Visualizzazione post con etichetta PD. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PD. Mostra tutti i post

venerdì 7 marzo 2014

11 Febbraio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Da quando si è insediato a Palazzo Chigi, Matteo Renzi ha adottato uno stratagemma comunicativo molto efficace quanto astuto. Fino ad oggi il politico medio italiano, di fronte ad una contestazione, rispondeva con formule tipo “chi mi ha preceduto non ha fatto/detto che cose sbagliate e per questo sono fortemente penalizzato” oppure “appena insediato ho scoperto un buco di bilancio” ecc. In altri termini si deresponsabilizzava caricando tutte le colpe del caso su altri. Questo, in seguito, s’è rivelato essere uno dei principali fattori che ha determinato l'attuale frattura tra società civile e classe politica. Il cittadino ha presto smesso di credere a quelle che suonavano sempre più come scuse ed ha finito col disaffezionarsi alla politica. Matteo Renzi invece ha adottato un nuovo vocabolario, un vocabolario molto più "smart" anche se in termini strettamente logici, di dubbia correttezza. Ci sono stati già diversi episodi in cui venivano contestati dei fatti, direttamente al premier o ad altri membri del suo governo. La contraddizione per aver scalzato Enrico Letta, dopo aver dichiarato che non lo avrebbe fatto mai, assolutamente mai. O ancora il caso Gentile, per cui la stampa ha evidenziato l'anomalia della richiesta di dimissioni per il neo sottosegretario NCD, ma non degli altri 4 sottosegretari indagati, riproponendo la cosiddetta questione del doppio pesismo del PD nell'applicazione del codice etico.
Di fronte a queste contestazioni Matteo Renzi ha saggiamente optato per non rispondere secondo costume. Invece che auto assolversi ha piuttosto ribaltato il concetto, concentrando l'attenzione sulla propria figura. Con passione invita l'interlocutore a non polemizzare ma piuttosto a sostenerlo perché è nell'interesse di tutti che abbia successo. Ragionevole, concreto, pragmatico. Rimanendo su un piano prettamente logico, questo atteggiamento sottintende, però, la probabilità che i suoi predecessori non abbiano fallito per colpe proprie ma perchè non adeguatamente sostenuti dalla cittadinanza. Anche se il vero sottinteso è che chi lo ha preceduto non ha mai lavorato in quello di tutti ma solo nel proprio, di interesse . Al di la dei rilievi tendenzialmente manichei di chi, come me, vive monitorando, ascoltando, analizzando ogni parola dei nostri politici, il new deal linguistico inaugurato da Matteo Renzi ha un notevole effetto motivante sulla popolazione. Gli Italiani, per quanto sostengano sistematicamente il contrario, hanno sempre privilegiato le forti personalità, quelle capaci di caricarsi sulle spalle il gruppo e di portarlo alla vittoria. Berlusconi ha rappresentato questa figura per anni prima che si auto delegittimasse con comportamenti pubblici e privati troppo compromettenti. Renzi, che tutto è meno che uno sprovveduto, ha studiato molto nell'ultimo lustro. Ha saputo prendere quello che di buono è stato fatto in passato, aggiungendoci la propria ricetta e l'ha presentato con un dizionario nuovo, il Renzionario.

