzare uno scenario come quello che oggi si sta componendo. Renzi ha senz'altro colto nel segno ma la sua intuizione potrebbe rivelarsi un boomerang.
Per il sindaco di Firenze non sarà affatto facile consolidare l'immagine di aggregatore trasversale di consensi se il prossimo 2 Ottobre il parlamento esprimerà una nuova maggioranza.
Enrico Letta infatti, in questi primi mesi di governo, se da una parte ha avuto ed ha, poco spazio di manovra per poter prendere provvedimenti d'impatto, dall'altra ha ottenuto un rilevante ritorno d'immagine sia in Italia che all'estero. Matteo Renzi inizia a non sembrare più l'unica "best option". Enrico Letta ha mostrato capacità di dialogo e di mediazione ben oltre gli standard conosciuti nel recente passato ed ora può tentare l'allungo sul sindaco di Firenze; perché l'attuale esperienza di governo, sommata ai precedenti incarichi a livello nazionale lo hanno trasformato in un "top player" e non più un giovane dalle belle promesse.
Il continuo rinvio del congresso PD e dunque della corsa alla segreteria infine sta logorando non poco Renzi.
Il rischio è che il messaggio dirompente ed innovativo di Matteo Renzi finisca per esser percepito come una litania furbetta, a furia di esser ripetuto, ma senza esser mai verificato.

Ora Matteo Renzi rischia grosso

By: Unknown on: 06:43

giovedì 26 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani  @gian2910

Ho avuto il privilegio di ascoltare le considerazioni, sulle operazioni Telecom, conclusa e Alitalia, in fase di svolgimento, da parte di una voce competente, esperta, colta oltre che personaggio di altissimo profilo in casi analoghi, ma ai tempi della Prima Repubblica.  

Eccole.


Telecom Italia

"Dicono: gli spagnoli hanno comprato Telecom. NO. Telefonica e passata da una posizione di maggioranza relativa ad una posizione di maggioranza assoluta nella scatola Telco, che detiene la maggioranza relativa in Telecom. In altre parole sono sparite le banche nella scatola. L'operazione è tra privati, in una società non quotata e quindi nessuno deve metterci il becco."

Non credo sia necessario ricordare gli interventi, sul tema, di tutta la classe politica. Oltre a chiedere con veemenza che il governo riferisse in aula, leader politici e opinion leader hanno proposto interventi, suggerito correzioni, ipotizzato scenari qualora l'intervento pubblico fosse l'uno o l'altro.

"Un maggiore coinvolgimento di "uno del mestiere" nell'azionariato  non può che essere utile a Telecom nella definizione di strategie e altro. (Fino ad ora che aiuto hanno dato le banche tranne che metterci ottusamente dei soldi?) Poichè più del 70 percento delle azioni Telecom sono sul mercato e quindi presumibilmente nelle mani di azionisti singoli e in gran parte italiani questi non possono che essere contenti di avere, in portafoglio, i titoli di una società che genera ricchezza e non è più una fabbrica di perdite. Dicono: la rete fissa è strategica e va scorporata. A parte che qualcuno poteva pensarci prima ma, chiamiamo le cose con il loro nome: se del caso la RETE FISSA VA COMPERATA (scorporata non vuol dire niente-e solo una modalità) ovviamente con soldi pubblici. Ma tra tutte le cose da fare in Italia e questa una priorità.?? Non credo."

Sarebbe legittimo a questo punto porsi una domanda: se si stanno cedendo ad investitori esteri i nostri asset strategici, come si trasformerebbe il ruolo ed il potere dello Stato Italiano su industria e finanza?

