giovedì 25 luglio 2013

di Gianbattista Tagliani Scoop.it

E' trascorso ormai un anno da quando è stata annunciata al mondo la nascita del Royal Baby George. Un anno decisamente denso di neo natalità  Proprio l'altro ieri, in occasione del primo Royal Birthday è uscito in contemporanea in tutte le sale cinematografiche del mondo il nuovo 007 che dopo aver visto la Regina Elisabetta protagonista oggi ospita il primo cameo del piccolo George nel ruolo del super bimbo sequestrato dal cattivo di turno e salvato poi dall'intramontabile Bond. Qualche anno fa la britannica Rolls Royce/Bentley battezzò il modello coupè della mitica quattro porte la Baby Rolls. Oggi l'altra casa automobilistica puro sangue UK, l'Aston Martin, con un'abile operazione di "product placement" ha presentato la Vantage RB (Royal Baby appunto), versione in serie limitatissima, per genitori single, che al posto del sedile del passeggero ospita una "culla sportivissima". I piu maliziosi vociferano che Francesca Pascale, la fidanzata di Silvio Berlusconi sia stata tra le prime ad ordinarla. D'altronde è da quasi sei mesi che in Italia non si fa che parlare del Bebè delle Libertà annunciato dal maturo papà al principe William in occasione del messaggio di auguri per la nascita di RB George. In quell'occasione Berlusconi si sarebbe anche offerto come complice dispensatore di consigli vista la lunga militanza in veste di padre. "D'altronde rinasce Forza Italia mentre nasce il mio erede", avrebbe confidato ad un amico, "vuoi che non sia un segno da predestinato?", avrebbe poi concluso. 
Ma come già detto in apertura i neonati ed i piccoli in generale sono stati i gran mattatori delle news mondiali. Twitter ha comunicato la classifica dei top hashtag del 2013. 1. #royalbaby, 2.#baby, 3. #globalbaby 4.#bebèdellelibertà, 5.#erpupone. 
Vodafone big spender dell'adv mondiale, durante l'autunno/inverno 2013/2014 c'ha investito col nuovo nuovo tormentone sulle "baby tariffe" che per l'occasione hanno visto protagonisti del spot i baby Christian e Chanel figli del Pupo più famoso del mondo, Francesco Totti.
L'ex campione del mondo brasiliano di calcio a USA 94 e oggi politico, Bebeto, ha convocato una conferenza stampa per annunciare che il figlio, Mattheus Oliveira, campione in erba, chiamato così in onore del tedesco Lothar Mattheus, cambia nome in Babynho in onore di George. Le manifestazioni anti omofobe dell'autunno europeo sono state accompagnate dallo slogan "Royal Baby per tutti, siamo tutti Royal Baby". 
E allora per celebrare il primo Royal Birthday un augurio speciale anche da The Ghyan


