Visualizzazione post con etichetta PR. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PR. Mostra tutti i post

domenica 13 ottobre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910
Bene, abbiamo accettato dunque l’idea che non ci sia più spazio o ragion d’essere per le ideologie, in politica. 
La contrapposizione ideologica,  oggi, è spesso percepita come un’inutile perdita di tempo retro,  che altro non produce se non ulteriori danni in un quadro già compromesso. Ne ho già parlato dunque non mi ripeto. D'altronde questo restyling della politica globale è un processo forzato indotto dal sistema finanziario e da quello istituzionale transnazionale con il progressivo de potenziamento dei Governi. Sintetizzando brutalmente: ogni tavolo ha le proprie regole.  Se ci si siede per giocare le regole vanno accettate preventivamente. C’è dunque molto poco spazio di manovra per l’iniziativa di un singolo paese se questo è inserito in un network di stati, regolamentati da istituzioni sovra nazionali. E’ un po’ il concetto di una holding. Una controllata avrà senz'altro un margine d’azione ma mai in contrapposizione agli interessi complessivi del gruppo, tutelati dalla holding. Se dunque accettiamo di far parte del G20, dell’UE, della Zona Euro, dell’OCSE e via discorrendo, il nostro margine d’azione ha dei precisi confini. In tanti, evocando un sussulto della politica, hanno ventilato ipotesi di rotture di accordi, uscite da patti o unioni, ignorando volontariamente il fatto che sia ormai troppo tardi. 

La soluzione per “salvare” la politica dall'estinzione e ridisegnarla perché operi più efficacemente nel contesto attuale è quella dei “Business Plan”.
Ora mi spiego.
Qualche anno fa in occasione di una campagna elettorale nazionale un candidato sorprese tutti, in diretta tv, offrendosi di firmare un contratto con gli italiani, un contratto che avrebbe suggellato il suo impegno formale a realizzare la rivoluzione liberale.  In seguito si capì che il contratto non era altro che una trovata spettacolare, purtroppo, ma oggi potrebbe essere recuperato ed adattato a piattaforma condivisa di confronto elettorale dei candidati. Oggi si tende a considerare i cittadini come azionisti piuttosto che elettori, ed in quanto azionisti dovrebbero avere modo di valutare un piano industriale, prima di indicare quale sia il più gradito.
I candidati A e B, sapendo di disporre di un budget pari a X dovranno  proporre il loro piano evidenziando, ad esempio, in quali comparti concentreranno risorse e sforzi , palesando, al contempo, quali saranno i sacrifici necessari al raggiungimento degli obiettivi.  
Così potremo scegliere tra il candidato A che punterà su industria, trasporti e infrastrutture (sacrificando sanità, ambiente e politiche migratorie) e il candidato B che punterà su politiche comunitarie, istruzione e cultura (sacrificando industria, TLC e occupazione). Quali che siano le scelte dei concorrenti alla poltrona di Premier, gli effetti delle stesse saranno quanto meno percepibili dall'elettore, che potrà votare non solo chi gli assicura il risultato migliore nel comparto che gli interessa ma anche quello che, (ipoteticamente) a parità di risultato gli prospetta il sacrificio minore.