Lo stratagemma di Matteo: il Renzionario

By: Unknown on: 06:39

mercoledì 19 febbraio 2014

19 Febbraio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

E’ ora. E’ ora che il premier incaricato Matteo Renzi tiri fuori gli attributi. L’incontro farsa con Beppe Grillo, ennesimo show sproloquio dell’ex comico (ex perché non fa più ridere), offre a Renzi un’opportunità notevole. Nonostante gli iscritti al M5S avessero espresso, a maggioranza, la volontà che il partito aprisse  un canale di comunicazione con il governo nascente, il loro leader, applicando italicamente i principi fondanti la democrazia, se n’è fregato e pur accomodandosi al tavolo, ha negato l’apertura di un qualsivoglia canale. Uscendo dall’incontro per altro, Grillo ha confermato che a suo giudizio sia impossibile dialogare con questo sistema, per chi questo sistema vuole distruggere.  L’opportunità di Renzi è dunque quella di poter dimostrare la sua leadership con autorevolezza. 
In Italia s’è sempre equivocato sul concetto di democrazia. Si è sempre creduto che democratico fosse un provvedimento che non scontenta nessuno e che favorisce tutti o quasi. 
Democrazia invece vuol dire che in una comunità di 100 persone, se 51 vogliono una cosa (eventualmente anche penalizzante la minoranza ma chiaramente nel rispetto della legge), il soccombente 49 la accetta e subisce. 
L’incontro di oggi è la dimostrazione che forse, l’ingresso a Chigi senza passare dal voto , potrebbe rivelarsi  un azzardo eccessivo per Matteo Renzi. Una legittimazione elettorale avrebbe garantito una forza d’urto decisamente maggiore alle sue iniziative. Ma ormai la frittata è fatta ed il Sindaco deve agire. 
In Italia serpeggia uno strumentale quanto ipocrita pregiudizio sulle figure autorevoli perché sistematicamente confuse, in ragione dell’invidia, con quelle autoritarie o dispotiche. Matteo Renzi, la cui autorevolezza può esser minata dalla mancata legittimazione elettorale ha ora la grande occasione di affermarla attraverso la propria iniziativa politica. E’ troppo alto il rischio che ci si impantani ancora una volta sul dibattito sui mille “forse non avrebbe dovuto”, “i retroscena consiglierebbero una riflessione approfondita”, ecc. 
A Milano si dice: hai voluto la bicicletta, adesso pedala. E pedala senza guardarti indietro Matteo, punta un obiettivo e conquistalo, senza proclami o frenetiche ricerche del consenso preventivo. A nessuno interessa lo scadenziario delle riforme. Che ci si dica che la legge elettorale o la riforma dello statuto dei lavoratori si farà in Febbraio o in Marzo non importa a nessuno. La gente è abituata e nauseata dallo Stato che promette e non mantiene, dalla PA che dice che paga i fornitori e poi non lo fa.  Il premier incaricato eviti perdite di tempo come quella di oggi con Beppe Grillo.
Non c’è nessun obbligo morale, tantomeno legale a parlare con chi ti insulta e ti considera illegittimo. Se Renzi riesce a costruire una maggioranza si impegni senza sosta a realizzare gli obiettivi della stessa, e se la legge elettorale la si facesse a Maggio non credo che nessuno si straccerebbe le vesti. 
Ma intanto, almeno una cosa, facciamola. 

Ora Renzi "scateni l'inferno"

By: Unknown on: 05:47

martedì 3 dicembre 2013

3 Dicembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Il 29 Novembre 2013 si è svolto il confronto tv tra i candidati segretari del PD per le primarie 2013.
Il confronto è stato ospitato da Skytg24 (sul digitale terrestre su Cielo) e si è svolto secondo un canovaccio piuttosto ingessato preventivamente concordato tra i concorrenti. 
L'esito?
Più o meno all'unanimità non è stato riconosciuto alcun vincitore quanto al merito del dibattito. I dati relativi al dibattito come evento mediatico invece sono più significativi ma analisti della comunicazione e appassionati della politica hanno di che preoccuparsi. 
Inevitabilmente si è confrontato il dato del dibattito del 29 Novembre con quello del precedente confronto tv del 12 Novembre 2012. In quella circostanza i concorrenti erano di più, con caratteristiche individuali più marcate ed espressione di diversi partiti del centro sinistra. Renzi, Bersani, Puppato per il PD, Tabacci del Centro Democratico e Vendola di SEL.
I dati d'ascolto, in quell'occasione furono:  1.842.000 spettatori complessivi (663.000 su Skytg24 e 1.159.000 su Cielo) per uno share del 6.42% (2.5% su Sky e 3.92% su Cielo).
Da un anno all'altro il confronto tv ha perso oltre metà dell'ascolto (758.000 totali contro 1.842.000) e di share (2.67% contro 6.17%).
Il dato più significativo però è quello relativo ai social media. Qui di seguito sono riportati i dati di monitoraggio dell'hashtag #IlConfrontoPd dalla sera della diretta al compimento del 3 giorno successivo. 
Sono dati davvero sconfortanti.


