lunedì 26 agosto 2013

di Gianbattista Tagliani

Il Governo Letta, grazie alla contemporaneita', alla sovrapposizione dei dibattiti sull'agibilita' politica di Silvio Berlusconi e sull'abolizione dell'IMU, scenario previsto seppur " diffusamente considerato" troppo estremo per esser verosimile, si trova, sul serio, sul "political cliff".
La confusione tra i due temi e' strumentalmente alimentata da tutti gli schieramenti, "come se si fosse gia' in campagna elettorale", si dice a palazzo.
La contrapposizione sull'IMU, come le varie fiducie nella saggezza del Presidente Napolitano, piu' "minacciate" che auspicate, sulla questione Berlusconi, sono quella cortina di fumo che più funzionale non puo' essere a chi fa tattica politica. 
Il ministro Delrio, il 23 Agosto scorso, ha confermato che non c'e' copertura per l'eliminazione definitiva e totale dell'IMU, gia' dal 2013.
Quesito: perche' le opzioni sono solo due? 
O si trova la copertura gia' dal 2013 o il provvedimento si cassa definitivamente. 
Maliziosamente verrebbe da pensare che nessuno sia disposto a perder tempo e/o correre rischi discutendo in CdM e in Parlamento su un provvedimento che non apporterebbe alcun beneficio elettorale a breve termine.
Si potrebbe lavorare su una progressiva eliminazione del tributo, come terza opzione, puntando, ad esempio, sul verosimile maggior gettito fiscale derivante dalla ripresa economica e dall'aumento della produttivita', frutto dei provvedimenti mirati del Governo Letta. 
Ma forse la ripresa economica e' troppo poco "verosimile" per esser fondamento di una scommessa, che scommessa non puo' essere.
Prendendo per buone le previsioni di crescita, a partire dalla fine di quest'anno, sarebbe logico e consequenziale mettere in conto che se si produce di piu' si contribuisce di piu'..
La questione agibilita' politica di Berlusconi, invece, la madre di tutte le questioni, e' una delle piu' efficaci e brillanti rappresentazioni contemporanee dell'italianita'. 
Sintetizzando (e controvoglia, generalizzando) le posizioni sono due: il centrodestra e' compatto nel sostenere che chi e' stato votato da milioni di persone ed ha la totale fiducia dei propri parlamentari non puo' essere escluso dal proscenio politico per una sentenza emessa da una magistratura di dubbia imparzialita'. Gli altri invece ripetono, con ragione, ma come fosse una litania, che le sentenze vanno rispettate, punto.
Raffinatissimi giuristi, ormai da settimane, non fanno che duellare su interpretazioni e contestualizzaioni della fattispecie, prevedendo, come di italico costume, scenari che piu' diversi tra di loro non potrebbero essere.
I moderati prendono tempo, i falchi minacciano e gli avversari borbottano slogan.
L'applicabilita' della legge Severino e il voto della giunta per le elezioni sono sostanzialmente irrilevanti se si considera che la Corte d'Appello si deve ancora pronunciare sulla pena accessoria dell'interdizione dai pubblici uffici. Chi e' interdetto perde il diritto di elettorato passivo ed attivo. 
Non esistono vie d'uscita o paracadute ad hoc che poi non abbiano effetti potenzialmente devastanti per l'esistenza stessa dello Stato Italiano. Ipotizzare forzature significa ipotizzare che giocando con i tempi e le procedure amministrative si accetta il rischio che, se tutto andasse storto, Sansone si porterebbe appresso non solo i Filistei ma anche gli italiani. 
Ma anche in questo caso e' legittima una maliziosa lettura sociologica dei fatti. 
Chiederei al popolo italiano, tutto, cosa penserebbe se la condanna di Silvio Berlusconi, invece che per evasione fiscale fosse per strupo, omicidio o altro di analogo. 
Chi oggi cosi' si dichiara, sarebbe comunque altrettanto possibilista o "perdonista"?
Non credo.
E' proprio quest'ipotesi che mi induce a sospettare che, in fin dei conti, per gli italiani, l'evasione o l'elusione fiscale, non siano reati "sufficientemente" gravi e rilevanti da comportare conseguenze come l'inaccessibilita' politica. Scopro l'acqua calda senza dubbio. Ma mi soffermo sul punto perche' e' proprio quest'acqua calda il vulnus giuridico e culturale italiano. E' questo presupposto mentale che e' tragicamente  allarmante oltre che urgente.
Il "tipo italico" ha una naturale propensione a tifare acriticamente, a militare, quando la cosa non lo riguarda. Poi pero' ha un'altrettanto naturale propensione alla contestualizzazione e relativizzazione, quando la cosa lo riguarda personalmente.    