23 Luglio 2014

By: Unknown on: 04:53

giovedì 18 luglio 2013

Pochi giorni fa ho letto un approfondimento, molto efficace, sulle recenti mobilitazioni di piazza, di James Surowiecki per il New Yorker. Per Surowiecki, dopo le manifestazioni brasiliane erano diventati troppi gli indizi perché non si definisse l'ultimo biennio come quello della rivoluzione della "middle class". 
Pochi giorni dopo Francis Fukuyama del WSJ è tornato sul tema con alcuni spunti nuovi ed interessanti. L'aspetto per me incuriosente e per certi versi misterioso è lo spirito che anima la mobilitazione globale. Il primo vero esempio di rivoluzione borghese è stata quella francese. Gli intellettuali, gli artigiani, gli artisti e le prime forme di industriali si contrapponevano ai nobili proprietari terrieri, privilegiati per diritto dinastico, perché venisse riconosciuto il principio di uguaglianza o egualitarismo. 
Nel 1980 40.000 impiegati e quadri FIAT sfilarono per Torino in quella che si ricorda come la marcia dei "colletti bianchi". 
Alla fine degli anni 90 si sono iniziati a diffondere i primi movimenti no global, promosso ed animati da giovani espressione della global "middle class"
Ho citato questi esempi perché in ognuno di essi lo spirito che ha alimentato la protesta è sempre stato ispirato ad un principio. "Libertè egalitè fraternitè", il motto della rivoluzione francese, il "no" alla globalizzazione, quello del popolo di Seattle ed il rispetto dell'altrui diritto al dissenso quello della marcia dei colletti bianchi.
Le piazze di Istanbul, Rio, San Paolo ecc, per quanto la sequenza storica degli eventi ci induca a ritenerle la naturale evoluzione degli episodi appena citati sono frutto di un fattore che rappresenta una netta soluzione di continuità con il passato. 
James Surowiecki rilevava che per quanto la borghesia brasiliana del 2013 sia ben più agiata della stessa del 2003, quella odierna sia profondamente più insoddisfatta e frustrata di quella del decennio scorso. Il fattore scatenante l'insoddisfazione è il "divario", termine scelto dal politologo Samuel Huttington, per definire l'incapacità della società di soddisfare la crescente aspettativa di progresso economico e sociale. 
Il concetto del "divario" era stato inquadrato nel 2012 dal Moises Naim su El Pais accomunandolo al termine greco antico di Hybris: "Quando gli dei vogliono distruggere qualcuno prima lo fanno impazzire. Questo è quanto credevano i greci classici. Secondo loro uno dei modi con cui gli dei annichiliscono una persona è coprendola di successi, prosperità e fama. Il successo induce la persona ad una fiducia in se stessa tanto smisurata che inevitabilmente la porta a commettere errori ed eventualmente alla catastrofe".
Applicando il concetto al contesto contemporaneo il malcontento globale montante sarebbe da attribuire all'improvviso incremento delle aspettative di benessere della "middle class"
Qui si nota la differenza principale tra i primi moti borghesi e gli attuali. 
Se i primi erano ispirati a principi i secondi sono l'effetto di un bisogno di consumo. 
I fattori che hanno determinato questo incremento di aspettative sono molteplici e a mio avviso, molti di essi ci sono ancora sconosciuti. Lo sviluppo della comunicazione ha fatto si che tutti si sappia tutto di tutti e dunque si abbia anche modo di conoscere gli standard di benessere degli altri abitanti del pianeta, dai più fortunati (fortemente promossi dai media) a quelli dei meno fortunati. Le "élites" mondiali poi hanno fatto tutto meno che impegnarsi ad un "low profile", esibendo sempre più di frequente il loro possedere gli oggetti del desiderio dei più. Ma la comunicazione non è altro che un veicolo. Il lusso di una volta rappresentava un mito per chi non vi aveva accesso. E  non vi poteva accedere letteralmente; sui grandi transatlantici, ad esempio,  i passeggeri delle classi inferiori non potevano neanche vedere quelli della prima classe, e così in molti altri casi, dai circoli sportivi a quelli ricreativi e via dicendo. Oggi invece se non posso vedere con i miei occhi o toccare con le mie mani, posso comunque vedere e "toccare" virtualmente attraverso i mezzi di comunicazione di massa. La natura predatoria dell'uomo, così intensamente e frequentemente sollecitata distorce la percezione reale delle cose e trasforma il mito, obiettivo di tutta una vita, in una legittima aspettativa, immediata. Basti pensare che le generazioni del dopoguerra italiano si sono indebitate fino all'insostenibile per comprare una lavatrice od un televisore mentre oggi si considera un diritto da assicurare e difendere a tutti costi, quello di una coppia di neo laureati di essere proprietari di una casa. 
La criticità sta nel fatto che questa volta non c'è una soluzione reale al problema. Se in un domani prossimo dovessimo tutti essere proprietari di casa, possedere ogni bene di consumo agognato oggi e vivere in un contesto di oggettivo benessere diffuso, secondo le teorie appena riportate saremmo ancor più insoddisfatti di oggi. Sarebbe un escalation inarrestabile verso il nulla o la pazzia, l'Hybris della grecia antica. Inoltre chi oggi guida e fomenta questo costante ingrassamento delle aspettative di prosperità (media, advertising, e sistema bancario/finanziario) si espongono pericolosamente al rischio di essere "depredati" dalla natura umana.

di Gianbattista TaglianiScoop.it

Obiettivo sconosciuto

By: Unknown on: 07:36

giovedì 4 luglio 2013

Ogni giorno cresce la tensione sociale legata alla congiuntura economica ed ai problemi interni di ciascuna nazione. L'Italia resta un caso a se perché le cause dei problemi non si conoscono mai e soprattutto le soluzioni proposte sono sistematicamente inefficaci in quanto caricate di significati politici che ne distorcono portata ed effetti. Il 6 Giugno 2013 è stato convertito in legge il Dl 35 dell'8 Aprile 2013, recante: "Disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché  in materia di versamento di tributi degli enti locali. Disposizioni per il rinnovo del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria.". Sia il decreto di Aprile che la sua conversione in legge di Giugno sono stati accompagnati da una massiccia attività di comunicazione istituzionale: la politica non se ne sta con le mani in mano e consapevole dell'ormai gravissima difficoltà in cui versano le PMI (in particolare le "P-iccole", dà fiato al sistema produttivo per avviare la ripresa. 