29.000 post ad opera di quasi 14.000 utenti sono davvero poca cosa se si vuole considerare i social network come capaci di spostare voti. D'altronde se si tiene conto del numero di tweets e followers dei candidati non c'è di che sorprendersi. 
Renzi ha 690.892 followers ed ha twittato 3.359 volte. Civati ha meno followers ma è molto più comunicativo (113.291 followers e 17.332 tweets). Cuperlo insegue a distanza siderale in quanto a followers (19.403) e post (851 tweets).
E' vero che si deve pur cominciare da qualche parte e che quello social è un fenomeno "nascente" in Italia ma il peso specifico della comunicazione politica su queste piattaforme appare ancora troppo leggero.  

L'insostenibile leggerezza dei Social

By: Unknown on: 08:13

sabato 30 novembre 2013

30 Novembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Riporto lo scambio epistolare seguito al confronto televisivo tra i candidati alle primarie PD.

(N.): Io cerco di scindere il"quello che dicono" dal "come lo dicono". Per cui cerco sempre di rileggere il giorno dopo le dichiarazioni fatte in tv.
 Per esempio se vi mettere a LEGGERE cosa dice Grillo la più parte delle volte troverete un cumulo di cazzate che sentendolo vi erano sfuggite (in quanto lui le racconta bene). Che poi la gran parte degli ascoltatori si faccia influenzare da come le cose sono dette e un fatto indiscutibile.
Cio' premesso. I miei commenti su cosa hanno detto.
Cuperlo odora di vecchio PCI e le sue idee in gran parte le trovo vecchie ma e garbato e colto e quindi puo' piacere. Ma non alla base ex PCI.
Civati piace perche' è concretamente brianzolo (come del resto era il giovane Berlusca,ora non piu') ma si illude che facendo le elezioni presto il PD, anche con una legge elettorale nuova il PD le vinca e invece non si consegni l'Italia al ricatto dei due psicopatici.
Renzi. Resta il piu' concreto (anche se Crozza la pensa diversamente) in quanto le tre cose che dice di voler fare (via il Senato, via le provincie,nuova legge elettorale (quale?) dovrebbero trovare il consenso di Alfano e soci e tirare avanti un altro anno con Letta e presentarsi agli elettori con qualche risultato che adesso non c'è.
Cosa ne pensate?

(C.): Mio caro notista politico, vedo che anche tu ti sei dilettato del pd show di ieri sera. Nonostante io sia appassionata della “porca politica” sono riusciti ad annoiarmi.
Le formule, le tempistiche, lo studio dei palinsesti (il venerdì aumenta lo share) trucco e parrucco dei competitors, concetti? Zero.
 Io sono rimasta ancorata alla Politica delle idee, non degli slogan.
Renzi  era imbarazzato, ormai definitivamente affermato e acclamato dal sistema mediatico. E’ presuntuoso e avrà brevissima vita politica anche grazie a King Geroge.
Civati è simpatico e dice anche cose politiche precise, ma ricorda che io sono cattolica apostolica e “conservative” e alcune cose dette dal giovane Pippo mi sconcertano, per fortuna l’anagrafe e i malanni mi impediranno di vederle.
Per finire Cuperlo, intelligente e colto, allevato alla corte di D’Alema, ha contratto la stessa antipatia del suo maestro, ha quell'aria di superiorità mitteleuropea non adatta per i calabresi, sardi, o pugliesi. Purtroppo l’Italia è una e solo una. Lo voterò, sai che io sono sempre per il contrario, compreso per la logica.

