lunedì 16 dicembre 2013

16 Dicembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910
La copertina del rapporto Sport&News 2013.
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Sport & News. Le discipline sportive nei Tg Nazionali 2013

By: Unknown on: 05:53

mercoledì 4 dicembre 2013

4 Dicembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Domenica scorsa, 1 Dicembre 2013, 12.000 giovani tifosi della Juventus hanno potuto assistere alla partita contro l'Udinese "grazie" al fatto che i settori che li hanno ospitati fossero stati chiusi come sanzione per i cori denigratori che da quelle parti erano stati pronunciati. Quella della Juventus è stata senz'altro un'iniziativa smart, innovativa e positivissima quanto alle intenzioni. Dubbia, però, quanto meno in termini di liceità. Se quei settori dovevano restar chiusi, cosi avrebbero dovuto restare, che fossero bambini, angeli o draghi a volerli occupare. La società avrebbe dovuto tenere i cancelli chiusi e le autorità (quali siano quelle competenti, lo ignoro) avrebbero dovuto vigilare prima e durante e/o sanzionare, dopo.
 "Aftermath": € 5.000 di multa alla Juventus per cori ingiuriosi provenienti dai settori occupati dagli under 13 juventini.
Oggi su La Stampa, Gigi Buffon, capitano della Juve ha così commentato: "La multa mi fa un pochino sorridere. Ci poteva stare che quei cori e quegli epiteti (l'epiteto è "merda", ripetuto ogni volta, al primo tocco di palla del portiere dell'Udinese Brkic) stonassero, ma i colpevoli non sono certo i bambini. E la punizione è eccessiva per una parola che se non è entrata nell'uso comune è di certo molto diffusa". 
Su Campioni.cn poi è stata pubblicata una "lettera aperta" di una lettrice di cui di seguito riporto uno stralcio.
 "Abbiamo sgridato questi bambini mettendoli in piazza, in tv e su tutti i giornali?
Adesso da bravi adulti, come si fa ogni volta quando un figlio fa una "marachella", perdoniamoli e diamo loro una carezza invitandoli a non farlo più e ringraziamoli comunque per l'esempio che, nonostante la loro tenera età, hanno dimostrato domenica, obbedendo ai loro accompagnatori, restando in fila aspettando i biglietti, restando in fila accedendo ai loro settori, aspettando il loro turno per andare in bagno, non lamentandosi mai del freddo che penetrava nelle ossa."
Ma proprio a nessuno è venuto da chiedersi se possa suonare come un campanello d'allarme il fatto che un settore occupato da pupi under 13 possa esprimersi con cori ingiuriosi, tanto da farlo registrare anche ad un osservatore che "la vede all'italiana"? Proprio a nessuno viene da chiedersi come potranno comportarsi questi pupi, quando una volta maggiorenni, ricorderanno tronfi, di essersi fatti multare, prova di autentico machismo, quando avevano solo 12 anni. Sarà davvero una sorpresa se quei pupi saranno, domani, protagonisti di qualche eroiche gesta da teppa 3.0? 
Quacchero ipse dixit 

Immunità puerili

By: Unknown on: 13:36

martedì 3 dicembre 2013

3 Dicembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Il 29 Novembre 2013 si è svolto il confronto tv tra i candidati segretari del PD per le primarie 2013.
Il confronto è stato ospitato da Skytg24 (sul digitale terrestre su Cielo) e si è svolto secondo un canovaccio piuttosto ingessato preventivamente concordato tra i concorrenti. 
L'esito?
Più o meno all'unanimità non è stato riconosciuto alcun vincitore quanto al merito del dibattito. I dati relativi al dibattito come evento mediatico invece sono più significativi ma analisti della comunicazione e appassionati della politica hanno di che preoccuparsi. 
Inevitabilmente si è confrontato il dato del dibattito del 29 Novembre con quello del precedente confronto tv del 12 Novembre 2012. In quella circostanza i concorrenti erano di più, con caratteristiche individuali più marcate ed espressione di diversi partiti del centro sinistra. Renzi, Bersani, Puppato per il PD, Tabacci del Centro Democratico e Vendola di SEL.
I dati d'ascolto, in quell'occasione furono:  1.842.000 spettatori complessivi (663.000 su Skytg24 e 1.159.000 su Cielo) per uno share del 6.42% (2.5% su Sky e 3.92% su Cielo).
Da un anno all'altro il confronto tv ha perso oltre metà dell'ascolto (758.000 totali contro 1.842.000) e di share (2.67% contro 6.17%).
Il dato più significativo però è quello relativo ai social media. Qui di seguito sono riportati i dati di monitoraggio dell'hashtag #IlConfrontoPd dalla sera della diretta al compimento del 3 giorno successivo. 
Sono dati davvero sconfortanti.


29.000 post ad opera di quasi 14.000 utenti sono davvero poca cosa se si vuole considerare i social network come capaci di spostare voti. D'altronde se si tiene conto del numero di tweets e followers dei candidati non c'è di che sorprendersi. 
Renzi ha 690.892 followers ed ha twittato 3.359 volte. Civati ha meno followers ma è molto più comunicativo (113.291 followers e 17.332 tweets). Cuperlo insegue a distanza siderale in quanto a followers (19.403) e post (851 tweets).
E' vero che si deve pur cominciare da qualche parte e che quello social è un fenomeno "nascente" in Italia ma il peso specifico della comunicazione politica su queste piattaforme appare ancora troppo leggero.  

L'insostenibile leggerezza dei Social

By: Unknown on: 08:13

sabato 30 novembre 2013

30 Novembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Riporto lo scambio epistolare seguito al confronto televisivo tra i candidati alle primarie PD.

(N.): Io cerco di scindere il"quello che dicono" dal "come lo dicono". Per cui cerco sempre di rileggere il giorno dopo le dichiarazioni fatte in tv.
 Per esempio se vi mettere a LEGGERE cosa dice Grillo la più parte delle volte troverete un cumulo di cazzate che sentendolo vi erano sfuggite (in quanto lui le racconta bene). Che poi la gran parte degli ascoltatori si faccia influenzare da come le cose sono dette e un fatto indiscutibile.
Cio' premesso. I miei commenti su cosa hanno detto.
Cuperlo odora di vecchio PCI e le sue idee in gran parte le trovo vecchie ma e garbato e colto e quindi puo' piacere. Ma non alla base ex PCI.
Civati piace perche' è concretamente brianzolo (come del resto era il giovane Berlusca,ora non piu') ma si illude che facendo le elezioni presto il PD, anche con una legge elettorale nuova il PD le vinca e invece non si consegni l'Italia al ricatto dei due psicopatici.
Renzi. Resta il piu' concreto (anche se Crozza la pensa diversamente) in quanto le tre cose che dice di voler fare (via il Senato, via le provincie,nuova legge elettorale (quale?) dovrebbero trovare il consenso di Alfano e soci e tirare avanti un altro anno con Letta e presentarsi agli elettori con qualche risultato che adesso non c'è.
Cosa ne pensate?

