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domenica 3 novembre 2013

3 Novembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910
In questi ultimi giorni assistiamo ad un ripetuto botta e risposta, Governo Italiano Vs. tutti sulla presunta riduzione del carico fiscale o sulla sua presunta crescita.
Senza lasciarsi coinvolgere nella faida verrebbe da dire banalmente che, preso atto dei vincoli o dei confini entro cui ci si può (o forse non ci si può) muovere, preso atto anche del fatto che la congiuntura mondiale, europea ed italiana sono immutate rispetto ad un anno fa', in ragione di quale fattore misterioso si potrebbe tagliare il carico fiscale senza pagare un qualche tipo di prezzo? Poi mi è capitato di rileggere la favola di Fedro che qui riporto:
Un lupo, sfinito dalla magrezza, si imbatté per caso in un cane ben pasciuto. Si salutarono e si fermarono a parlare: "Dimmi un po', come fai a essere così bello lustro? Che cosa hai mangiato per avere messo su tanta carne? Io, che sono molto più forte, muoio di fame".Il cane con franchezza: "Puoi essere nella mia stessa condizione se sei disposto a prestare al padrone un servizio come il mio". "Quale?", chiese il lupo. "Custodire il portone e proteggere di notte la casa dai ladri". "Io sì, sono pronto: ora mi tocca sopportare neve e pioggia; dura è la vita che trascino nei boschi. Come sarebbe più facile per me vivere sotto un tetto, e saziarmi di cibo abbondante senza fare nulla!". "Allora vieni con me".
Cammin facendo, il lupo scorge il collo del cane spelato dalla catena. "Come te lo sei fatto, amico?" "Non è nulla". "Ma dimmelo, per piacere". "Dato che appaio aggressivo, durante il giorno mi tengono legato, perché dorma quando c'è il sole, e stia sveglio quando è notte: mi sciolgono al crepuscolo, e allora vado in giro dove mi pare. Mi portano il pane senza che io lo debbaa chiedere; il padrone mi dà gli ossi della sua tavola; la servitù mi getta bocconi e le pietanze di cui non ha più voglia. Così, senza fatica, la mia pancia si riempie". "Di' un po', se ti viene voglia di andartene a zonzo, hai la libertà di farlo?" "Ma certo che no", rispose. "Goditi pure, cane, le delizie che decanti: non voglio essere re, se non posso essere libero come voglio io".
Precisazione per i lettori italiani: il Lupo per difendere la propria libertà RINUNCIA alla sicurezza ed alla gratificazione di non dover neanche chiedere di mangiare per esser pasciuto.

Il Lupo e il Cane (Fedro)

By: Unknown on: 11:20

mercoledì 18 settembre 2013

Nel Gennaio 2013 l'Agenzia delle Entrate ha presentato il nuovo sistema di verifiche fiscali subito ribattezzato il Redditometro 2.0. La presentazione è stata accompagnata dal consueto fiume di polemiche ed allarmi. Anche questo blog ne ha parlato intitolando il posto "Depenalizzata l'evasione fiscale" (20/08/2013).
Il nuovo strumento avrebbe monitorato 35.000 contribuenti l'anno e segnalato ogni scostamento tra redditi dichiarati e spese sostenute, superiore al 20%. 

                                          

Nell'immagine affianco, l'articolo dell'Avv. Nicola Tasco da Huffingtonpost.it che definisce il Redditometro 2.0 un inferno dantesco. In coda al pezzo sottolineato in rosso la precisazione relativa al numero di verifiche annue previste (35000).







Oggi Corriere.it ha pubblicato il testo della lettera che l'Agenzia delle Entrate si appresta ad inviare ai contribuenti segnalati dal sistema per uno scostamento redditi/spese superiore al 20%.

Leggete l'apertura dell'articolo sottolineata in rosso.

35.000 controlli l'anno e 35.000 lettere a contribuenti irregolari....tutti!
Siamo tutti evasori!!

L'Italia ha un problema!