(G.): Caro N., rispondo prima a te perche' con il "terzo lato del triangolo" ho già parlato a voce!
Ieri ti ho parlato di un crescente convincimento sull'opportunità che sia Civati a guidare il Pd e Renzi un prossimo governo (e parlo a titolo personale, non in veste di osservatore che cerca di prevedere cosa accadrà).
In Renzi c'è molto dell'Obama primi tempi, quello accattivante, brillante, dotato di una notevole disinvoltura dialettica (sostenuta da trucchetti che non amo molto ma funzionano, tipo non guardare mai negli occhi l'interlocutore), quello carismatico/iconografico. Ma c'è anche molto del secondo Blair, quello più self confident, concreto (quasi cinico) e cool. Se a questo aggiungi un tocco di Italianità elitaria ma che piace anche alle mamme/nonne, il potenziale è enorme.
Ma c'è anche un grosso rischio che è l'altra faccia della medaglia delle sue qualità: Renzi è un accentratore, un catalizzatore e dunque per sua stessa natura un potenziale fattore di frattura, come lo è stato Berlusconi.
 Prima di dirti degli altri due però devo tirare una riga.
Renzi parla come se l'8 si votasse per Chigi. Renzi ha detto che dopo l'8 il governo dovrà cambiare rotta. Non ha detto "Nascerà un nuovo PD". E' abbastanza evidente che in quanto a scelta di tematiche da mettere sul tavolo ed al modo di trattarle, Renzi giochi su un piano diverso dagli altri due. E questo rafforza ancora di più la sua posizione perche' in fin dei conti alla massa di quello che succederà al PD importa davvero poco.
Tornando ai due "veri" concorrenti per la segreteria, o forse agli unici cui interessa diventare segretari per fare i segretari, Civati mi sembra quasi sincero quando parla (e qui la sparo grossa lo so). Mi sembra soprattutto uno consapevole della realtà italiana e soprattutto del partito. E' un provocatore simpatico e anche l'unico, finora, che si è esposto in un'occasione, non celebrativa o mediatica (Leopolda o simili), ma ostica e spinosa come la sfiducia alla Cancellieri. Renzi è stato più abile tatticamente perche' per primo ha detto "fossi la Cancellieri, darei le dimissioni", ma nulla ha detto prima che la si votasse, sulla sfiducia.
Cuperlo è gradevole per quello che dice e per certi versi anche per come lo dice. E' però quel tipo di blasee che 3/4 di Italia non ha mai conosciuto e molti di quell'ultimo quarto si stanno scordando di cosa significhi esserlo.
No comment la voce di Cuperlo che secondo me è un vero e proprio handicap per lui.
Chiudendo, con un commento anche al "terzo lato del triangolo".
Ho la sensazione che si stia ripetendo per l'ennesima volta quella diabolica catena d'eventi gravi, storici, congressuali, finanziari, parlamentari, borsistici ecc, che ci porterà......nowhere.
Ma ci permetterà di rimandare ancora tutto in attesa che qualche manna dal cielo caschi sui cieli italici.

Confronto PD. Commenti epistolari

By: Unknown on: 09:15

martedì 19 novembre 2013

19 Novembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Ma perché Letta e Napolitano blindano Cancellieri? Non é un atto politico nei confronti del governo la sfiducia. La contestata inopportunità del ministro non ha rilevanza politica reale, se non in un paese di quaccheri, non in senso metaforico, in senso stretto. Per cui mi viene spontaneo pensare che se Premier e Presidente della Repubblica ci mettono la faccia con tanta determinazione, questo sia perché la Cancellieri é una fuoriclasse, una di cui non puoi fare a meno per realizzare il tuo piano. Però nessuno lo dice in modo particolarmente netto e chiaro.
Certo, in quest'era di Inquisizione 2.0 non ci si deve esporre troppo sennò ci si compromette (Cancellieri insegna per l'appunto). Quindi, malizioso, fantastico su "altro". In ogni caso, mi spiacerebbe se non si votasse una sfiducia perché sarebbe l'occasione di un evento storico per l'Italia...un precedente per il futuro. La prima volta in cui il parlamento statuisce che mentire é sbagliato, punibile e concretamente punito. Le dimissioni certo sarebbero la più efficace delle exit strategy. Non si deve neanche votare, la sfiducia. Che se la si votasse, seppur controvoglia, rappresenterebbe "il precedente" per cui nei futuri casi analoghi se ne dovrà tenere conto e seppur sempre ed ancor più di controvoglia si dovrà votare un'altra sfiducia e poi un'altra ancora...poi arriverà il giorno in cui non ci sarà più nessuno a votare la sfiducia di nessuno...

