martedì 19 marzo 2013



di Gianbattista Tagliani


Il 27 gennaio scorso ho scritto della storia di Artur Baptista Da Silva. Era la storia di un qualsiasi membro della cosiddetta società civile che s’è reinventato autorevole consulente delle Nazioni Unite, esperto stratega, risolutore di crisi. Il signor Da Silva però non era che un pregiudicato per reati della stessa natura: millantato credito. La “notizia” però era che il sedicente consulente ONU era riuscito ad accreditarsi nel mondo dell’informazione, solo, perché nessuno, Reuters inclusa, s’era preso la briga di fare quello che in gergo si chiama “background check” della persona.
Questo episodio è però solo l’ultimo di un elenco piuttosto corposo di casi di falsa, non verificata, fraudolenta o strumentale informazione. L’Inghilterra, diffusamente ritenuta la patria della libertà d’informazione, nonostante la libertà di stampa sia stata concessa solo nel 1662 con la restaurazione della monarchia, è stata sorprendentemente il luogo prediletto per compiere il misfatto.
Tornando all’oggi, l’Inghilterra ha dibattuto di frequente sull’opportunità o meno di regolamentare il settore, aggiornandolo ai tempi. Nel 2004 in seguito ad uno scandalo su delle fotografie pubblica sul Daily Mirror, dimostratesi poi false, s’è dimesso il direttore responsabile.
Nell’estate 2011 lo scandalo spionaggio, intercettazioni e pedinamenti che ha coinvolto News of the World ha portato alla chiusura di una delle testate più autorevoli e seguite del paese. Nel 2012 ancora uno scandalo ma stavolta, oggetto delle accuse è la BBC. Le dimissioni del direttore Entwistle non hanno però stemperato le polemiche. Se addirittura la BBC viene accusata di insabbiare notizie vere (la mancata messa in onda del documentario su Jimmy Savile storica voce radiofonica accusata di pedofilia) e di costruirne di artificiose (il caso delle false accuse sempre di pedofilia mosse a Lord McAlpine), è senza dubbio urgente ridiscutere delle regole dell’informazione.
E’ stata avviata un’inchiesta coordinata da Lord Justice Leveson (omen nomen). Il risultato? Un accordo sull’istituzione di un organismo indipendente garante dell’applicazione delle nuove regole. Il mondo web è già in fermento. Si temono effetti penalizzanti il mondo dei bloggers e del citizenship journalism.
Quitrovate una sintesi della nuova disciplina UK.

Primi passi

By: Unknown on: 09:27

lunedì 11 marzo 2013



di Gianbattista Tagliani

(parte prima)

Il National Intelligence Council (NIC) è un’agenzia governativa USA che dal 1979 è impegnata nello studio e rappresentazione di scenari geopolitici a medio termine, il cuore dell’analisi strategica. Nel Novembre 2012 è uscito l’ultimo rapporto Global Trends 2030.
Qualche giorno fa Il Foglio di Giuliano Ferrara gli ha dedicato un buon spazio, soffermandosi in particolare sulle tematiche finanziarie ed energetiche. Ma questi non sono che due elementi di un rapporto di oltre 150 pagine di riflessioni, dati e proiezioni.
Diventerebbe particolarmente interessante applicare alcuni dei paradigmi proposti dal rapporto all’attuale contingenza italiana. Il neo parlamento fatica non poco a prender forma e ad assumere il mandato elettorale. La subliminale attesa delle illuminanti strategie di Gianroberto Casaleggio ha prodotto un sostanziale stallo. Ed è proprio qui che diventa interessante incrociare il dato del rapporto NIC e la situazione politica.
Il NIC rappresenta, un poco lontano, 2030, in cui lo scenario politico vedrà il rafforzamento del potere di maga città, comunità locali a spese di governi nazionali e istituzioni multilaterali che lotteranno per conservare lo status quo consolidato nei secoli.
Il crescente ruolo delle megalopoli (basti pensare alle recenti definizioni formali di capitali come Parigi, Londra e Roma, diventate Grand Paris, Greater London e Roma Capitale) porterà alla creazione di network di città metropolitane e/o network interregionali. McKinsey G.I. prevede che per il 2025 le megacittà di paesi n via di sviluppo potranno creare più ricchezza che, le stesse, ma di paesi industrializzati.
Questa è una delle due prospettive interessanti.
La seconda è lo scenario ipotizzato relativamente a governi, istituzioni ed elite. I soggetti chiave della società globalizzata dei prossimi anni non saranno più leader politici ed istituzioni nazionali o multilaterali ma piuttosto nuove forme di elite transnazionali i cui fattori aggreganti non saranno più le comuni cittadinanza o nazionalità ma piuttosto l’aver studiato in una data istituzione accademica internazionale, l’appartenenza ad un’organizzazione non governativa o al management di una multinazionale. Il rapporto conclude che non si corre il rischio che spariscano gli stati ma piuttosto che i governi vedano il proprio ruolo, progressivamente sempre più mirato all’organizzazione e gestione di soggetti ibridi sia pubblici che non governativi