Alitalia 

"Alitalia e una azienda fuori mercato da tempo immemorabile per cento motivi. Alcuni anni fa dopo l'ennesima crisi e ripianamento delle perdite con soldi dello Stato, Berlusconi chiamò 10 industriali di primo livello invitandoli a versare 100mln di euro, ciascuno per un totale di 1mld di euro. I più accorti, apparendo evidente che erano soldi buttati, cercarono di sfilarsi riducendo l'obolo o rifiutandosi proprio di versalo. 
Vi fu qualcuno (tra i minori e meno conosciuti) che invece si fece avanti confidando di entrare, così, nelle grazie del Premier e sperare di ricavarne delle contropartite su altri tavoli. 
A conti fatti (e soldi perduti) o ci sono state delle contropartite occulte , sempre a carico dello Stato, oppure Berlusconi ha tirato un memorabile pacco a tutti questi . In tutti e due i casi è una porcheria.  I PDL dicono che era  una operazione di bandiera. si ma le operazioni di bandiera si fanno quando si possono fare, non quando non si dispone delle risorse necessarie, condizione attuale dello Stato. 
Veniamo a oggi. 
Una azienda in cronica perdita non può essere venduta  ma va regalata probabilmente con cospicua dote. E cosi che finirà. Dato che va regalata almeno si scelga il destinatario giusto. AirFrance non lo è. 
Perché ha molti degli stessi guai che affliggono Alitalia (perdite, 2800 esuberi , etc) e perché non potrà fare altro che utilizzare il mercato italiano come federaggio a Parigi trasformando la compagnia in un vettore regionale di scarsa rilevanza. 
Due zoppi non fanno uno che cammina diritto. 
Diverso sarebbe regalarla con dote a un vettore asiatico sano che voglia entrare nel mercato europeo con un sotto hub a Milano nel cuore dell'Europa.  
La sede di Roma va comunque chiusa perché decentrata e con costi del personale fuori mercato (do you know Easyjet?), ma almeno si creerebbero posti di lavoro a costi competitivi nel nord."

Forse non ci si è rivolti ad un vettore asiatico per la ben nota e diffusa preoccupazione che uno "straniero", che viene da lontano, e non un cugino d'oltralpe, che comunque è uno "straniero", possa sottrarci risorse e potere. 
E' questo il "senso" dell'Unione Europea?

Telecom e Alitalia viste da occhi esperti

By: Unknown on: 13:14

lunedì 23 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani  @gian2910

Nei giorni scorsi diverse testate hanno riferito di un cambio di strategia dei bossi palermitani per mantenere il controllo del territorio. Ma non solo: la crisi economica ha fatto si che il racket delle estorsioni a danno dei commercianti non sia più remunerativo. I commercianti non incassano e dunque non hanno più modo di pagare il pizzo. 
Per il procuratore aggiunto di Palermo, Teresa Principato, "Le estorsioni si rivelano meno remunerative perché in tempi di crisi economica diminuiscono gli appalti e i commercianti sono meno propensi a pagare. Cosi' il numero delle richieste estorsive cala e i boss tornano all'affare della droga".(cit. La Repubblica)
Quanto al controllo del territorio invece la questione è molto più delicata: se l'economia non gira e la gente soffre per i Boss diventa più difficile affermarsi come alternativa allo stato. 
Paradossalmente l'indigenza diffusa può diventare un'efficacissima arma per lo Stato nella lotta alla mafia. E' così che i mafiosi si starebbero riciclando in "problem solvers". Ricevono i cittadini del loro territorio, ascoltano i loro problemi (la difficoltà a trovare una casa economica per un giovane o le problematiche dei genitori che dovendo lavorare non sanno dove lasciare i figli piccoli) e si impegnano a risolverli o meglio, li risolvono (cosa che lo Stato non riesce a fare per ora).
La mia adolescenza è trascorsa ascoltando e (occasionalmente) dibattendo di temi, oggi definiti "i grandi temi" con gli adulti e così ho scoperto, prima le ideologie e poi i partiti politici che ne erano l'espressione, la voce.
Una volta evolutomi in giovane ed acquisito il diritto di voto, mi sono lungamente interrogato se e ad quale partito iscrivermi, a quale movimento "aderire". Già, aderire. Così era, una volta. Un cittadino che "la vedeva" in un certo modo cercava quale partito la vedesse come lui e vi aderiva, come militante iscritto o come elettore. I partiti erano fortemente caratterizzati da una netta prospettiva ideologica. Ognuno aveva un filosofo di riferimento, uno o più spesso, centinaia, di testi ispiratori ed un apparato di propaganda, più contemporaneamente noto come Media Relations Office.