Tattica

By: Unknown on: 13:27

martedì 20 agosto 2013

di Gianbattista Tagliani

L'Italia ha depenalizzato l'evasione fiscale.
Ieri 19 Agosto 2013 con l'entrata in vigore del nuovo e piu' equo redditometro, l'evasione fiscale, nella misura massima del 20% rispetto al totale dei redditi dichiarati, non è piu' reato e non comporta neanche una sanzione amministrativa.
Il nuovo redditometro infatti non segnalera' alcuna anomalia agli ispettori dell'Agenzia delle Entrate nei casi in cui dovesse rilevare che le spese sostenute nel corso dell'anno sono superiori ai redditi dichiarati entro un limite massimo del 20%. 
Tacitamente pertanto si considera "tollerato" (non tollerabile) la mancata dichiarazione di redditi entro il già citato limite. 
Se si considera poi che il redditometro effettuera' 35.000 incroci di dati l'anno, la soglia di tolleranza del 20% potrebbe finire per essere anche innalzata, sempre "tacitamente".
Mi rendo conto che suona come un paradosso provocatorio e di questo si tratta.
Ma fino ad un certo punto.
Conoscendo la gens italica, le dinamiche relazionali cittadino/stato ed il rapporto idiosincratico degli italiani con il fisco, quello rappresentato paradossalmente, potrebbe essere uno scenario verosimile e non improbabile.  
Ma perche' si deve stabilire una soglia di tolleranza? C'e' una legge che vieta la mancata dichiarazione di parte del proprio reddito per cui come si spiega logicamente e giuridicamente l'esigenza di una soglia di tolleranza. 
Si spiega per il fatto che un accertamento fiscale in Italia non e' un accertamento. E' il primo passo di un iter che si conclude con una sanzione, sempre e comunque.
Un accertamento sarebbe quello che l'Agenzia delle Entrate, di recente, sta faticosamente cercando di rappresentare agli Italiani , ossia una richiesta d'informazioni o precisazioni che l'amministrazione pone al contribuente, senza pregiudizio alcuno e confidando sulla correttezza dello stesso.
Ma poiche' son pochini gli italiani che hanno la coscienza totalmente a posto (e questo grazie anche a leggi fumose che favoriscono errori e soprattutto furbizie) nel momento che scatta un accertamento si reagisce psicologicamente e concretamente come se fosse scatta una pre sanzione.
Difficilmente se ne puo' venire a capo perche' entrano in gioco anche altri fattori ed equilibri che forse sono addirittura impossibili da armonizzare. Lo stato italiano non si fida di se stesso, i cittadini italiani, perche' questi non si fidano di loro stessi, lo stato italiano.
Come gia' scritto, invece di prevedere soglie di tolleranza o concetti analoghi che continuano a farci restare impantanati in questo fango mediocre dove solo furbi ed inquisitori proliferano, tracciamo una riga. 

Chiudiamo i conti con il passato e iniziamo a costruire il futuro. 