Interrogativi sulla Cancellieri

By: Unknown on: 15:20

giovedì 3 ottobre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910

3 Ottobre 2013
« Dame gentili non più sospiri;
tutti gli amanti sono incostanti;
un piede in terra un altro in mare,
non sospirate, fateli andare.
E in ogni guisa fra giochi e risa
mutate l’intimo vostro rovello
in un ironico bel ritornello.
Trallerallera, trallalallà. »
E' un passo dell'opera Shakespeariana "Molto Rumore per Nulla", ma dopo la sventata crisi di governo di ieri sembra un invito agli italiani a che non si cruccino poi troppo su quanto accaduto, son cose tipiche dei....politici.
Per altro è qualcosa che noi italiani facciamo con una certa naturalezza. Autocommiserandoci ma anche autocompiacendoci delle nostre sventure abbiamo creato il "tipo italico", colui che anche difronte ad un disastro sa prenderla con leggerezza, con una battuta.
E' inutile riassumere quanto accaduto ieri, 2 Ottobre 2013. Anche perché non è successo davvero nulla. Dopo un semestre il Governo in carica s'è presentato in Parlamento per una verifica della maggioranza ed ha incassato la fiducia. Prassi.
All'apertura dei lavori d'aula in senato ci trovavamo nella situazione che "o cadesse il governo o si spacca il PDL", ed all'uscita il governo era dove l'avevamo lasciato e il PDL tra un borbottio e l'altro, pure.
L'unica notizia della giornata è che è stato fatto il primo credibile passo verso la costituzione di una formazione politica di centro. Un primo passo perché Enrico Letta è un leader autorevole e la rappresentanza parlamentare che lo sostiene ha un peso specifico significativo, e credibile perchè la congiuntura è favorevole e anche l'elettorato sembra spingere in quella direzione.
Eppure si direbbe che si è tornati al punto dove ci trovavamo prima, nel 2008/2009, subito prima che nascessero il PD (2008) e il PDL (2009).
Prima di quel tempo eravamo nell'era del bipolarismo. Due blocchi, centrodestra e centrosinistra ciascuno con delle ali radicali con una rappresentanza parlamentare simbolica o poco più. Il centrodestra era composto da Forza Italia e Alleanza Nazionale, il centrosinistra invece dalla Margherita e dai DS.
Poi siamo entrati nell'era del bipartitismo all'americana o inglese. Pdl da una parte e PD dall'altra come GOP e Democratici in USA o Labour e Tories in UK.
In una nazione governata per quasi mezzo secolo da una straordinariamente eterogenea formazione politica come la DC, composta di correnti che andavano da destra a sinistra, ma assolutamente ne di destra ne di sinistra, ipotizzare il passaggio al bipolarismo sembrava una chimera parchè difficilmente si può realizzare una trasformazione così radicale in così poco tempo. Ancora più audace sembrò poi l'obiettivo del bipartitismo.
Infatti oggi per rappresentare il nuovo ma anche immutato assetto partitico potremmo sintetizzare così: l'AN di ieri è impersonata dai Falchi PDL di oggi, la Forza Italia di ieri dalle Colombe PDL di oggi, la Margherita, dalle Colombe PD ed i DS di ieri da i Falchi PD di oggi.
Qualche nome di partito è cambiato, qualche simbolo pure, i protagonisti no.