I Comunisti parlavano di Lavoro, Trasporti e Geopolitica, i Socialisti di Impresa, Infrastrutture e Esteri, i Democristiani di Famiglia, Pubblica Amministrazione e Sanità. Ciascun partito aveva un colore, una bandiera ma soprattutto un'arma, un punto di forza, necessario, essenziale per sopravvivere o prevalere nella disputa politica.
Assieme al Muro nel 1989 sono caduti i punti di riferimento ideologici dei partiti e forse anche la loro ragion d'essere. Sono sopravvissuti fino ad oggi ma come?
Prima la contrapposizione ideologica tra partiti era forte ma rispettosa e spesso anche leale.
Contrapposizione. Rispetto. Lealtà. 
Poi s'è diffuso il "political correct", contestualmente alla caduta di Muro ed ideologie .
In questo tempo dominato da un compassionevole relativismo qualunquista è impensabile che un qualsiasi partito si assuma la responsabilità di una vera contrapposizione.
La prudente astensione, di tutti, dall'esprimere una posizione chiara sull'accessibilità politica di Silvio Berlusconi è stata il compromesso pilatesco, condiviso trasversalmente, per cui tutta la classe politica si compatta, tutta per uno, perché uno può eliminare tutti.
Nessuna contrapposizione dunque. 
Tanto meno lealtà, come le dinamiche delle intenzioni di voto e dei voti espressi, hanno svelato, in occasione dell'episodio dei franchi tiratori PD per la candidatura Prodi al Quirinale.
Rispetto infine non è che un vocabolo svuotato di significato. 
La qualità dell'insulto contemporaneo è, e spero rimanga, un unicum da record.   
La principale anomalia contemporanea è dunque il fatto che non siano più i cittadini ad aderire ad un partito in cui si riconoscono ma siano i partiti a rivolgersi ai cittadini per soddisfare quanto viene loro richiesto. 

Ed i partiti si rivolgono ad un pubblico trasversale, una sorta di target commerciale. E' diventato quasi irrilevante il background ideologico o l'eventuale militanza. I cittadini sono diventati dei "consumatori di voto". I partiti, adottati stili e strumenti del marketing, per massimizzare il ritorno non si rivolgono più al proprio elettorato di riferimento ma a tutto l'elettorato (vedi la polemica sul tentativo di Matteo Renzi di conquistare elettori PDL per il suo PD).
La campagna elettorale tedesca che si è chiusa ieri con il voto che ha visto trionfare Angela Merkel è senz'altro la più recente prova del dissolvimento dei partiti. Nessuno dei due candidati principali ha puntato su temi e progetti ma piuttosto sulla loro credibilità individuale. La contrapposizione politica è stata sapientemente evitata da Merkel e Steinbrueck. Stessa cosa è accaduta in Italia qualche mese fa. I partiti si sono "scontrati" su temi come l'omofobia ma sui "grandi temi" erano tutti allineati. Certamente si può obiettare che in Italia la situazione era ben diversa da quella tedesca. C'era un'emergenza da affrontare che non lasciava spazio al dibattito politico. Ma il fatto che le ricette dei partiti fossero tutte più o meno uguali è la dimostrazione dell'inutilità sopravvenuta dei partiti. Le ricette non contano. Contano solo gli Chef. 
Oramai c'è un solo ed universale obiettivo della politica, un idolo 2.0; il benessere.


No Identità, no Party

By: Unknown on: 05:37

giovedì 12 settembre 2013

Veltroni non è mai stato comunista.
Alemanno mai stato fascista.
Nessuno ha mai votato Berlusconi quando aveva una maggioranza quasi bulgara.
Nessuno ha votato Bersani alle primarie PD quando al ballottaggio ha vinto col 70%.
Nessuno ha mai voluto, tanto meno avuto fiducia in Monti quando l'indice di gradimento del Governo ha raggiunto picchi da record.
Oggi mentre ascolto politici e giornalisti inquadrarlo come il primo partito in Italia, m'accorgo anche che " Ao ma ti pare che possa aver votato M5S?? Ok il voto di protesta ma buttarlo proprio al cesso no!"

Io? mai stato....!