L'Italia ha un problema

By: Unknown on: 04:39

martedì 20 agosto 2013

di Gianbattista Tagliani

L'Italia ha depenalizzato l'evasione fiscale.
Ieri 19 Agosto 2013 con l'entrata in vigore del nuovo e piu' equo redditometro, l'evasione fiscale, nella misura massima del 20% rispetto al totale dei redditi dichiarati, non è piu' reato e non comporta neanche una sanzione amministrativa.
Il nuovo redditometro infatti non segnalera' alcuna anomalia agli ispettori dell'Agenzia delle Entrate nei casi in cui dovesse rilevare che le spese sostenute nel corso dell'anno sono superiori ai redditi dichiarati entro un limite massimo del 20%. 
Tacitamente pertanto si considera "tollerato" (non tollerabile) la mancata dichiarazione di redditi entro il già citato limite. 
Se si considera poi che il redditometro effettuera' 35.000 incroci di dati l'anno, la soglia di tolleranza del 20% potrebbe finire per essere anche innalzata, sempre "tacitamente".
Mi rendo conto che suona come un paradosso provocatorio e di questo si tratta.
Ma fino ad un certo punto.
Conoscendo la gens italica, le dinamiche relazionali cittadino/stato ed il rapporto idiosincratico degli italiani con il fisco, quello rappresentato paradossalmente, potrebbe essere uno scenario verosimile e non improbabile.  
Ma perche' si deve stabilire una soglia di tolleranza? C'e' una legge che vieta la mancata dichiarazione di parte del proprio reddito per cui come si spiega logicamente e giuridicamente l'esigenza di una soglia di tolleranza. 
Si spiega per il fatto che un accertamento fiscale in Italia non e' un accertamento. E' il primo passo di un iter che si conclude con una sanzione, sempre e comunque.
Un accertamento sarebbe quello che l'Agenzia delle Entrate, di recente, sta faticosamente cercando di rappresentare agli Italiani , ossia una richiesta d'informazioni o precisazioni che l'amministrazione pone al contribuente, senza pregiudizio alcuno e confidando sulla correttezza dello stesso.
Ma poiche' son pochini gli italiani che hanno la coscienza totalmente a posto (e questo grazie anche a leggi fumose che favoriscono errori e soprattutto furbizie) nel momento che scatta un accertamento si reagisce psicologicamente e concretamente come se fosse scatta una pre sanzione.
Difficilmente se ne puo' venire a capo perche' entrano in gioco anche altri fattori ed equilibri che forse sono addirittura impossibili da armonizzare. Lo stato italiano non si fida di se stesso, i cittadini italiani, perche' questi non si fidano di loro stessi, lo stato italiano.
Come gia' scritto, invece di prevedere soglie di tolleranza o concetti analoghi che continuano a farci restare impantanati in questo fango mediocre dove solo furbi ed inquisitori proliferano, tracciamo una riga. 

Chiudiamo i conti con il passato e iniziamo a costruire il futuro. 

Depenalizzata l'evasione fiscale

By: Unknown on: 03:23

giovedì 4 luglio 2013

Ogni giorno cresce la tensione sociale legata alla congiuntura economica ed ai problemi interni di ciascuna nazione. L'Italia resta un caso a se perché le cause dei problemi non si conoscono mai e soprattutto le soluzioni proposte sono sistematicamente inefficaci in quanto caricate di significati politici che ne distorcono portata ed effetti. Il 6 Giugno 2013 è stato convertito in legge il Dl 35 dell'8 Aprile 2013, recante: "Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché  in materia di versamento di tributi degli enti locali. Disposizioni per il rinnovo del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria.". Sia il decreto di Aprile che la sua conversione in legge di Giugno sono stati accompagnati da una massiccia attività di comunicazione istituzionale: la politica non se ne sta con le mani in mano e consapevole dell'ormai gravissima difficoltà in cui versano le PMI (in particolare le "P-iccole", dà fiato al sistema produttivo per avviare la ripresa. 

Ebbene cosa è accaduto?

L'ANCE ha istituito un monitoraggio dell'attuazione del decreto (http://media.teknoring.it/file/news/17475_171581.pdf).