Il parlamento immutato

By: Unknown on: 09:13

lunedì 30 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910

La scelta di Silvio Berlusconi di spingere i "suoi" ministri alle dimissioni dal Governo guidato da Enrico Letta sta generando una complessa reazione a catena.
L'effetto sorpresa è stato pienamente ottenuto. In pochi avrebbero scommesso sulla mossa del Cavaliere. Sembrava potesse essere solo uno spauracchio, una minaccia mirata alla soluzione della propria questione giudiziaria ma nulla più, tenuto conto delle infinite emergenze cui deve far fronte l'Italia contemporanea.
Invece la minaccia è diventata azione.
La reazione a catena è incominciata tra le fila del PDL stesso dove i Ministri si sono dimessi in blocco in segno di lealtà al partito ed al suo leader, ma alcuni di loro oltre che personaggi di primissimo piano nel PDL hanno imposto una riflessione urgente.

Matteo Renzi l'aveva previsto quando nel corso dell'ultima campagna elettorale ha ripetutamente sostenuto che il PD avrebbe dovuto puntare a conquistare una parte dell'elettorato del PDL, la meno berlusconiana, la più moderata.
D'altronde la nascita stessa del PDL era apparsa un po' frettolosa, una risposta di pancia all'affronto di Fini. Era lecito dunque ipotizzare uno scenario come quello che oggi si sta componendo. Renzi ha senz'altro colto nel segno ma la sua intuizione potrebbe rivelarsi un boomerang.
Per il sindaco di Firenze non sarà affatto facile consolidare l'immagine di aggregatore trasversale di consensi se il prossimo 2 Ottobre il parlamento esprimerà una nuova maggioranza.
Enrico Letta infatti, in questi primi mesi di governo, se da una parte ha avuto ed ha, poco spazio di manovra per poter prendere provvedimenti d'impatto, dall'altra ha ottenuto un rilevante ritorno d'immagine sia in Italia che all'estero. Matteo Renzi inizia a non sembrare più l'unica "best option". Enrico Letta ha mostrato capacità di dialogo e di mediazione ben oltre gli standard conosciuti nel recente passato ed ora può tentare l'allungo sul sindaco di Firenze; perché l'attuale esperienza di governo, sommata ai precedenti incarichi a livello nazionale lo hanno trasformato in un "top player" e non più un giovane dalle belle promesse.
Il continuo rinvio del congresso PD e dunque della corsa alla segreteria infine sta logorando non poco Renzi.
Il rischio è che il messaggio dirompente ed innovativo di Matteo Renzi finisca per esser percepito come una litania furbetta, a furia di esser ripetuto, ma senza esser mai verificato.

Ora Matteo Renzi rischia grosso

By: Unknown on: 06:43

lunedì 23 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani  @gian2910

Nei giorni scorsi diverse testate hanno riferito di un cambio di strategia dei bossi palermitani per mantenere il controllo del territorio. Ma non solo: la crisi economica ha fatto si che il racket delle estorsioni a danno dei commercianti non sia più remunerativo. I commercianti non incassano e dunque non hanno più modo di pagare il pizzo. 
Per il procuratore aggiunto di Palermo, Teresa Principato, "Le estorsioni si rivelano meno remunerative perché in tempi di crisi economica diminuiscono gli appalti e i commercianti sono meno propensi a pagare. Cosi' il numero delle richieste estorsive cala e i boss tornano all'affare della droga".(cit. La Repubblica)
Quanto al controllo del territorio invece la questione è molto più delicata: se l'economia non gira e la gente soffre per i Boss diventa più difficile affermarsi come alternativa allo stato. 
Paradossalmente l'indigenza diffusa può diventare un'efficacissima arma per lo Stato nella lotta alla mafia. E' così che i mafiosi si starebbero riciclando in "problem solvers". Ricevono i cittadini del loro territorio, ascoltano i loro problemi (la difficoltà a trovare una casa economica per un giovane o le problematiche dei genitori che dovendo lavorare non sanno dove lasciare i figli piccoli) e si impegnano a risolverli o meglio, li risolvono (cosa che lo Stato non riesce a fare per ora).
La mia adolescenza è trascorsa ascoltando e (occasionalmente) dibattendo di temi, oggi definiti "i grandi temi" con gli adulti e così ho scoperto, prima le ideologie e poi i partiti politici che ne erano l'espressione, la voce.
Una volta evolutomi in giovane ed acquisito il diritto di voto, mi sono lungamente interrogato se e ad quale partito iscrivermi, a quale movimento "aderire". Già, aderire. Così era, una volta. Un cittadino che "la vedeva" in un certo modo cercava quale partito la vedesse come lui e vi aderiva, come militante iscritto o come elettore. I partiti erano fortemente caratterizzati da una netta prospettiva ideologica. Ognuno aveva un filosofo di riferimento, uno o più spesso, centinaia, di testi ispiratori ed un apparato di propaganda, più contemporaneamente noto come Media Relations Office.