Business Plan elettorale

By: Unknown on: 09:52

sabato 28 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910

Il 26 Settembre scorso il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato per mano di Ben Quinn un'indiscrezione su un cambio di strategia mediatica del Ministero della Difesa di sua Maestà la Regina.
Il primo passo sarà quello di moderare il profilo cerimoniale del rientro delle salme dei caduti in azione nei vari scenari dove le forze armate inglesi sono coinvolte.
La seconda proposta suona come un'imbeccata dei cugini USA: graduale disimpegno di forze regolari e maggior coinvolgimento di contractors, veicoli privi di insegne e forze speciali.
Un thinktank del Ministero della Difesa infatti avrebbe evidenziato come l'opinione pubblica sia meno turbata in caso di vittime tra i reparti d'elite o tra mercenari.
Le prime reazioni da parte delle famiglie dei caduti sono state piuttosto aspre; Deborah Allbutt, moglie di Stephen caduto sotto fuoco amico, nel 2003 in Iraq ha bollato il new deal mediatico inglese come "nascondere la polvere sotto al tappeto, mortificando chi è pronto a dare la vita per il proprio paese".
Il documento, redatto dal Centro Concetti e Dottrina, definendo gli stadi del piano di riforma della comunicazione della Difesa, "mirato alla riduzione dell'emotività del pubblica per le perdite in operazioni militari, deve inculcare la convinzione che combattere possa comportare sacrifici e perdite e che questi rischi sono assunti consapevolmente e volontariamente come parte del proprio impegno professionale". 
La reticenza dell'opinione pubblica inglese all'ipotesi di un coinvolgimento nel conflitto siriano ha suggerito un'ulteriore accorgimento. Il documento del DCDC infatti sottolinea come le ragioni del coinvolgimento in un conflitto devono "essere diffuse al pubblico in modo chiaro".
Sempre lo studio infatti rileva che forze armate e Governo siano stati ingannati da un presupposto errato secondo cui il pubblico sarebbe diventato "meno propenso al rischio" in seguito alle campagne di Iraq e Afghanistan.
"Storicamente, una volta che si è convinto il pubblico che c'è un interesse alla base del conflitto, questo è più disponibile a sostenere i rischi e ad accettare l'eventualità di vittime come conseguenza dell'uso della forza."
A sostegno di questa tesi sono stati ricordati i dati relativi ad un robusto consenso in altri conflitti del passato come il conflitto delle Falkland e le operazioni in Irlanda del Nord. "Qualora l'opinione pubblica, non sia convinta della valenza, a tutela del proprio benessere, dello sforzo bellico, sarà meno incline ad accettare che feriti o vittime facciano parte del gioco"
Il documento prosegue aggiungendo che "Il pubblico è più informato, così come il nemico ha imparato a sfruttare i nuovi media e dunque convincere il popolo della necessità di accettare i rischi di un conflitto è diventato più difficile e non di meno essenziale".
Leggere di questo rapporto, collocandolo in un contesto più generale di nuovi equilibri geopolitici, non può non indurre una certa inquietudine.
Gli USA la nazione, storicamente più propensa e impegnata in campagne belliche, oggi è in piena fase evolutiva.
Grazie all'autosufficienza energetica, recentemente acquisita, sono in fase di ridefinizione di obiettivi e strategie geopolitiche. Ma soprattutto, per la prima volta nella storia contemporanea, è oggetto di dibattito il ruolo degli USA come supremo custode e promotore della libertà.
Questo sembrerebbe essere il fondamento del forte impulso che l'Amministrazione Obama ha dato all'uso di droni o forze speciali per "eliminazioni chirurgiche" del nemico. Un nemico non più identificabile come espressione di una nazione ma piuttosto una rete di individui accomunati da un'unica missione. 
L'inquietudine citata poco fa nasce dal rilievo che lo spirito che anima questa "rivoluzione comunicazionale" della Difesa somigli molto allo spirito che ha determinato il restyling mediatico delle istituzioni finanziarie uscite malconce dalla crisi del 2008.
Prima della crisi la matematica finanziaria, la scienza preposta all'invenzione di nuove soluzioni d'investimento, si atteneva ai principi della scuola classica. Un modello matematico chiuso (a variabili impreviste) fondato su una sequenza logica di cause ed effetti sostenuta da dati statistici compilativi e previsionali. 
Sono sintesi giornalistiche, non quelle di un esperto di statistica o matematica finanziaria ma sono il frutto di domande e risposte rivolte e condivise con veri sapienti del settore.
La crisi del 2008, oltre agli effetti sull'economia reale ha indotto il sistema finanziario, all'epoca sul banco degli imputati mediatici (ahimè mai su quello di un'aula di tribunale) a rifarsi il trucco. E' iniziata ad emergere una nuova scuola di pensiero matematico finanziario. Una scuola che non ignorava variabili imprevedibili, come la scuola classica, ma che addirittura non le prevedeva soltanto. Si fonda infatti, sull'assunto che eventi imprevedibili (cigni neri), anche fortemente negativi, se considerati con distacco in quanto eventi rari ma statisticamente prevedibili, possono essere letti anche come opportunità.
Un infusione d'ottimismo per le masse. Un'occasione per dar libero sfogo a bramosia ed ingordigia per le elites danarose transnazionali.
La seconda Guerra del Golfo infatti, oltre che una ghiotta occasione, per pochi happy few, di arricchimento smisurato quanto impudico (vedi vicenda appalti Haliburton), è stata anche propulsore e motore di tutta un'era di relativa prosperità e stabilità economica americana.
Quello del Ministero della Difesa Inglese, sarà dunque solo uno degli step di una strategia più complessa secondo cui, non è tanto questione di celebrare il sacrificio dei soldati caduti o di onorarne la memoria, ma piuttosto una tappa del percorso che porterà i popoli ad interpretare un "cigno nero" (come un conflitto od un attacco terroristico) un'opportunità, un impulso positivo mirato ad un obiettivo riconosciuto e condiviso: la crescita del benessere?