(C.): Mio caro notista politico, vedo che anche tu ti sei dilettato del pd show di ieri sera. Nonostante io sia appassionata della “porca politica” sono riusciti ad annoiarmi.
Le formule, le tempistiche, lo studio dei palinsesti (il venerdì aumenta lo share) trucco e parrucco dei competitors, concetti? Zero.
 Io sono rimasta ancorata alla Politica delle idee, non degli slogan.
Renzi  era imbarazzato, ormai definitivamente affermato e acclamato dal sistema mediatico. E’ presuntuoso e avrà brevissima vita politica anche grazie a King Geroge.
Civati è simpatico e dice anche cose politiche precise, ma ricorda che io sono cattolica apostolica e “conservative” e alcune cose dette dal giovane Pippo mi sconcertano, per fortuna l’anagrafe e i malanni mi impediranno di vederle.
Per finire Cuperlo, intelligente e colto, allevato alla corte di D’Alema, ha contratto la stessa antipatia del suo maestro, ha quell'aria di superiorità mitteleuropea non adatta per i calabresi, sardi, o pugliesi. Purtroppo l’Italia è una e solo una. Lo voterò, sai che io sono sempre per il contrario, compreso per la logica.

(G.): Caro N., rispondo prima a te perche' con il "terzo lato del triangolo" ho già parlato a voce!
Ieri ti ho parlato di un crescente convincimento sull'opportunità che sia Civati a guidare il Pd e Renzi un prossimo governo (e parlo a titolo personale, non in veste di osservatore che cerca di prevedere cosa accadrà).
In Renzi c'è molto dell'Obama primi tempi, quello accattivante, brillante, dotato di una notevole disinvoltura dialettica (sostenuta da trucchetti che non amo molto ma funzionano, tipo non guardare mai negli occhi l'interlocutore), quello carismatico/iconografico. Ma c'è anche molto del secondo Blair, quello più self confident, concreto (quasi cinico) e cool. Se a questo aggiungi un tocco di Italianità elitaria ma che piace anche alle mamme/nonne, il potenziale è enorme.
Ma c'è anche un grosso rischio che è l'altra faccia della medaglia delle sue qualità: Renzi è un accentratore, un catalizzatore e dunque per sua stessa natura un potenziale fattore di frattura, come lo è stato Berlusconi.
 Prima di dirti degli altri due però devo tirare una riga.
Renzi parla come se l'8 si votasse per Chigi. Renzi ha detto che dopo l'8 il governo dovrà cambiare rotta. Non ha detto "Nascerà un nuovo PD". E' abbastanza evidente che in quanto a scelta di tematiche da mettere sul tavolo ed al modo di trattarle, Renzi giochi su un piano diverso dagli altri due. E questo rafforza ancora di più la sua posizione perche' in fin dei conti alla massa di quello che succederà al PD importa davvero poco.
Tornando ai due "veri" concorrenti per la segreteria, o forse agli unici cui interessa diventare segretari per fare i segretari, Civati mi sembra quasi sincero quando parla (e qui la sparo grossa lo so). Mi sembra soprattutto uno consapevole della realtà italiana e soprattutto del partito. E' un provocatore simpatico e anche l'unico, finora, che si è esposto in un'occasione, non celebrativa o mediatica (Leopolda o simili), ma ostica e spinosa come la sfiducia alla Cancellieri. Renzi è stato più abile tatticamente perche' per primo ha detto "fossi la Cancellieri, darei le dimissioni", ma nulla ha detto prima che la si votasse, sulla sfiducia.
Cuperlo è gradevole per quello che dice e per certi versi anche per come lo dice. E' però quel tipo di blasee che 3/4 di Italia non ha mai conosciuto e molti di quell'ultimo quarto si stanno scordando di cosa significhi esserlo.
No comment la voce di Cuperlo che secondo me è un vero e proprio handicap per lui.
Chiudendo, con un commento anche al "terzo lato del triangolo".
Ho la sensazione che si stia ripetendo per l'ennesima volta quella diabolica catena d'eventi gravi, storici, congressuali, finanziari, parlamentari, borsistici ecc, che ci porterà......nowhere.
Ma ci permetterà di rimandare ancora tutto in attesa che qualche manna dal cielo caschi sui cieli italici.

Confronto PD. Commenti epistolari

By: Unknown on: 09:15

martedì 19 novembre 2013

19 Novembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Ma perché Letta e Napolitano blindano Cancellieri? Non é un atto politico nei confronti del governo la sfiducia. La contestata inopportunità del ministro non ha rilevanza politica reale, se non in un paese di quaccheri, non in senso metaforico, in senso stretto. Per cui mi viene spontaneo pensare che se Premier e Presidente della Repubblica ci mettono la faccia con tanta determinazione, questo sia perché la Cancellieri é una fuoriclasse, una di cui non puoi fare a meno per realizzare il tuo piano. Però nessuno lo dice in modo particolarmente netto e chiaro.
Certo, in quest'era di Inquisizione 2.0 non ci si deve esporre troppo sennò ci si compromette (Cancellieri insegna per l'appunto). Quindi, malizioso, fantastico su "altro". In ogni caso, mi spiacerebbe se non si votasse una sfiducia perché sarebbe l'occasione di un evento storico per l'Italia...un precedente per il futuro. La prima volta in cui il parlamento statuisce che mentire é sbagliato, punibile e concretamente punito. Le dimissioni certo sarebbero la più efficace delle exit strategy. Non si deve neanche votare, la sfiducia. Che se la si votasse, seppur controvoglia, rappresenterebbe "il precedente" per cui nei futuri casi analoghi se ne dovrà tenere conto e seppur sempre ed ancor più di controvoglia si dovrà votare un'altra sfiducia e poi un'altra ancora...poi arriverà il giorno in cui non ci sarà più nessuno a votare la sfiducia di nessuno...