2030

By: Unknown on: 06:52

lunedì 4 marzo 2013



di Gianbattista Tagliani

Dal 26 Febbraio l’Italia è in vero fermento.
Il voto non ha prodotto ancora un governo capace di ottenere la fiducia sul programma proposto. Tanto da spostare l’asse dell’attenzione da chi ci governerà a chi sarà disposto a farsi governare.
Quanti fra i tutti vorranno legittimare l’esercizio del potere del nuovo governo e quanti si renderanno disponibili ad esser disciplinati e regolamentati da una maggioranza che anche in caso di accordo M5S – PD sarà comunque l’espressione di voto di non più della metà degli italiani (il 50% del 75% dei votanti).
I primi passi del M5S stanno facendo filtrare un sentiment, questo si, davvero rivoluzionario. Ogni regola precostituita è sindacabile e di conseguenza rivedibile. Ragionando in questo modo le regole si svuotano del proprio contenuto coercitivo .
Anche solo il fatto che si stia animando un dibattito sulla “Prorogatio” del governo uscente è un sintomo dell’infezione.
Chi, in una conversazione qualsiasi, richiama le regole formali delle dinamiche istituzionali viene diffusamente squalificato a rango di reazionario retrò
La Prorogatio per tornare al riferimento di poco fa, ad una lettura superficiale suona come una soluzione all’Italiana dell’impasse. Sarebbe dunque senz’altro opportuna una riflessione su come si stia evolvendo il sentir comune italico.

La passione e lo spirito con cui oggi, ovunque, si ascoltano cittadini dibattere di politica, come non accadeva da decenni, deve essere bilanciata da esperienza e sapere. La problematica si riscontra nel fatto dibattono di politica i cittadini e basta. La classe politica non si riesce a schiodare dall’ossessione della leadership riconosciuta e riverita. Ma non è la leadership il cuore dell’emergenza . Dalle moltissime interviste a passanti fatte prima e dopo il voto se ne evince che il successo di Grillo è sintetizzabile in due frasi:
- Grillo dice le cose come stanno
- Grillo parla di temi reali ed attuali

Questa tornata elettorale ha registrato una netta bocciatura della linea “secolarizzata” del PD, tanto che i più contestano che la linea si del tutto assente.
Il PDL furbescamente cerca di raccontare il voto come un subliminale trionfo, quando in realtà non è che una “quasi” tenuta fortunosa.

Entrambi i grandi partiti sono totalmente fuori sincrono con la realtà, tanto da non capacitarsi delle differenze evidenti, intrinseche ed estrinseche con il loro partiti di riferimento all’estero. Ora più che unirsi per scacciare l’invasore, non sarebbe il caso che i partiti si rileggano al loro interno e recuperino il tempo perduto? Se questo non accadesse allora si che il rischio eversione sarebbe reale.

Queste esitazioni, questi vuoti ideologici e culturali sono il terreno più fertile possibile per il radicamento del sentiment di relatività assoluta che nulla produce se non la delegittimazione del potere da chiunque sia esercitato ed una risposta “nessuno” alla domanda “Chi sarà disposto a farsi governare?” .

Chi si farà governare?

By: Unknown on: 05:47

 

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