Quattordici giorni dopo aver pubblicato questo articolo, sono incappato in quest'altro pezzo sul tema che vi cito per approfondimenti

Il Daily Mail dell'11 Ottobre 2013


















Addolcire le pillole (New link 10/10/13)

By: Unknown on: 13:22

giovedì 26 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910

Il 23 ottobre 2002 a Mosca, un commando Ceceno ha fatto irruzione nel teatro Dubrovka e dopo un breve conflitto  a fuoco ha sequestrato il pubblico presente in sala, 850 persone.
Dopo un assedio di due giorni e mezzo le forze speciali russe del Gruppo Alpha hanno immesso nel sistema di ventilazione del teatro un agente chimico tutt'ora sconosciuto e hanno liberato il teatro. I 40 componenti il commando sono stati uccisi nell'operazione e 130 sono state le vittime dei terroristi. 

Il 4 Febbraio 2013 un blitz dell'FBI ha liberato Ethan il piccolo di 5 anni sequestrato sul suo scuola bus e tenuto prigioniero per 7 giorni in un bunker in Alabama da un veterano del Vietnam. Nel corso del blitz il sequestratore, Jimmy Lee Dykes è stato ucciso.
Sabato 21 Settembre 2013, Nairobi Kenya. Un commando di circa 17 persone, identificatosi come affiliato ad al-Shabab ha preso in ostaggio gli avventori del centro commerciale Westgate.
Il numero delle vittime non è ancora stato accertato. Poco più di 70 persone uccise stando alle fonti ufficiali a cui andrebbero aggiunte altre 137 persone stando a quanto diffuso via Twitter dai terroristi. 
Tre casi uniti da un filo affatto sottile. La massiccia presenza dei media sul luogo ha inciso in modo non marginale sulle operazioni di salvataggio.
Il caso del piccolo Ethan è senza dubbio il più significativo. Come già detto, Jimmy Lee Dykes, il rapitore  si è barricato assieme alla sua vittima, in un bunker sotterraneo.
Appena sentita la notizia d'impulso ho pensato: Dykes si è infilato in un vicolo cieco e un blitz per liberare Ethan non dovrebbe essere nè difficile nè rischioso. Poi seguendo la cronaca dei fatti in tv ho sentito un passaggio chiave; il rapitore, comunicando con l'esterno ha messo in guardia le autorità che, avendo lui modo di monitorare qualsiasi cosa accadesse fuori dal bunker, avendo diversi televisori sintonizzati sui canali all news USA, se avesse visto qualcosa di anomalo avrebbe ucciso l'ostaggio. 
In quel momento mi sono chiesto: ma il diritto di cronaca e il diritto all'informazione quanto valgono, se per garantirli si mette in pericolo la vita di una persona?
Tenuto conto dell'incremento del numero di azioni violente che prevedono una partecipazione in tempo reale dei media, sarà un tema da dibattere velocemente per evitare che i rischi diventino effetti collaterali. 