Interrogativi sulla Cancellieri

By: Unknown on: 15:20

giovedì 7 novembre 2013

7 Novembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910
(Da Wikipedia)
Il termine nichilismo, o nihilismo (dal latino classico nihil e dal latino medievale nichil, "nulla"), è la dottrina filosofica che suggerisce la negazione di uno o più aspetti putativamente significativi della vita, da cui il mondo, l'esistenza umana in particolare, è privo di senso, scopo, valore etico, e la verità è incomprensibile; se inteso in forma di nichilismo esistenziale, la vita stessa è senza senso, obiettivo e valore intrinseco.
Moralmente intende affermare che la morale non esiste di per sé, e che tutti i valori morali sono stabiliti astrattamente e artificiosamente. Il nichilismo può anche assumere forme epistemologiche o metafisico-ontologiche, ovvero, rispettivamente, che per qualche aspetto la conoscenza non sia possibile, o che la realtà in effetti non esista. Il termine nichilismo è talvolta usato in associazione con anomia per spiegare lo stato d'animo generale di disperazione e di una inutile percezione dell'esistenza; si può sviluppare quando si realizzi che non ci sono necessariamente norme, regole o leggi.
Oggi su Repubblica, a firma di Ezio Mauro, è stato pubblicato un reportage su "La tomba segreta di Priebke"
Il direttore di Repubblica ha ricostruito la biografia di Erik Priebke, folle ed imperdonabile carnefice di nostri concittadini innocenti, sadico e misero distruttore di vita. Mauro, che ha scovato la tomba in un carcere ce la racconta, descrive, commenta; "L'erba cresce selvaggia nel quadrato del piccolo camposanto, le povere lapidi scoloriscono, il legno delle croci s'incurva, la vecchia cappella in centro al recinto bianco e quadrato sembra chiusa da secoli. E quell'unico cipresso, alto e solitario a sudovest ricorda una meridiana che segna solo il tempo passato. Ma c'è un tempo che non passa e viene a compiersi proprio qui. Perché questo è il luogo misterioso della sepoltura di Erich Priebke, capitano delle SS, l'aiutante di Kappler nel massacro delle Fosse Ardeatine, dove i tedeschi hanno giustiziato 335 prigionieri italiani per rappresaglia dopo l'attentato di via Rasella."
Complimenti Direttore: il saggio pascoliano le ha fruttato un buon 6+, ma la conseguenza del feticismo nichilista che l'ha spinta a omaggiarci di questo pezzo, ossia di aver contribuito umilmente ad alimentare un mito, che più dannoso e schifoso non può essere, le ha fruttato una colpa, una di quelle colpe per cui i paradossali ed ironici inglesi commentano il colpevole con un'alzata di spalle ed un ghigno: "He's got to live with it".

L'insopportabile feticismo nichilista di Ezio Mauro

By: Unknown on: 04:53

mercoledì 6 novembre 2013

6 Novembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Su Il Giornale di ieri 5 Novembre, c'è un pezzo interessante e divertente di Marcello Veneziani (link) sull'uso del telefonino in Italia, non più strumento di comunicazione ma cimice per spiare e compromettere chiunque.
Il telefonino ha rivoluzionato i nostri costumi, dal linguaggio (una volta si rispondeva al telefono con "Ciao come stai?" oggi con "Ciao dove sei?) al comportamento (una volta le telefonate duravano molto molto di più di oggi, essendo molto molto meno frequenti). Eppure oggi lo vedo paradossalmente come l'unico appiglio per restare legati al mondo delle relazioni interpersonali e non del social sharing. 
Di questo passo rischiamo di spersonalizzare sempre di più la comunicazione tra individui, pur di renderla il più possibile non attribuibile a noi stessi. Usando chat, blog e post in un "contesto" immateriale come il web rendiamo molto più arduo il compito di chi voglia attribuirci determinate parole, tali da far saltare una coppia, un matrimonio od un ministero. E così la menzogna trova il terreno più fertile possibile.

Spiare i telefoni

By: Unknown on: 03:55

domenica 3 novembre 2013

3 Novembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910
In questi ultimi giorni assistiamo ad un ripetuto botta e risposta, Governo Italiano Vs. tutti sulla presunta riduzione del carico fiscale o sulla sua presunta crescita.
Senza lasciarsi coinvolgere nella faida verrebbe da dire banalmente che, preso atto dei vincoli o dei confini entro cui ci si può (o forse non ci si può) muovere, preso atto anche del fatto che la congiuntura mondiale, europea ed italiana sono immutate rispetto ad un anno fa', in ragione di quale fattore misterioso si potrebbe tagliare il carico fiscale senza pagare un qualche tipo di prezzo? Poi mi è capitato di rileggere la favola di Fedro che qui riporto:
Un lupo, sfinito dalla magrezza, si imbatté per caso in un cane ben pasciuto. Si salutarono e si fermarono a parlare: "Dimmi un po', come fai a essere così bello lustro? Che cosa hai mangiato per avere messo su tanta carne? Io, che sono molto più forte, muoio di fame".Il cane con franchezza: "Puoi essere nella mia stessa condizione se sei disposto a prestare al padrone un servizio come il mio". "Quale?", chiese il lupo. "Custodire il portone e proteggere di notte la casa dai ladri". "Io sì, sono pronto: ora mi tocca sopportare neve e pioggia; dura è la vita che trascino nei boschi. Come sarebbe più facile per me vivere sotto un tetto, e saziarmi di cibo abbondante senza fare nulla!". "Allora vieni con me".
Cammin facendo, il lupo scorge il collo del cane spelato dalla catena. "Come te lo sei fatto, amico?" "Non è nulla". "Ma dimmelo, per piacere". "Dato che appaio aggressivo, durante il giorno mi tengono legato, perché dorma quando c'è il sole, e stia sveglio quando è notte: mi sciolgono al crepuscolo, e allora vado in giro dove mi pare. Mi portano il pane senza che io lo debbaa chiedere; il padrone mi dà gli ossi della sua tavola; la servitù mi getta bocconi e le pietanze di cui non ha più voglia. Così, senza fatica, la mia pancia si riempie". "Di' un po', se ti viene voglia di andartene a zonzo, hai la libertà di farlo?" "Ma certo che no", rispose. "Goditi pure, cane, le delizie che decanti: non voglio essere re, se non posso essere libero come voglio io".
Precisazione per i lettori italiani: il Lupo per difendere la propria libertà RINUNCIA alla sicurezza ed alla gratificazione di non dover neanche chiedere di mangiare per esser pasciuto.

Il Lupo e il Cane (Fedro)

By: Unknown on: 11:20

martedì 29 ottobre 2013

29 Ottobre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Oggi 29 Ottobre sul sito di Repubblica è stata pubblicata un'intervista al Ministro Bonino. Emma Bonino si trova a Milano per la presentazione Centro Euro Mediterraneo per le PMI (Fondazione EMDC). Incontrando la stampa si è sentita subito rivolgere delle domande sul Datagate. (vedi vdeo).
Il Ministro ha correttamente e doverosamente precisato che non è materia di sua competenza ma della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Copasir e dei Servizi. Ha commentato i recenti sviluppi auspicando una soluzione rapida non solo nell'interesse dei soggetti spiati ma anche e soprattutto degli amici/alleati USA. Non appena un altro cronista ha incalzato il Ministro sul tema con altre domande la Bonino ha cortesemente quanto fermamente ribadito che le domande a cui avrebbe risposto sarebbero state solo quelle per le quali fosse stata competente ed in grado di fornire risposte adeguate. Piuttosto evidente è apparso lo sconforto (quasi fastidio) dei cronisti presenti. Eppure quanto è accaduto è non solo giusto e/o corretto in termini dialettici ma è anche un assist del ministro al cronista perché faccia il proprio lavoro professionalmente ed in modo coerente con la deontologia del giornalista. E' ormai troppo tempo che i colleghi giornalisti hanno accantonato la proprio professione in favore dell'immediatezza sensazionalistica mirata solo ed esclusivamente alla gratificazione degli investitori pubblicitari. Il Ministro Bonino invece ancora una volta ha cercato di richiamare il "press corp" alla realtà. Già lo aveva fatto il 19 Ottobre scorso quando aveva definito l'attività del Ministro degli Esteri, nel contesto di un Governo fondato sulle larghe intese, una "Mission Impossible". Ora lo ha ripetuto da Milano. Il punto è il comportamento della stampa. Il Min. Bonino ha scherzato sul fatto che i giornalisti siano usi a ministri o altri soggetti politici che discettino su qualsiasi tema anche quelli che non competono loro. E lo ha fatto a ben vedere. Sono mesi che ogni giorno leggiamo, guardiamo o ascoltiamo le più prestigiose firme italiane, stracciarsi le vesti in segno di sdegno per l'apatia della classe politica e per la sua naturale tendenza a divagare su temi di secondo o terzo piano, ignorando le emergenze (lavoro, precariato ecc...). Eppure loro stessi (i giornalisti) continuano ad inchiodare, chiunque si trovi difronte i loro microfoni, solo ed esclusivamente al gossip da portinai del quotidiano. Mai che si rivolga una domanda tipo : "Come pensa di realizzare la riforma dell'istruzione? Per poterla realizzare cosa si dovrà sacrificare?". Mai e poi mai.