I Comunisti parlavano di Lavoro, Trasporti e Geopolitica, i Socialisti di Impresa, Infrastrutture e Esteri, i Democristiani di Famiglia, Pubblica Amministrazione e Sanità. Ciascun partito aveva un colore, una bandiera ma soprattutto un'arma, un punto di forza, necessario, essenziale per sopravvivere o prevalere nella disputa politica.
Assieme al Muro nel 1989 sono caduti i punti di riferimento ideologici dei partiti e forse anche la loro ragion d'essere. Sono sopravvissuti fino ad oggi ma come?
Prima la contrapposizione ideologica tra partiti era forte ma rispettosa e spesso anche leale.
Contrapposizione. Rispetto. Lealtà. 
Poi s'è diffuso il "political correct", contestualmente alla caduta di Muro ed ideologie .
In questo tempo dominato da un compassionevole relativismo qualunquista è impensabile che un qualsiasi partito si assuma la responsabilità di una vera contrapposizione.
La prudente astensione, di tutti, dall'esprimere una posizione chiara sull'accessibilità politica di Silvio Berlusconi è stata il compromesso pilatesco, condiviso trasversalmente, per cui tutta la classe politica si compatta, tutta per uno, perché uno può eliminare tutti.
Nessuna contrapposizione dunque. 
Tanto meno lealtà, come le dinamiche delle intenzioni di voto e dei voti espressi, hanno svelato, in occasione dell'episodio dei franchi tiratori PD per la candidatura Prodi al Quirinale.
Rispetto infine non è che un vocabolo svuotato di significato. 
La qualità dell'insulto contemporaneo è, e spero rimanga, un unicum da record.   
La principale anomalia contemporanea è dunque il fatto che non siano più i cittadini ad aderire ad un partito in cui si riconoscono ma siano i partiti a rivolgersi ai cittadini per soddisfare quanto viene loro richiesto. 

Ed i partiti si rivolgono ad un pubblico trasversale, una sorta di target commerciale. E' diventato quasi irrilevante il background ideologico o l'eventuale militanza. I cittadini sono diventati dei "consumatori di voto". I partiti, adottati stili e strumenti del marketing, per massimizzare il ritorno non si rivolgono più al proprio elettorato di riferimento ma a tutto l'elettorato (vedi la polemica sul tentativo di Matteo Renzi di conquistare elettori PDL per il suo PD).
La campagna elettorale tedesca che si è chiusa ieri con il voto che ha visto trionfare Angela Merkel è senz'altro la più recente prova del dissolvimento dei partiti. Nessuno dei due candidati principali ha puntato su temi e progetti ma piuttosto sulla loro credibilità individuale. La contrapposizione politica è stata sapientemente evitata da Merkel e Steinbrueck. Stessa cosa è accaduta in Italia qualche mese fa. I partiti si sono "scontrati" su temi come l'omofobia ma sui "grandi temi" erano tutti allineati. Certamente si può obiettare che in Italia la situazione era ben diversa da quella tedesca. C'era un'emergenza da affrontare che non lasciava spazio al dibattito politico. Ma il fatto che le ricette dei partiti fossero tutte più o meno uguali è la dimostrazione dell'inutilità sopravvenuta dei partiti. Le ricette non contano. Contano solo gli Chef. 
Oramai c'è un solo ed universale obiettivo della politica, un idolo 2.0; il benessere.


No Identità, no Party

By: Unknown on: 05:37

 

Our Team Members

Copyright © appoggio ghyan | Designed by Templateism.com | WPResearcher.com | Blogger Templates