By: Unknown on: 02:42

lunedì 26 agosto 2013

di Gianbattista Tagliani

Il Governo Letta, grazie alla contemporaneita', alla sovrapposizione dei dibattiti sull'agibilita' politica di Silvio Berlusconi e sull'abolizione dell'IMU, scenario previsto seppur " diffusamente considerato" troppo estremo per esser verosimile, si trova, sul serio, sul "political cliff".
La confusione tra i due temi e' strumentalmente alimentata da tutti gli schieramenti, "come se si fosse gia' in campagna elettorale", si dice a palazzo.
La contrapposizione sull'IMU, come le varie fiducie nella saggezza del Presidente Napolitano, piu' "minacciate" che auspicate, sulla questione Berlusconi, sono quella cortina di fumo che più funzionale non puo' essere a chi fa tattica politica. 
Il ministro Delrio, il 23 Agosto scorso, ha confermato che non c'e' copertura per l'eliminazione definitiva e totale dell'IMU, gia' dal 2013.
Quesito: perche' le opzioni sono solo due? 
O si trova la copertura gia' dal 2013 o il provvedimento si cassa definitivamente. 
Maliziosamente verrebbe da pensare che nessuno sia disposto a perder tempo e/o correre rischi discutendo in CdM e in Parlamento su un provvedimento che non apporterebbe alcun beneficio elettorale a breve termine.
Si potrebbe lavorare su una progressiva eliminazione del tributo, come terza opzione, puntando, ad esempio, sul verosimile maggior gettito fiscale derivante dalla ripresa economica e dall'aumento della produttivita', frutto dei provvedimenti mirati del Governo Letta. 
Ma forse la ripresa economica e' troppo poco "verosimile" per esser fondamento di una scommessa, che scommessa non puo' essere.
Prendendo per buone le previsioni di crescita, a partire dalla fine di quest'anno, sarebbe logico e consequenziale mettere in conto che se si produce di piu' si contribuisce di piu'..
La questione agibilita' politica di Berlusconi, invece, la madre di tutte le questioni, e' una delle piu' efficaci e brillanti rappresentazioni contemporanee dell'italianita'. 
Sintetizzando (e controvoglia, generalizzando) le posizioni sono due: il centrodestra e' compatto nel sostenere che chi e' stato votato da milioni di persone ed ha la totale fiducia dei propri parlamentari non puo' essere escluso dal proscenio politico per una sentenza emessa da una magistratura di dubbia imparzialita'. Gli altri invece ripetono, con ragione, ma come fosse una litania, che le sentenze vanno rispettate, punto.
Raffinatissimi giuristi, ormai da settimane, non fanno che duellare su interpretazioni e contestualizzaioni della fattispecie, prevedendo, come di italico costume, scenari che piu' diversi tra di loro non potrebbero essere.
I moderati prendono tempo, i falchi minacciano e gli avversari borbottano slogan.
L'applicabilita' della legge Severino e il voto della giunta per le elezioni sono sostanzialmente irrilevanti se si considera che la Corte d'Appello si deve ancora pronunciare sulla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici. Chi e' interdetto perde il diritto di elettorato passivo ed attivo. 
Non esistono vie d'uscita o paracadute ad hoc che poi non abbiano effetti potenzialmente devastanti per l'esistenza stessa dello Stato Italiano. Ipotizzare forzature significa ipotizzare che giocando con i tempi e le procedure amministrative si accetta il rischio che, se tutto andasse storto, Sansone si porterebbe appresso non solo i Filistei ma anche gli italiani. 
Ma anche in questo caso e' legittima una maliziosa lettura sociologica dei fatti. 
Chiederei al popolo italiano, tutto, cosa penserebbe se la condanna di Silvio Berlusconi, invece che per evasione fiscale fosse per strupo, omicidio o altro di analogo. 
Chi oggi cosi' si dichiara, sarebbe comunque altrettanto possibilista o "perdonista"?
Non credo.
E' proprio quest'ipotesi che mi induce a sospettare che, in fin dei conti, per gli italiani, l'evasione o l'elusione fiscale, non siano reati "sufficientemente" gravi e rilevanti da comportare conseguenze come l'inaccessibilita' politica. Scopro l'acqua calda senza dubbio. Ma mi soffermo sul punto perche' e' proprio quest'acqua calda il vulnus giuridico e culturale italiano. E' questo presupposto mentale che e' tragicamente  allarmante oltre che urgente.
Il "tipo italico" ha una naturale propensione a tifare acriticamente, a militare, quando la cosa non lo riguarda. Poi pero' ha un'altrettanto naturale propensione alla contestualizzazione e relativizzazione, quando la cosa lo riguarda personalmente.    