A domanda risponde. Un plauso al Ministro Bonino

By: Unknown on: 09:10

venerdì 18 ottobre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910
18 Ottobre 2013

L'Italia è un paese di santi, poeti e navigatori, s'è sempre detto. Di recente però i Santi sono in ferie, i poeti sono in autogestione a scuola e i navigatori hanno i sigilli d'Equitalia sulle barche per cui che ci resta? Gli invidiosi. Difficile identificarne alcuni rispetto alla massa. Anche Dante nel 13 esimo canto del Purgatorio si rivolge a Sapìa, figura che ancora oggi non risulta facile identificare. 
Forse la scelta di Sapìa è stata voluta proprio per non dare un solo volto all'invidia. 
Gli italiani sono, mediamente, tutti invidiosi.
Ricorderete qualche anno fa che diverse città hanno ospitato dei manifesti politici che recitavano: "Anche i ricchi piangano". Ricorderete anche un detto: quello che è tuo è mio e quello che è mio, è mio, attribuito ai comunisti all'italiana. 
Potrei citarne all'infinito di "prove circostanziate" dell'invidia cronica della gens italica.
L'ultimo caso: lo scontro Brunetta-Fazio sui redditi del secondo. 
Renato Brunetta, ospite (e va sottolineato) della trasmissione di Fabio Fazio, Che Tempo Che Fa, su Rai 3, sull'onda dell'assunto (in nessun modo entro nel merito si badi bene), che Fazio sia fazioso (perdonate il gioco di parole), nulla ha detto in merito alla conduzione ma ha pesantemente alluso al mistero che avvolge l'entità del compenso di Fazio. 
Mistero che celerebbe una verità segretissima: Fazio guadagna qualche milione di euro. 
Nulla ha commentato Brunetta sugli ospiti, sul taglio del programma o sui vari personaggi della trasmissione. I più potranno obiettare che sarebbe stato un ripetersi, che quei rilievi e quelle polemiche sono parecchio datate ormai e non direbbero certo il falso. Ma allora perché incalzare il conduttore su un tema che nulla ha a che vedere con la faziosità? E' stata la tipica infamata insinuata italica. Renato Brunetta ha fatto una domanda e se ha scelto di usare un tono allusivo è perché evidentemente conosce già la risposta. Domande poste in modo da restare tali sono retorica non dialettica.
Sarà forse allora il caso che, del cittadino, si smettano di sprecare non solo il denaro versato sotto forma di tasse, tributi o canoni, ma anche e soprattutto il tempo e l'attenzione.
"Che Tempo Che Fa" è rimasto l'unico programma nazional popolare di qualità. Fazio, tenuto conto dei proventi che genera la trasmissione, potrebbe essere quasi un modello di meritocrazia. Ma gli Italiani si sa, sono quasi incapaci di gioire per i successi altrui per cui "si scrive" meritocrazia ma "si legge" invidia.
Per il novello piacere di distruggere tutto e tutti, cerchiamo di evitare di trovarci ad assistere solo ed esclusivamente a programmi tipo La Gabbia, Radio Belva o altri, che ampi spazi dedicano alle inclinazioni sessuali di chi, per definirsi indignata, si dice indegna.

"L'invidioso mi loda senza saperlo" K. Gibran

By: Unknown on: 06:45

domenica 13 ottobre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910
Bene, abbiamo accettato dunque l’idea che non ci sia più spazio o ragion d’essere per le ideologie, in politica. 
La contrapposizione ideologica,  oggi, è spesso percepita come un’inutile perdita di tempo retro,  che altro non produce se non ulteriori danni in un quadro già compromesso. Ne ho già parlato dunque non mi ripeto. D'altronde questo restyling della politica globale è un processo forzato indotto dal sistema finanziario e da quello istituzionale transnazionale con il progressivo de potenziamento dei Governi. Sintetizzando brutalmente: ogni tavolo ha le proprie regole.  Se ci si siede per giocare le regole vanno accettate preventivamente. C’è dunque molto poco spazio di manovra per l’iniziativa di un singolo paese se questo è inserito in un network di stati, regolamentati da istituzioni sovra nazionali. E’ un po’ il concetto di una holding. Una controllata avrà senz'altro un margine d’azione ma mai in contrapposizione agli interessi complessivi del gruppo, tutelati dalla holding. Se dunque accettiamo di far parte del G20, dell’UE, della Zona Euro, dell’OCSE e via discorrendo, il nostro margine d’azione ha dei precisi confini. In tanti, evocando un sussulto della politica, hanno ventilato ipotesi di rotture di accordi, uscite da patti o unioni, ignorando volontariamente il fatto che sia ormai troppo tardi. 

La soluzione per “salvare” la politica dall'estinzione e ridisegnarla perché operi più efficacemente nel contesto attuale è quella dei “Business Plan”.
Ora mi spiego.
Qualche anno fa in occasione di una campagna elettorale nazionale un candidato sorprese tutti, in diretta tv, offrendosi di firmare un contratto con gli italiani, un contratto che avrebbe suggellato il suo impegno formale a realizzare la rivoluzione liberale.  In seguito si capì che il contratto non era altro che una trovata spettacolare, purtroppo, ma oggi potrebbe essere recuperato ed adattato a piattaforma condivisa di confronto elettorale dei candidati. Oggi si tende a considerare i cittadini come azionisti piuttosto che elettori, ed in quanto azionisti dovrebbero avere modo di valutare un piano industriale, prima di indicare quale sia il più gradito.
I candidati A e B, sapendo di disporre di un budget pari a X dovranno  proporre il loro piano evidenziando, ad esempio, in quali comparti concentreranno risorse e sforzi , palesando, al contempo, quali saranno i sacrifici necessari al raggiungimento degli obiettivi.  
Così potremo scegliere tra il candidato A che punterà su industria, trasporti e infrastrutture (sacrificando sanità, ambiente e politiche migratorie) e il candidato B che punterà su politiche comunitarie, istruzione e cultura (sacrificando industria, TLC e occupazione). Quali che siano le scelte dei concorrenti alla poltrona di Premier, gli effetti delle stesse saranno quanto meno percepibili dall'elettore, che potrà votare non solo chi gli assicura il risultato migliore nel comparto che gli interessa ma anche quello che, (ipoteticamente) a parità di risultato gli prospetta il sacrificio minore.