Ebbene cosa è accaduto?

L'ANCE ha istituito un monitoraggio dell'attuazione del decreto (http://media.teknoring.it/file/news/17475_171581.pdf).

Le cifre stanziate sono difficilmente misurabili perché ad esempio in Campania "una quota non specificata degli 1,45 miliardi di anticipazione di liquidità ottenuta dalla Regione Campania per rimborsare i debiti (non sanitari) verso le aziende dovrà infatti essere stornata dalla assegnazione originaria e destinata al piano di rientro per il trasporto ferroviario locale previsto dal decreto sviluppo di un anno fa." (cit. Sole 24 Ore 28 Giugno 2013) Tralasciando però gli aspetti tecnici, la situazione, de facto, per le imprese italiane è immutata, se non peggiorata perché come gergalmente si usa dire che "oltre al danno si aggiunge la beffa", ed in questo caso letteralmente di beffa si tratta. 
La maggioranza dei cittadini, contribuenti, elettori e cittadini attivi, non può conoscere nel concreto quali siano le procedure previste per il pagamento di un fornitore della PA. Ricostruiamone l'iter: la PA richiede al mercato l'erogazione di un "dato" servizio. Si attiva dunque a verificare quanti siano i potenziali offerenti e li invita a gara. Nell'ipotesi in cui il potenziale offerente sia uno solo, procede con la negoziazione di un contratto con quel soggetto. Una volta individuato il fornitore, la PA procede con la verifica del possesso dei requisiti da parte del soggetto e dunque alla stipula. E' doveroso precisare che queste procedure durano dai 6 mesi ai 2 anni  lasso di tempo in cui un'impresa che ha investito per strutturarsi tale da soddisfare l'esigenza della PA, non lavora e non incassa.

Qui nasce il primo interrogativo: quale impresa se lo può permettere?

Una volta poi stipulato il contratto l'impresa inizia a lavorare. Mediamente il compenso per il servizio viene corrisposto a canoni trimestrali (per i più fortunati o "abili" in termini negoziali) o alla fine del periodo, previa certificazione (sempre della PA) della regolare esecuzione di quanto previsto dal contratto. Ma ecco il punto dolente. Saldi trimestrali, posticipati a 60/90 gg data fattura (i famosi 30gg di limite massimo sono relativi ai soli contratti tra privati, salvo diversa pattuizione), significa che un'impresa che inizia ad erogare un servizio e dunque a sostenere costi, deve anche pagare tasse e contributi sul tutto, sin dall'inizio del contratto. Riassumendo dunque, un contratto dal 1 Gennaio al 31 Dicembre che prevede saldi trimestrali posticipati a 60/90gg data fattura, comporta che un'impresa dal 30 Gennaio paga (oltre ai costi di gestione), contributi e tasse, allo stato, auspicando (causa ritardi nei pagamenti) di incassare a Maggio quanto le spetta. La PA che nel frattempo riceve un servizio è CONSAPEVOLE che se l'impresa, al momento del saldo, essendo ormai trascorsi 5 mesi dall'inizio dell'erogazione, non fosse riuscita a far fronte a tutti gli adempimenti previsti, NON INCASSERÀ  QUANTO LE SPETTA, QUANDO LE SPETTA. 

Qui il secondo interrogativo: perché un'impresa, che per definizione ha come obiettivo il lucro, dovrebbe fare della beneficenza alla PA senza neanche un grazie, anzi col rischio di sanzioni PENALI?

Per concludere, un ultimo "aneddoto tipo": è prassi ormai consolidata che le emanazioni della PA si aspettino che i fornitori siano disponibili a lavorare "sulla parola", causa le ben note lungaggini della burocrazia italiana. Una "parola" certamente non eterna ma senz'altro ritardata. E in quei ritardi è ovvio che dovendo prima pagare e poi (forse) incassare le imprese accumulano irregolarità fiscali e contributive 

Ultimo interrogativo: quelle imprese che si prestano alla prassi appena descritta, perché devono accettare di rischiare di NON INCASSARE MAI per il servizio prestato? 

Dopo tre interrogativi una proposta: essendo la parola "condono", per gli italiani, più disgustosa di una bestemmia, proviamo a rinominare lo stesso concetto col termine "pacificazione". Sotterriamo tutti quanti l'ascia di guerra e impegniamoci tutti assieme a riattivare il sistema economico, tutti consapevoli e vincolati all'impegno preso che, pacificati sul pregresso, nessuna violazione, irregolarità o come la si voglia chiamare, sarà più tollerata dal presente in avanti.

di Gianbattista Tagliani

Pacificazione per il futuro

By: Unknown on: 07:02

 

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