lunedì 25 febbraio 2013



di Gianbattista Tagliani


Artur Baptista Da Silva sarà presto dimenticato e per molti resterà sconosciuto ma merita una menzione speciale per il ruolo che ha (potrebbe aver) avuto nel processo catartico che vive il sistema mediatico planetario. Queste parole non vogliono suonare solo provocatorie. Nell'ultimo biennio molto è accaduto e molto ancora deve accadere nell'evoluzione del mondo delle news.

Prima lo scandalo News of the World, del Gruppo Murdoch, poi quello della BBC, più localmente il caso Sallusti e per chiudere Mr. Da Silva.

Cosa lega questi eventi?
Prima di tutto la cronica inosservanza dei principi deontologici cui ciascun giornalista si vincola dal momento in cui inizia ad esercitare la professione.
Tralasciando riflessioni escatologiche e considerazioni troppo astratte, è possibile sintetizzare gli eventi sopracitati come le più recenti dimostrazioni di quanto i professionisti dell'informazione stiano progressivamente evolvendosi in briganti 2.0, troppo distratti dall'analisi di share, quote di mercato e dati di raccolta pubblicitaria per poter essere oltre che fare i "professionisti". Estorcere o inventare scoop non è più una condotta scorretta e censurabile ma piuttosto è uno strumento di marketing finalizzato al profitto dell'editore oltre che delle stesse firme.

E Artur Baptista Da Silva che c'entra?
Questo Carneade portoghese ha il merito di esser riuscito a ridicolizzare i briganti 2.0, inventandosi un personaggio che ha saputo interpretare tanto bene da ingannare tutti. Nella società dell'informazione dove tutti sanno tutto di tutti, sempre e subito, nessuno ha pensato di fare la prima cosa richiesta ad un giornalista: verificare notizia e fonti.
Da Silva ha ridicolizzato anche Reuters (reuters.com/article/2012/12/15..).
Nessuno ha verificato che in realtà Da Silva non era un funzionario ONU, un Consulente della Banca Mondiale, tantomeno un professore universitario. Un ex compagno di cella l'ha riconosciuto, una volta conquistata la ribalta mediatica ed ha smascherato il "signore" con la spontanea tendenza alla truffa ed all'assunzione di fantasiose e false identità.
Nel frattempo però c'erano cascati tutti.
La stampa portoghese gli ha dato ampio risalto, la televisione anche di più. Da Silva era quasi diventato l'icona dell'opposizione all'austerity imposta dalla troika. La prima voce autorevole, in contrasto con le linne ufficiali, che venisse dall'interno di queste grandi istituzioni internazionali.

In conclusione, grazie Da Silva, grazie di aver schiaffeggiato spudoratamente i media con l'auspicio che un po di vergogna favorisca una vera rinascita dell'informazione e magari un codice deontologico universale della professione, conosciuto da tutti e rispettato da tutti

L'uomo che ha ridicolizzato le notizie

By: Unknown on: 06:14



  di Gianbattista Tagliani


Fra poco meno di due settimane si aprirà ufficialmente la campagna elettorale per le politiche 2013. 
Leader e partiti sono impegnati a preparare liste, coalizioni, apparentamenti. Ma non sono i soli ad esser colti da iperattività e frenesie. Il mondo dell’informazione o della comunicazione, in senso più lato, sono forse, se possibile, ancor più attivi.
Il 17 dicembre scorso Il Foglio, a firma di Giulio Meotti, ha pubblicato un interessante analisi sulla nuovo composizione del parlamento israeliano, la Knesset. L’articolo, ricostruendo la storia del giovane stato, sottolineava un importante fattore di novità in vista della tornata elettorale del 22 Gennaio. Per la prima volta non saranno ex militari a popolare l’aula, ma giornalisti, opinion leader e celebrità del sistema mediatico.
Il ruolo ed il peso strategico di Israele può rappresentare uno spunto più che intrigante per cercare di rappresentare le novità nello scenario politico/informativo internazionale. Tanto più che anche in Italia si registra un fenomeno analogo. Ad oggi sembra che tra i prossimi eletti di Camera e Senato ci saranno ben più giornalisti che in passato. L’ex vice direttore del Corsera Massimo Mucchetti, l’editorialista Beppe Severgnini, l’ex direttore del Tempo Mario Sechi, l’ex direttore di Rai News 24 Corradino Mineo, sono alcune delle firme prestigiose che hanno lasciato la scrivania puntando allo scranno.
Questi dati se letti con il filtro dell’attuale processo di riassetto dei partiti potrebbero indurre facili maliziosi commenti da antipolitica: generalizzando, gli editori sono grandi gruppi bancari, fondi d’investimento o grossi investitori. Questi dopo aver soppiantato i politici alla guida delle nazioni, non potendo “eliminare” i parlamenti, hanno optato per collocare i propri uomini nelle stanze dei bottoni, tale da assicurarsi non solo l’applicazione delle indicazioni delle varie Troike , ma anche di influenzare pesantemente l’opinione pubblica, così da far ingoiare ai popoli la pillola amara, con un sorriso.
Non volendo cedere alla facile malizia fermiamoci ad una considerazione dettata dalla curiosità. Come sarà la campagna elettorale, una volta entrata nel vivo, viste queste novità.? Come cambieranno le domande dei giornalisti essendo cambiati gli interlocutori candidati e come cambieranno le risposte dei candidati quando si troveranno nelle vesti di coloro i quali erano usi “interrogare”?

La comunicazione politica cambia pelle

By: Unknown on: 05:29

 

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