Business Plan elettorale

By: Unknown on: 09:52

martedì 8 ottobre 2013


di Gianbattista Tagliani @gian2910


Ecco la nuova banconota da 100$, in circolazione da oggi, 8 Ottobre 2013
Buffo che avvenga proprio mentre lo Stato Federale è "shutdown"..






Leggi anche:
http://www.newmoney.gov/uscurrency/redesigned100.htm
http://en.wikipedia.org/wiki/United_States_one_hundred-dollar_bill

I nuovi 100$

By: Unknown on: 08:38

giovedì 3 ottobre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910

3 Ottobre 2013
« Dame gentili non più sospiri;
tutti gli amanti sono incostanti;
un piede in terra un altro in mare,
non sospirate, fateli andare.
E in ogni guisa fra giochi e risa
mutate l’intimo vostro rovello
in un ironico bel ritornello.
Trallerallera, trallalallà. »
E' un passo dell'opera Shakespeariana "Molto Rumore per Nulla", ma dopo la sventata crisi di governo di ieri sembra un invito agli italiani a che non si cruccino poi troppo su quanto accaduto, son cose tipiche dei....politici.
Per altro è qualcosa che noi italiani facciamo con una certa naturalezza. Autocommiserandoci ma anche autocompiacendoci delle nostre sventure abbiamo creato il "tipo italico", colui che anche difronte ad un disastro sa prenderla con leggerezza, con una battuta.
E' inutile riassumere quanto accaduto ieri, 2 Ottobre 2013. Anche perché non è successo davvero nulla. Dopo un semestre il Governo in carica s'è presentato in Parlamento per una verifica della maggioranza ed ha incassato la fiducia. Prassi.
All'apertura dei lavori d'aula in senato ci trovavamo nella situazione che "o cadesse il governo o si spacca il PDL", ed all'uscita il governo era dove l'avevamo lasciato e il PDL tra un borbottio e l'altro, pure.
L'unica notizia della giornata è che è stato fatto il primo credibile passo verso la costituzione di una formazione politica di centro. Un primo passo perché Enrico Letta è un leader autorevole e la rappresentanza parlamentare che lo sostiene ha un peso specifico significativo, e credibile perchè la congiuntura è favorevole e anche l'elettorato sembra spingere in quella direzione.
Eppure si direbbe che si è tornati al punto dove ci trovavamo prima, nel 2008/2009, subito prima che nascessero il PD (2008) e il PDL (2009).
Prima di quel tempo eravamo nell'era del bipolarismo. Due blocchi, centrodestra e centrosinistra ciascuno con delle ali radicali con una rappresentanza parlamentare simbolica o poco più. Il centrodestra era composto da Forza Italia e Alleanza Nazionale, il centrosinistra invece dalla Margherita e dai DS.
Poi siamo entrati nell'era del bipartitismo all'americana o inglese. Pdl da una parte e PD dall'altra come GOP e Democratici in USA o Labour e Tories in UK.
In una nazione governata per quasi mezzo secolo da una straordinariamente eterogenea formazione politica come la DC, composta di correnti che andavano da destra a sinistra, ma assolutamente ne di destra ne di sinistra, ipotizzare il passaggio al bipolarismo sembrava una chimera parchè difficilmente si può realizzare una trasformazione così radicale in così poco tempo. Ancora più audace sembrò poi l'obiettivo del bipartitismo.
Infatti oggi per rappresentare il nuovo ma anche immutato assetto partitico potremmo sintetizzare così: l'AN di ieri è impersonata dai Falchi PDL di oggi, la Forza Italia di ieri dalle Colombe PDL di oggi, la Margherita, dalle Colombe PD ed i DS di ieri da i Falchi PD di oggi.
Qualche nome di partito è cambiato, qualche simbolo pure, i protagonisti no.

Il parlamento immutato

By: Unknown on: 09:13

mercoledì 2 ottobre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910

Poi ci si chiede da cosa dipenda questa crisi, come la si possa superare. Abbiamo già assistito momento in cui il volume complessivo dei ricavi derivanti da attività finanziarie ha superato quello derivante dall'industria. Ora stiamo assistendo alla cannibalizzazione dell'industria da parte delle istituzioni finanziarie. Gli investimenti industriali infatti oltre che fortemente ridotti sono ormai subordinati al buon esito di quelli finanziari. D'altronde in una fase recessiva in qualche modo si dovranno pure impegnare i capitali, pensano i più, salvo rendersi conto che se tutti investono sui mercati e nessuno nell'industria tra non molto l'evoluzione della razza umana non sarà più solo ferma ma diventerà involuzione.

Moody's ha pubblicato un'analisi in cui si stima che la liquidità di Apple Inc. è arrivata a toccare i 147 miliardi di dollari, il 10% del totale della liquidità di imprese non bancarie/finanziarie degli Stati Uniti.
Non per caso di recente il Wall Street Journal trattando il tema, ha definito Apple la nuova mega istituzione finanziaria globale.
Il rapporto aggiunge che il dato sulla liquidità complessiva dell'industria USA ha registrato una crescita dell'81% dal 2006 (da 820 miliardi di dollari nel 2006 ai 1450 miliardi di dollari di fine 2012) e che Apple ha compiuto un balzo del 9.5% nell'ultimo anno. Per una miglior comprensioni si tenga conto che la liquidità di Microsoft è quasi la metà di quella Apple.
Moody's prevede inoltre che entro l'anno il volume complessivo della spesa del settore industriale per investimenti su capitali, dividendi, acquisto e riacquisto di azioni avrà raggiunto la cifra di 1.700 miliardi di dollari.

Sarebbe interessante e mi impegno a verificarlo, conoscere il dato sugli investimenti strumentali.

La mela dalle uova d'oro

By: Unknown on: 06:12

martedì 1 ottobre 2013

Berlusconi ha inaugurato la nuova moda dello scouting (e lo stanno processando). Bersani l'ha imitato. E ora anche Enrico Letta......
E poi c'è chi dice che in Italia non si investe nella ricerca....

di Gianbattista Tagliani @gian2910

Giovani marmotte

By: Unknown on: 04:43

lunedì 30 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910

La scelta di Silvio Berlusconi di spingere i "suoi" ministri alle dimissioni dal Governo guidato da Enrico Letta sta generando una complessa reazione a catena.
L'effetto sorpresa è stato pienamente ottenuto. In pochi avrebbero scommesso sulla mossa del Cavaliere. Sembrava potesse essere solo uno spauracchio, una minaccia mirata alla soluzione della propria questione giudiziaria ma nulla più, tenuto conto delle infinite emergenze cui deve far fronte l'Italia contemporanea.
Invece la minaccia è diventata azione.
La reazione a catena è incominciata tra le fila del PDL stesso dove i Ministri si sono dimessi in blocco in segno di lealtà al partito ed al suo leader, ma alcuni di loro oltre che personaggi di primissimo piano nel PDL hanno imposto una riflessione urgente.