Tattica

By: Unknown on: 13:27

giovedì 25 luglio 2013

di Gianbattista Tagliani Scoop.it

E' trascorso ormai un anno da quando è stata annunciata al mondo la nascita del Royal Baby George. Un anno decisamente denso di neo natalità  Proprio l'altro ieri, in occasione del primo Royal Birthday è uscito in contemporanea in tutte le sale cinematografiche del mondo il nuovo 007 che dopo aver visto la Regina Elisabetta protagonista oggi ospita il primo cameo del piccolo George nel ruolo del super bimbo sequestrato dal cattivo di turno e salvato poi dall'intramontabile Bond. Qualche anno fa la britannica Rolls Royce/Bentley battezzò il modello coupè della mitica quattro porte la Baby Rolls. Oggi l'altra casa automobilistica puro sangue UK, l'Aston Martin, con un'abile operazione di "product placement" ha presentato la Vantage RB (Royal Baby appunto), versione in serie limitatissima, per genitori single, che al posto del sedile del passeggero ospita una "culla sportivissima". I piu maliziosi vociferano che Francesca Pascale, la fidanzata di Silvio Berlusconi sia stata tra le prime ad ordinarla. D'altronde è da quasi sei mesi che in Italia non si fa che parlare del Bebè delle Libertà annunciato dal maturo papà al principe William in occasione del messaggio di auguri per la nascita di RB George. In quell'occasione Berlusconi si sarebbe anche offerto come complice dispensatore di consigli vista la lunga militanza in veste di padre. "D'altronde rinasce Forza Italia mentre nasce il mio erede", avrebbe confidato ad un amico, "vuoi che non sia un segno da predestinato?", avrebbe poi concluso. 
Ma come già detto in apertura i neonati ed i piccoli in generale sono stati i gran mattatori delle news mondiali. Twitter ha comunicato la classifica dei top hashtag del 2013. 1. #royalbaby, 2.#baby, 3. #globalbaby 4.#bebèdellelibertà, 5.#erpupone. 
Vodafone big spender dell'adv mondiale, durante l'autunno/inverno 2013/2014 c'ha investito col nuovo nuovo tormentone sulle "baby tariffe" che per l'occasione hanno visto protagonisti del spot i baby Christian e Chanel figli del Pupo più famoso del mondo, Francesco Totti.
L'ex campione del mondo brasiliano di calcio a USA 94 e oggi politico, Bebeto, ha convocato una conferenza stampa per annunciare che il figlio, Mattheus Oliveira, campione in erba, chiamato così in onore del tedesco Lothar Mattheus, cambia nome in Babynho in onore di George. Le manifestazioni anti omofobe dell'autunno europeo sono state accompagnate dallo slogan "Royal Baby per tutti, siamo tutti Royal Baby". 
E allora per celebrare il primo Royal Birthday un augurio speciale anche da The Ghyan