Le cifre stanziate sono difficilmente misurabili perché ad esempio in Campania "una quota non specificata degli 1,45 miliardi di anticipazione di liquidità ottenuta dalla Regione Campania per rimborsare i debiti (non sanitari) verso le aziende dovrà infatti essere stornata dalla assegnazione originaria e destinata al piano di rientro per il trasporto ferroviario locale previsto dal decreto sviluppo di un anno fa." (cit. Sole 24 Ore 28 Giugno 2013) Tralasciando però gli aspetti tecnici, la situazione, de facto, per le imprese italiane è immutata, se non peggiorata perché come gergalmente si usa dire che "oltre al danno si aggiunge la beffa", ed in questo caso letteralmente di beffa si tratta. 
La maggioranza dei cittadini, contribuenti, elettori e cittadini attivi, non può conoscere nel concreto quali siano le procedure previste per il pagamento di un fornitore della PA. Ricostruiamone l'iter: la PA richiede al mercato l'erogazione di un "dato" servizio. Si attiva dunque a verificare quanti siano i potenziali offerenti e li invita a gara. Nell'ipotesi in cui il potenziale offerente sia uno solo, procede con la negoziazione di un contratto con quel soggetto. Una volta individuato il fornitore, la PA procede con la verifica del possesso dei requisiti da parte del soggetto e dunque alla stipula. E' doveroso precisare che queste procedure durano dai 6 mesi ai 2 anni  lasso di tempo in cui un'impresa che ha investito per strutturarsi tale da soddisfare l'esigenza della PA, non lavora e non incassa.

Qui nasce il primo interrogativo: quale impresa se lo può permettere?

Una volta poi stipulato il contratto l'impresa inizia a lavorare. Mediamente il compenso per il servizio viene corrisposto a canoni trimestrali (per i più fortunati o "abili" in termini negoziali) o alla fine del periodo, previa certificazione (sempre della PA) della regolare esecuzione di quanto previsto dal contratto. Ma ecco il punto dolente. Saldi trimestrali, posticipati a 60/90 gg data fattura (i famosi 30gg di limite massimo sono relativi ai soli contratti tra privati, salvo diversa pattuizione), significa che un'impresa che inizia ad erogare un servizio e dunque a sostenere costi, deve anche pagare tasse e contributi sul tutto, sin dall'inizio del contratto. Riassumendo dunque, un contratto dal 1 Gennaio al 31 Dicembre che prevede saldi trimestrali posticipati a 60/90gg data fattura, comporta che un'impresa dal 30 Gennaio paga (oltre ai costi di gestione), contributi e tasse, allo stato, auspicando (causa ritardi nei pagamenti) di incassare a Maggio quanto le spetta. La PA che nel frattempo riceve un servizio è CONSAPEVOLE che se l'impresa, al momento del saldo, essendo ormai trascorsi 5 mesi dall'inizio dell'erogazione, non fosse riuscita a far fronte a tutti gli adempimenti previsti, NON INCASSERÀ  QUANTO LE SPETTA, QUANDO LE SPETTA. 

Qui il secondo interrogativo: perché un'impresa, che per definizione ha come obiettivo il lucro, dovrebbe fare della beneficenza alla PA senza neanche un grazie, anzi col rischio di sanzioni PENALI?

Per concludere, un ultimo "aneddoto tipo": è prassi ormai consolidata che le emanazioni della PA si aspettino che i fornitori siano disponibili a lavorare "sulla parola", causa le ben note lungaggini della burocrazia italiana. Una "parola" certamente non eterna ma senz'altro ritardata. E in quei ritardi è ovvio che dovendo prima pagare e poi (forse) incassare le imprese accumulano irregolarità fiscali e contributive 

Ultimo interrogativo: quelle imprese che si prestano alla prassi appena descritta, perché devono accettare di rischiare di NON INCASSARE MAI per il servizio prestato? 

Dopo tre interrogativi una proposta: essendo la parola "condono", per gli italiani, più disgustosa di una bestemmia, proviamo a rinominare lo stesso concetto col termine "pacificazione". Sotterriamo tutti quanti l'ascia di guerra e impegniamoci tutti assieme a riattivare il sistema economico, tutti consapevoli e vincolati all'impegno preso che, pacificati sul pregresso, nessuna violazione, irregolarità o come la si voglia chiamare, sarà più tollerata dal presente in avanti.

di Gianbattista Tagliani

Pacificazione per il futuro

By: Unknown on: 07:02

 

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