Matteo Renzi l'aveva previsto quando nel corso dell'ultima campagna elettorale ha ripetutamente sostenuto che il PD avrebbe dovuto puntare a conquistare una parte dell'elettorato del PDL, la meno berlusconiana, la più moderata.
D'altronde la nascita stessa del PDL era apparsa un po' frettolosa, una risposta di pancia all'affronto di Fini. Era lecito dunque ipotizzare uno scenario come quello che oggi si sta componendo. Renzi ha senz'altro colto nel segno ma la sua intuizione potrebbe rivelarsi un boomerang.
Per il sindaco di Firenze non sarà affatto facile consolidare l'immagine di aggregatore trasversale di consensi se il prossimo 2 Ottobre il parlamento esprimerà una nuova maggioranza.
Enrico Letta infatti, in questi primi mesi di governo, se da una parte ha avuto ed ha, poco spazio di manovra per poter prendere provvedimenti d'impatto, dall'altra ha ottenuto un rilevante ritorno d'immagine sia in Italia che all'estero. Matteo Renzi inizia a non sembrare più l'unica "best option". Enrico Letta ha mostrato capacità di dialogo e di mediazione ben oltre gli standard conosciuti nel recente passato ed ora può tentare l'allungo sul sindaco di Firenze; perché l'attuale esperienza di governo, sommata ai precedenti incarichi a livello nazionale lo hanno trasformato in un "top player" e non più un giovane dalle belle promesse.
Il continuo rinvio del congresso PD e dunque della corsa alla segreteria infine sta logorando non poco Renzi.
Il rischio è che il messaggio dirompente ed innovativo di Matteo Renzi finisca per esser percepito come una litania furbetta, a furia di esser ripetuto, ma senza esser mai verificato.

Ora Matteo Renzi rischia grosso

By: Unknown on: 06:43

sabato 28 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910

Il 26 Settembre scorso il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato per mano di Ben Quinn un'indiscrezione su un cambio di strategia mediatica del Ministero della Difesa di sua Maestà la Regina.
Il primo passo sarà quello di moderare il profilo cerimoniale del rientro delle salme dei caduti in azione nei vari scenari dove le forze armate inglesi sono coinvolte.
La seconda proposta suona come un'imbeccata dei cugini USA: graduale disimpegno di forze regolari e maggior coinvolgimento di contractors, veicoli privi di insegne e forze speciali.
Un thinktank del Ministero della Difesa infatti avrebbe evidenziato come l'opinione pubblica sia meno turbata in caso di vittime tra i reparti d'elite o tra mercenari.
Le prime reazioni da parte delle famiglie dei caduti sono state piuttosto aspre; Deborah Allbutt, moglie di Stephen caduto sotto fuoco amico, nel 2003 in Iraq ha bollato il new deal mediatico inglese come "nascondere la polvere sotto al tappeto, mortificando chi è pronto a dare la vita per il proprio paese".
Il documento, redatto dal Centro Concetti e Dottrina, definendo gli stadi del piano di riforma della comunicazione della Difesa, "mirato alla riduzione dell'emotività del pubblica per le perdite in operazioni militari, deve inculcare la convinzione che combattere possa comportare sacrifici e perdite e che questi rischi sono assunti consapevolmente e volontariamente come parte del proprio impegno professionale". 
La reticenza dell'opinione pubblica inglese all'ipotesi di un coinvolgimento nel conflitto siriano ha suggerito un'ulteriore accorgimento. Il documento del DCDC infatti sottolinea come le ragioni del coinvolgimento in un conflitto devono "essere diffuse al pubblico in modo chiaro".
Sempre lo studio infatti rileva che forze armate e Governo siano stati ingannati da un presupposto errato secondo cui il pubblico sarebbe diventato "meno propenso al rischio" in seguito alle campagne di Iraq e Afghanistan.
"Storicamente, una volta che si è convinto il pubblico che c'è un interesse alla base del conflitto, questo è più disponibile a sostenere i rischi e ad accettare l'eventualità di vittime come conseguenza dell'uso della forza."
A sostegno di questa tesi sono stati ricordati i dati relativi ad un robusto consenso in altri conflitti del passato come il conflitto delle Falkland e le operazioni in Irlanda del Nord. "Qualora l'opinione pubblica, non sia convinta della valenza, a tutela del proprio benessere, dello sforzo bellico, sarà meno incline ad accettare che feriti o vittime facciano parte del gioco"
Il documento prosegue aggiungendo che "Il pubblico è più informato, così come il nemico ha imparato a sfruttare i nuovi media e dunque convincere il popolo della necessità di accettare i rischi di un conflitto è diventato più difficile e non di meno essenziale".
Leggere di questo rapporto, collocandolo in un contesto più generale di nuovi equilibri geopolitici, non può non indurre una certa inquietudine.
Gli USA la nazione, storicamente più propensa e impegnata in campagne belliche, oggi è in piena fase evolutiva.
Grazie all'autosufficienza energetica, recentemente acquisita, sono in fase di ridefinizione di obiettivi e strategie geopolitiche. Ma soprattutto, per la prima volta nella storia contemporanea, è oggetto di dibattito il ruolo degli USA come supremo custode e promotore della libertà.
Questo sembrerebbe essere il fondamento del forte impulso che l'Amministrazione Obama ha dato all'uso di droni o forze speciali per "eliminazioni chirurgiche" del nemico. Un nemico non più identificabile come espressione di una nazione ma piuttosto una rete di individui accomunati da un'unica missione. 
L'inquietudine citata poco fa nasce dal rilievo che lo spirito che anima questa "rivoluzione comunicazionale" della Difesa somigli molto allo spirito che ha determinato il restyling mediatico delle istituzioni finanziarie uscite malconce dalla crisi del 2008.
Prima della crisi la matematica finanziaria, la scienza preposta all'invenzione di nuove soluzioni d'investimento, si atteneva ai principi della scuola classica. Un modello matematico chiuso (a variabili impreviste) fondato su una sequenza logica di cause ed effetti sostenuta da dati statistici compilativi e previsionali. 
Sono sintesi giornalistiche, non quelle di un esperto di statistica o matematica finanziaria ma sono il frutto di domande e risposte rivolte e condivise con veri sapienti del settore.
La crisi del 2008, oltre agli effetti sull'economia reale ha indotto il sistema finanziario, all'epoca sul banco degli imputati mediatici (ahimè mai su quello di un'aula di tribunale) a rifarsi il trucco. E' iniziata ad emergere una nuova scuola di pensiero matematico finanziario. Una scuola che non ignorava variabili imprevedibili, come la scuola classica, ma che addirittura non le prevedeva soltanto. Si fonda infatti, sull'assunto che eventi imprevedibili (cigni neri), anche fortemente negativi, se considerati con distacco in quanto eventi rari ma statisticamente prevedibili, possono essere letti anche come opportunità.
Un infusione d'ottimismo per le masse. Un'occasione per dar libero sfogo a bramosia ed ingordigia per le elites danarose transnazionali.
La seconda Guerra del Golfo infatti, oltre che una ghiotta occasione, per pochi happy few, di arricchimento smisurato quanto impudico (vedi vicenda appalti Haliburton), è stata anche propulsore e motore di tutta un'era di relativa prosperità e stabilità economica americana.
Quello del Ministero della Difesa Inglese, sarà dunque solo uno degli step di una strategia più complessa secondo cui, non è tanto questione di celebrare il sacrificio dei soldati caduti o di onorarne la memoria, ma piuttosto una tappa del percorso che porterà i popoli ad interpretare un "cigno nero" (come un conflitto od un attacco terroristico) un'opportunità, un impulso positivo mirato ad un obiettivo riconosciuto e condiviso: la crescita del benessere?