23 Luglio 2014

By: Unknown on: 04:53

mercoledì 26 giugno 2013

di Gianbattista Tagliani

Quali sono i tratti principali degli italiani agli occhi del resto del mondo? 
Estro e genialità accompagnati da uno stile unico. I geni sono spesso contraddittori e gli italiani non sono da meno.
Nel Conte di Carmagnola, Manzoni definendo una rivoluzione ha sottolineato come di rivoluzione non si possa parlare in assenza di spargimenti di sangue. Non ci può essere una vera evoluzione senza un processo catartico doloroso e sanguinario. La rivoluzione francese non s’è compiuta finchè la ghigliottina non ha reciso i legami con il pregresso. La rivoluzione maoista ha sostituito la ghigliottina ma ha seguito un percorso analogo, come la rivoluzione bolscevica o per essere più attuali la Libia o la Tunisia. Come se il sangue lavasse le colpe e permettesse una sorta di pacificazione collettiva. 
Poi ci sono le rivoluzioni all’Italiana. Il sangue è solo metaforico ma è pur sempre sangue. L’anomalia sta nel fatto che a differenza degli altri casi citati, l’elemento cruento della sommossa non solo non pacifica ma peggio, aizza e fomenta ancora più le fazioni a coltivare odio reciproco. 
Il 24 Giugno Silvio Berlusconi è stato condannato in primo grado a 7 anni di reclusione nell’ambito del processo diffusamente conosciuto come Rubygate. Il tribunale di Milano ha comminato una pena addirittura superiore a quella richiesta dal PM quasi interpretando la sete di “giustizia” popolare che da ormai un ventennio attende di vedere l’ex premier alla gogna. Ascoltando commenti ed analisi sulla sentenza ho avuto una sensazione di deja-vu. Gli italiani sono dei talentuosi mediatori, un popolo che predilige la concertazione e la condivisione piuttosto che l’azione autoritaria. Eppure spesso si comportano come i più agguerriti forcaioli. 
Il deja-vu m’ha riportato indietro nel tempo a diversi casi assimilabili. Di recente si è ricordato il caso Tortora coinvolto in un caso giudiziario folle che lo ha gravemente minato nel corpo e nello spirito. Eppure non sono certo mancati i forcaioli che hanno esultato vedendo un potente nella polvere. Allo stesso modo, pur essendo ogni vicenda giudiziaria una vicenda a se stante in altri casi: il caso Sofri, il caso Andreotti, le inchieste su Ottaviano Del Turco o su Calogero Mannino o ancora la vicenda Necci o la più recente indagine a carico di Luigi Bisignani. Alcuni di questi uomini sono stati riconosciuti colpevoli di quanto veniva loro contestato, altri prosciolti ma c’è un filo comune che li unisce. La “riabilitazione” postuma. Guai a chi non riconosce i successi e i meriti di manager a Lorenzo Necci o l’integrità morale di Mannino, la statura politica di Andreotti o le qualità politiche e strategiche di Bisignani. Prima linciati e poi con “geniale estro”  riabilitati. Allora a che pro il sangue versato? Che le persone coinvolte mirino al recupero della propria immagine e dignità e cosa comprensibile e condivisibile. Ma i forcaioli? La sensazione è che si sia tutti pronti a scagliare la prima pietra ma poi il timore di poterci trovare un giorno, noi, al posto dell’imputato ci spinga ad andare a recuperare in fretta e furia la pietra scagliata ed a cancellare ogni traccia delle nostre azioni. 
Il caso Idem di questi ultimi giorni è sintomatico. L’atleta-ministro è stata indotta presentare le dimissioni dal suo incarico per delle irregolarità fiscali, che ha riconosciuto e che s’è dichiarata pronta a sanare. Eppure i forcaioli, estrosi e geniali hanno preteso la loro razione di sangue, salvo poi impegnarsi loro stessi per primi a trovare soluzioni alternative che però diano lo stesso risultato, non pagare o pagare meno tasse possibili. Non ho elementi per esprimere un’opinione su Josefa Idem come ministro, perché troppo breve è stata la sua esperienza, ma ho elementi in abbondanza per rilevare che se le dimissioni siano da considerarsi giuste e doverose, l’Italia può mettersi l’anima in pace e disertare ogni futura tornata elettorale. Quale italico campione di rettitudine può definirsi certo che pur essendo retti non abbia mai commesso un’irregolarità? Le rivoluzioni chiamano sangue a cui segue la pacificazione. Se noi continuiamo a invocare la forca non ci saranno più italiani da pacificare.


Un paese di furboia

By: Unknown on: 05:30

venerdì 26 aprile 2013

di Gianbattista Tagliani


Oggi su La Stampa Nouriel Roubini ha sintetizzato le proprie perplessità sulle chance che il premier incaricato Enrico Letta sia in grado di formare e guidare un governo che realizzerà il pacchetto di riforme in agenda, definendo Letta, ostaggio di Berslusconi, cecchino in attesa del momento più propizio per far fuori l'inquilino di Palazzo Chigi, andare subito al voto (forte di un PD allo sbando) e "restaurarsi", lui, a Chigi.

Il giorno del l'elezione bis di Napolitano il PD Fassina é stato oggetto di un lancio di monetine di craxiana memoria.

Oggi, 25 Aprile 2013, sul Foglio Luca Sofri racconta la storia di Antonello Giacomelli del PD, criticato dallo stesso Sofri per qualcosa postato online, che resosi conto del dibattito che s'é innescato dopo la critica ricevuta, ha finito per esser travolto dall'onda avendo invano cercato di rispondere a tutti su tutto.

Pochi giorni fa Dario Franceschini é stato verbalmente aggredito e fisicamente intimidito da una piccola folla di passanti che ricordava le ronde stana streghe di Salem.