Depenalizzata l'evasione fiscale

By: Unknown on: 03:23

giovedì 8 agosto 2013

di Gianbattista Tagliani
Scoop.it

Sono ormai settimane che un pensiero è arrivato quasi a tormentarmi. Come si può rendere l'informazione credibile, distinguerla dalla comunicazione e soprattutto dalla propaganda (che contestualizzata, vista la permanente assenza di proposte e/o messaggi, è diventata piuttosto diffamazione). 
Quest'ultimo anno solare e' stato forse il più denso di spunti e casi, degli ultimi 50 anni. Prima gli scandali inglesi di News Corp e BBC, poi quelli globali di Assange e Snowden. Al contempo è definitivamente esploso il sistema dei social media. In Italia abbiamo vissuto l'autunno/inverno accompagnati dal caso Sallusti e l'estate dal battibecco minaccioso tra il presidente di Cassazione Esposito ed il direttore del Mattino di Napoli Antonio Manzo.
Cosa unisce questi episodi? 
Il dubbio.
Il dubbio sull'applicazione dei principi deontologici del giornalismo nei casi inglesi, il dubbio sull'affidabilita' delle fonti nelle due spy story americane, il dubbio sulla verita' di una notizia pubblicata nei casi nostrani.
Questo dubbio, nelle sue diverse declinazioni porta ad una certezza: l'informazione ha perso credibilita' e paradossalmente, pur vivendo nel cuore della societa' dell'informazione, questa e' diventata indefinibile.
Ho gia' scritto di questo tema nel febbraio scorso e ripetermi con gli stessi argomenti sarebbe noioso ed inutile, ma un richiamo all'attenzione del pubblico e' urgente. 
Da febbraio 2013 infatti non e' successo nulla, (solo l'Inghilterra ha rivisto le regole del settore).
Il più recente degli episodi citati e' pero' il piu' sgradevole e forse il piu' grave.
Un magistrato di cassazione accusa una testata di averlo intervistato senza autorizzazione, estrapolato e manipolato quanto dichiarato e addirittura di aver alterato l'audio. Il Mattino ha replicato pubblicando l'audio originale dell'intervista.
Cio' che risalta di più e' l'assordante silenzio dell'ODG (Ordine dei Giornalisti). Se avesse ragione il dottor Esposito Antonio Manzo andrebbe radiato e punito per un fatto di gravita' assoluta, nei confronti della magistratura e delle istituzioni nel loro insieme, ma soprattutto nei confronti dei lettori che alla stampa conferiscono un mandato delicatissimo , il mandato di raccogliere e diffondere la verita'.
Proprio in ragione di questo mandato, se tradito, un giornalista puo' essere accusato di diffamazione e punito.
Se avesse ragione il dottor Manzo, al di la' di quanto determinera' l'autonomia del CSM, non sono previste  conseguenze alcune in capo al presidente Esposito perchè lui, non essendo giornalista, non ha ricevuto alcun mandato. 
Questo rende tutti i non giornalisti, irresponsabili di qualsiasi cosa dicano a mezzo stampa?
L'ODG ha animatamente difeso l'integrita' e la professionalita' dei giornalisti nel caso Sallusti, e lo ha fatto giustamente, ma ora che un magistrato insinua qualcosa di ancora più grave, tace.
Appartenendo alla categoria ho particolarmente a cuore che se tiro fuori il tesserino non mi si guardi come un bugiardo infame. Al dottor Esposito andrebbe ricordato che ci sono sedi e strumenti adeguati, all'uopo previsti dalla legge per difendersi o accusare. Non mi è giunta notizia di querele al Mattino per diffamazione. Ragionando come i colleghi del Fatto Quotidiano ragionano frequentemente sulle piu' varie inchieste, se Esposito non querela e' perche' ha la coscienza sporca. Non e' certamente un elemento di prova in giudizio come erroneamente si usa credere, ma e' un dato senz'altro sufficiente a che l'ODG gonfi il petto d'orgoglio e difenda la categoria.
Magari realizzando un paradosso alla Guareschi: un giornale che minaccia querela per esser stato diffamato sulle sue stesse pagine!      

Responsabilità e libertà d'informare

By: Unknown on: 09:34

 

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