Quattordici giorni dopo aver pubblicato questo articolo, sono incappato in quest'altro pezzo sul tema che vi cito per approfondimenti

Il Daily Mail dell'11 Ottobre 2013


















Addolcire le pillole (New link 10/10/13)

By: Unknown on: 13:22

giovedì 26 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani  @gian2910

Ho avuto il privilegio di ascoltare le considerazioni, sulle operazioni Telecom, conclusa e Alitalia, in fase di svolgimento, da parte di una voce competente, esperta, colta oltre che personaggio di altissimo profilo in casi analoghi, ma ai tempi della Prima Repubblica.  

Eccole.


Telecom Italia

"Dicono: gli spagnoli hanno comprato Telecom. NO. Telefonica e passata da una posizione di maggioranza relativa ad una posizione di maggioranza assoluta nella scatola Telco, che detiene la maggioranza relativa in Telecom. In altre parole sono sparite le banche nella scatola. L'operazione è tra privati, in una società non quotata e quindi nessuno deve metterci il becco."

Non credo sia necessario ricordare gli interventi, sul tema, di tutta la classe politica. Oltre a chiedere con veemenza che il governo riferisse in aula, leader politici e opinion leader hanno proposto interventi, suggerito correzioni, ipotizzato scenari qualora l'intervento pubblico fosse l'uno o l'altro.

"Un maggiore coinvolgimento di "uno del mestiere" nell'azionariato  non può che essere utile a Telecom nella definizione di strategie e altro. (Fino ad ora che aiuto hanno dato le banche tranne che metterci ottusamente dei soldi?) Poichè più del 70 percento delle azioni Telecom sono sul mercato e quindi presumibilmente nelle mani di azionisti singoli e in gran parte italiani questi non possono che essere contenti di avere, in portafoglio, i titoli di una società che genera ricchezza e non è più una fabbrica di perdite. Dicono: la rete fissa è strategica e va scorporata. A parte che qualcuno poteva pensarci prima ma, chiamiamo le cose con il loro nome: se del caso la RETE FISSA VA COMPERATA (scorporata non vuol dire niente-e solo una modalità) ovviamente con soldi pubblici. Ma tra tutte le cose da fare in Italia e questa una priorità.?? Non credo."

Sarebbe legittimo a questo punto porsi una domanda: se si stanno cedendo ad investitori esteri i nostri asset strategici, come si trasformerebbe il ruolo ed il potere dello Stato Italiano su industria e finanza?

Alitalia 

"Alitalia e una azienda fuori mercato da tempo immemorabile per cento motivi. Alcuni anni fa dopo l'ennesima crisi e ripianamento delle perdite con soldi dello Stato, Berlusconi chiamò 10 industriali di primo livello invitandoli a versare 100mln di euro, ciascuno per un totale di 1mld di euro. I più accorti, apparendo evidente che erano soldi buttati, cercarono di sfilarsi riducendo l'obolo o rifiutandosi proprio di versalo. 
Vi fu qualcuno (tra i minori e meno conosciuti) che invece si fece avanti confidando di entrare, così, nelle grazie del Premier e sperare di ricavarne delle contropartite su altri tavoli. 
A conti fatti (e soldi perduti) o ci sono state delle contropartite occulte , sempre a carico dello Stato, oppure Berlusconi ha tirato un memorabile pacco a tutti questi . In tutti e due i casi è una porcheria.  I PDL dicono che era  una operazione di bandiera. si ma le operazioni di bandiera si fanno quando si possono fare, non quando non si dispone delle risorse necessarie, condizione attuale dello Stato. 
Veniamo a oggi. 
Una azienda in cronica perdita non può essere venduta  ma va regalata probabilmente con cospicua dote. E cosi che finirà. Dato che va regalata almeno si scelga il destinatario giusto. AirFrance non lo è. 
Perché ha molti degli stessi guai che affliggono Alitalia (perdite, 2800 esuberi , etc) e perché non potrà fare altro che utilizzare il mercato italiano come federaggio a Parigi trasformando la compagnia in un vettore regionale di scarsa rilevanza. 
Due zoppi non fanno uno che cammina diritto. 
Diverso sarebbe regalarla con dote a un vettore asiatico sano che voglia entrare nel mercato europeo con un sotto hub a Milano nel cuore dell'Europa.  
La sede di Roma va comunque chiusa perché decentrata e con costi del personale fuori mercato (do you know Easyjet?), ma almeno si creerebbero posti di lavoro a costi competitivi nel nord."

Forse non ci si è rivolti ad un vettore asiatico per la ben nota e diffusa preoccupazione che uno "straniero", che viene da lontano, e non un cugino d'oltralpe, che comunque è uno "straniero", possa sottrarci risorse e potere. 
E' questo il "senso" dell'Unione Europea?

Telecom e Alitalia viste da occhi esperti

By: Unknown on: 13:14
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Il 23 ottobre 2002 a Mosca, un commando Ceceno ha fatto irruzione nel teatro Dubrovka e dopo un breve conflitto  a fuoco ha sequestrato il pubblico presente in sala, 850 persone.
Dopo un assedio di due giorni e mezzo le forze speciali russe del Gruppo Alpha hanno immesso nel sistema di ventilazione del teatro un agente chimico tutt'ora sconosciuto e hanno liberato il teatro. I 40 componenti il commando sono stati uccisi nell'operazione e 130 sono state le vittime dei terroristi. 