Se davvero questa é la qualità della vita di un parlamentare gli vogliamo pure togliere il finanziamento pubblico?...

Vita da cani

By: Unknown on: 03:11

sabato 20 aprile 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910

L'elezione di Giorgio Napolitano per un secondo mandato al Quirinale segna la fine di Beppe Grillo come leader credibile e riconosciuto del Movimento 5 Stelle.
Dal giorno delle politiche, in cui ha registrato un risultato cospicuo, per quanto favorito da un massiccio astensionismo, la leadership del movimento s'è progressivamente auto esclusa.
Il tutto nasce da un errore iniziale, irrimediabile nel breve termine, poi ripetuto una volta (lungo il processo di autolesionismo di cui sopra) e ripetuto di nuovo in questi giorni di votazioni per il Quirinale.

Il web è una risorsa infinta di idee e soluzioni, oltre ad avere un potere aggregatore che ridicolizza i media tradizionali, ma non è un luogo per Guru proprio per la sua natura indipendente e universale. Il riferimento è chiaramente a Casaleggio, ispiratore degli strali Grilliani. 
Il peccato originale è stata l'applicazione superficiale e sbrigativa del dirompente (in un contesto come quello italiano) concetto di democrazia partecipativa. Era ora che si svegliasse la coscienza collettiva, attraverso lo stimolo di quelle individuali, anche un po' edonistiche che il mondo dei social network esalta efficacemente. Ma per chi del concetto di merito s'è fatto alfiere, atterrare l'asticella delle qualità individuali per garantire la massima "democrazia", ha fatto si che i candidati vincenti delle Parlamentarie, siano stati scelti secondo un criterio analogo al televoto di Sanremo o del GF. Cosa tutt'altro che illecita o pregiudizialmente sbagliata, ma se poi in parlamento ci si ritrova gente che non solo è estranea al sistema, ma è estranea anche ai temi, ai modi, al vocabolario, alla cultura politica, non ci si lamenti. La capogruppo M5S alla Camera, Lombardi, oggi rispondendo al direttore del TG7 Mentana, che le chiedeva un parere sull'ipotesi Napolitano al Quirinale, ha risposto: "Sono solo la portavoce di portavoce. Non posso rispondere".

Il peccato originale è stato poi ripetuto con il dibattito sul nuovo governo in cui la strategia politico comunicazionale del guru Casaleggio ha fatto registrare il record di sintesi, all time. Non uno slogan; due lettere. NO
No a tutto sempre e comunque perchè i rappresentanti in parlamento del movimento sono l'espressione del  popolo sovrano (come se quei cittadini che non hanno votato il M5S fossero alieni o clandestini) che non negozia, indica, attendendosi una mansueta accettazione del dictat. Un'analisi storica del risultato della strategia Casaleggio è stato un successo mediatico digitale senz'altro gratificante ma sostanzialmente insignificante sia in termini di consenso diffuso che, e soprattutto, di consenso parlamentare.

Dopo i primi due errori, senz'altro ispirato dalla saggezza latina "repetita iuvant", Grillo e Casaleggio hanno puntato decisi al tris. Così son nate le Quirinarie (mi inquieta il pensiero di quanti poppanti italiani potranno, d'ora in poi, esser chiamati Stefanario o Farncescaria, tanto per esser di moda). Il nome di Stefano Rodotà era quello che in inglese è detto easy shot, tanto che oggi Fabrizio Barca ha dichiarato che era incomprensibile che il PD non convergesse sull'ex Garante della Privacy. Eppure l'han bruciato. 

La mia opinione è che per fare una vera rivoluzione non si può presecindere da un ideale, da rivoluzionari "professionisti" e da una vera leadership. Qual è l'ideale del M5S oltre alla promozione e diffusione dell'odio e del rancore? I rivoluzionari professionisti non si trovano su Youtube. Un leader guida il suo popolo, non lo spinge verso il fronte, dalle retrovie. Dopo questi frenetici giorni cosa è riuscito a conquistare, oltre che la testa imbalsamata di Bersani da appendere sul camino del camper? 
L'Italia merita una leadership capace, concreta e talentuosa com'è il suo popolo.

Inglorious bastard. La fine di Grillo

By: Unknown on: 12:05

 

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