Effetti collaterali delle notizie

By: Unknown on: 03:47

venerdì 13 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910
La serie tv più attesa, in Italia, di questa stagione è "The Newsroom".
Uscita negli USA nel Giugno 2012 e ora al giro di boa della seconda stagione in Italia sarà trasmessa su Rai 3 in autunno. 
E' degna di nota?
E' lo spaccato della redazione del programma informativo di punta di ACN (Atlantic Cable Network), arricchito, forse in modo eccessivo, da ben note dinamiche relazionali tra i personaggi: amore, ambizione, amicizia, tradimento. "The Newsroom" è l'ultima serie di una cronologia recente che ha acceso una luce sul mondo della politica e delle news aggiungendosi ai format classici, polizieschi, legal, ospedalieri o fantascientifici.
Questo nuovo filone narrativo è fortemente legato alla figura di Barak Obama, vuoi per delle allusioni piuttosto esplicite (vedi "24" con Keifer Sutherland dal 2001 al 2010, con il primo candidato alla Casa Bianca afroamericano) o con riferimenti diretti come in "The Newsroom" appunto. 
La prima campagna presidenziale di Barak Obama ha riacceso la passione, l'idealismo degli americani. E' stata tanto travolgente da finir con l'esser ricordata quasi solo per lo spirito piuttosto che per i contenuti, soprattutto oggi. Questo naturalmente si riflette anche nel percorso evolutivo di trame e contesti delle serie televisive. "24" nacque in un contesto dove il pubblico americano stava incominciando ad "abituarsi" allo shock emotivo dell'11 Settembre e delle successive campagne belliche oltremare. Dunque era stata pensata quasi in contemporanea (è senz'altro malizioso sospettare che le due cose siano collegate) con l'ascesa di Obama. Non a caso Jack Bauer (Kiefer Sutherland) il protagonista, è un personaggio ispirato molto più alla figura di un eroe mitologico che ad uno 007 iper tecnologico.
Poi con il tempo e soprattutto con la crisi economico finanziaria globale, il mood è cambiato radicalmente e di conseguenza le produzioni commerciali. 
I leader di oggi hanno perso autorevolezza schiacciati dallo strapotere della finanza, travolti da scandali e  perpetuamente oggetto di una qualsiasi forma di contestazione e allora finiscono in secondo piano nelle serie Tv, o spariscono addirittura. Le dinamiche del "sistema/apparato" (in "House of Cards"), fatte di correnti politiche, tattiche di spin e strategie di mediazione, o le possibili falle di un sistema di difesa così maestoso, quanto pericolosamente invasivo e abusivo delle libertà individuali (in "Homeland") sono più d'attualità. 
Di questo filone narrativo dunque, la prima fu proprio "24" seguita poi da "Homeland, "House of Cards", "Political Animals" e "The Newsroom" tutte nel giro di un triennio, anche se per correttezza si dovrebbe ricordare la vera capostipite che fu "The West Wing", che ha debuttato nel 1999.
Il protagonista;di The Newsroom, Will McAvoy (Jeff Daniels) è un giornalista integro, tagliente e scrupoloso che ripetutamente ricorda di essere iscritto tra le liste elettorali del GOP (Grand Old Party Repubblicano), pur essendo piuttosto incline al sostegno pregiudiziale delle politiche dell'amministrazione Obama.
La sua nuova produttrice esecutiva è MacKenzie McHale (Emily Mortimer), embedded per anni nel contingente USA in Iraq e Afganistan, sua ex e fedifraga.
Le dinamiche tra i due e quelle tra gli altri personaggi (ahimè preponderanti nel racconto) sono il lato meno originale ed incuriosente della serie.
Il mondo delle redazioni e le tecniche di manipolazione dell'informazione saranno sicuramente l'elemento più accattivante per il pubblico italiano, non di settore. 
In diversi momenti si può osservare da bordo campo come agisce una redazione, come sceglie le notizie da diffondere, come sceglie il taglio con cui diffonderle, fino a quali sono le misure e contromisure per verificare la fondatezza di un'indiscrezione o di una soffiata.
L'ispirazione politica della trama è quasi sfacciata e forse anche per questo, oltre che per l'abilità di regista e sceneggiatori, nient'affatto fastidiosa. Per una discreta quantità di episodi della prima stagione  il tema è stato il tiro al piccione scatenato dai media liberal nei confronti del nascente movimento ultra conservatore dei Tea Party.
Qua e là nelle 18 puntate andate finora in onda negli USA si cogliono frequentemente riferimenti critici e/o ironici alle contraddizioni sui temi dell'omofobia e del razzismo, nei personaggi di spicco del Partito Repubblicano. Ma come già detto non risulta come un prodotto fazioso o di lobby.
E' una serie gradevole, snella, con degli ottimi interpreti (Emily Mortimer da Emmy) ma francamente poca roba rispetto a "Homeland" e alla prima stagione di "House of Cards" (di cui si attende a breve season 2)

The Newsroom: il mondo dell'informazione nella seconda era di Barak Obama.

By: Unknown on: 07:20

 

Our Team Members

Copyright © appoggio ghyan | Designed by Templateism.com | WPResearcher.com | Blogger Templates