Il 4 Febbraio 2013 un blitz dell'FBI ha liberato Ethan il piccolo di 5 anni sequestrato sul suo scuola bus e tenuto prigioniero per 7 giorni in un bunker in Alabama da un veterano del Vietnam. Nel corso del blitz il sequestratore, Jimmy Lee Dykes è stato ucciso.
Sabato 21 Settembre 2013, Nairobi Kenya. Un commando di circa 17 persone, identificatosi come affiliato ad al-Shabab ha preso in ostaggio gli avventori del centro commerciale Westgate.
Il numero delle vittime non è ancora stato accertato. Poco più di 70 persone uccise stando alle fonti ufficiali a cui andrebbero aggiunte altre 137 persone stando a quanto diffuso via Twitter dai terroristi. 
Tre casi uniti da un filo affatto sottile. La massiccia presenza dei media sul luogo ha inciso in modo non marginale sulle operazioni di salvataggio.
Il caso del piccolo Ethan è senza dubbio il più significativo. Come già detto, Jimmy Lee Dykes, il rapitore  si è barricato assieme alla sua vittima, in un bunker sotterraneo.
Appena sentita la notizia d'impulso ho pensato: Dykes si è infilato in un vicolo cieco e un blitz per liberare Ethan non dovrebbe essere nè difficile nè rischioso. Poi seguendo la cronaca dei fatti in tv ho sentito un passaggio chiave; il rapitore, comunicando con l'esterno ha messo in guardia le autorità che, avendo lui modo di monitorare qualsiasi cosa accadesse fuori dal bunker, avendo diversi televisori sintonizzati sui canali all news USA, se avesse visto qualcosa di anomalo avrebbe ucciso l'ostaggio. 
In quel momento mi sono chiesto: ma il diritto di cronaca e il diritto all'informazione quanto valgono, se per garantirli si mette in pericolo la vita di una persona?
Tenuto conto dell'incremento del numero di azioni violente che prevedono una partecipazione in tempo reale dei media, sarà un tema da dibattere velocemente per evitare che i rischi diventino effetti collaterali. 

Effetti collaterali delle notizie

By: Unknown on: 03:47

lunedì 23 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani  @gian2910

Nei giorni scorsi diverse testate hanno riferito di un cambio di strategia dei bossi palermitani per mantenere il controllo del territorio. Ma non solo: la crisi economica ha fatto si che il racket delle estorsioni a danno dei commercianti non sia più remunerativo. I commercianti non incassano e dunque non hanno più modo di pagare il pizzo. 
Per il procuratore aggiunto di Palermo, Teresa Principato, "Le estorsioni si rivelano meno remunerative perché in tempi di crisi economica diminuiscono gli appalti e i commercianti sono meno propensi a pagare. Cosi' il numero delle richieste estorsive cala e i boss tornano all'affare della droga".(cit. La Repubblica)
Quanto al controllo del territorio invece la questione è molto più delicata: se l'economia non gira e la gente soffre per i Boss diventa più difficile affermarsi come alternativa allo stato. 
Paradossalmente l'indigenza diffusa può diventare un'efficacissima arma per lo Stato nella lotta alla mafia. E' così che i mafiosi si starebbero riciclando in "problem solvers". Ricevono i cittadini del loro territorio, ascoltano i loro problemi (la difficoltà a trovare una casa economica per un giovane o le problematiche dei genitori che dovendo lavorare non sanno dove lasciare i figli piccoli) e si impegnano a risolverli o meglio, li risolvono (cosa che lo Stato non riesce a fare per ora).
La mia adolescenza è trascorsa ascoltando e (occasionalmente) dibattendo di temi, oggi definiti "i grandi temi" con gli adulti e così ho scoperto, prima le ideologie e poi i partiti politici che ne erano l'espressione, la voce.
Una volta evolutomi in giovane ed acquisito il diritto di voto, mi sono lungamente interrogato se e ad quale partito iscrivermi, a quale movimento "aderire". Già, aderire. Così era, una volta. Un cittadino che "la vedeva" in un certo modo cercava quale partito la vedesse come lui e vi aderiva, come militante iscritto o come elettore. I partiti erano fortemente caratterizzati da una netta prospettiva ideologica. Ognuno aveva un filosofo di riferimento, uno o più spesso, centinaia, di testi ispiratori ed un apparato di propaganda, più contemporaneamente noto come Media Relations Office.

I Comunisti parlavano di Lavoro, Trasporti e Geopolitica, i Socialisti di Impresa, Infrastrutture e Esteri, i Democristiani di Famiglia, Pubblica Amministrazione e Sanità. Ciascun partito aveva un colore, una bandiera ma soprattutto un'arma, un punto di forza, necessario, essenziale per sopravvivere o prevalere nella disputa politica.
Assieme al Muro nel 1989 sono caduti i punti di riferimento ideologici dei partiti e forse anche la loro ragion d'essere. Sono sopravvissuti fino ad oggi ma come?
Prima la contrapposizione ideologica tra partiti era forte ma rispettosa e spesso anche leale.
Contrapposizione. Rispetto. Lealtà. 
Poi s'è diffuso il "political correct", contestualmente alla caduta di Muro ed ideologie .
In questo tempo dominato da un compassionevole relativismo qualunquista è impensabile che un qualsiasi partito si assuma la responsabilità di una vera contrapposizione.
La prudente astensione, di tutti, dall'esprimere una posizione chiara sull'accessibilità politica di Silvio Berlusconi è stata il compromesso pilatesco, condiviso trasversalmente, per cui tutta la classe politica si compatta, tutta per uno, perché uno può eliminare tutti.
Nessuna contrapposizione dunque. 
Tanto meno lealtà, come le dinamiche delle intenzioni di voto e dei voti espressi, hanno svelato, in occasione dell'episodio dei franchi tiratori PD per la candidatura Prodi al Quirinale.
Rispetto infine non è che un vocabolo svuotato di significato. 
La qualità dell'insulto contemporaneo è, e spero rimanga, un unicum da record.   
La principale anomalia contemporanea è dunque il fatto che non siano più i cittadini ad aderire ad un partito in cui si riconoscono ma siano i partiti a rivolgersi ai cittadini per soddisfare quanto viene loro richiesto. 

Ed i partiti si rivolgono ad un pubblico trasversale, una sorta di target commerciale. E' diventato quasi irrilevante il background ideologico o l'eventuale militanza. I cittadini sono diventati dei "consumatori di voto". I partiti, adottati stili e strumenti del marketing, per massimizzare il ritorno non si rivolgono più al proprio elettorato di riferimento ma a tutto l'elettorato (vedi la polemica sul tentativo di Matteo Renzi di conquistare elettori PDL per il suo PD).
La campagna elettorale tedesca che si è chiusa ieri con il voto che ha visto trionfare Angela Merkel è senz'altro la più recente prova del dissolvimento dei partiti. Nessuno dei due candidati principali ha puntato su temi e progetti ma piuttosto sulla loro credibilità individuale. La contrapposizione politica è stata sapientemente evitata da Merkel e Steinbrueck. Stessa cosa è accaduta in Italia qualche mese fa. I partiti si sono "scontrati" su temi come l'omofobia ma sui "grandi temi" erano tutti allineati. Certamente si può obiettare che in Italia la situazione era ben diversa da quella tedesca. C'era un'emergenza da affrontare che non lasciava spazio al dibattito politico. Ma il fatto che le ricette dei partiti fossero tutte più o meno uguali è la dimostrazione dell'inutilità sopravvenuta dei partiti. Le ricette non contano. Contano solo gli Chef. 
Oramai c'è un solo ed universale obiettivo della politica, un idolo 2.0; il benessere.


No Identità, no Party

By: Unknown on: 05:37

 

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