lunedì 30 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910

La scelta di Silvio Berlusconi di spingere i "suoi" ministri alle dimissioni dal Governo guidato da Enrico Letta sta generando una complessa reazione a catena.
L'effetto sorpresa è stato pienamente ottenuto. In pochi avrebbero scommesso sulla mossa del Cavaliere. Sembrava potesse essere solo uno spauracchio, una minaccia mirata alla soluzione della propria questione giudiziaria ma nulla più, tenuto conto delle infinite emergenze cui deve far fronte l'Italia contemporanea.
Invece la minaccia è diventata azione.
La reazione a catena è incominciata tra le fila del PDL stesso dove i Ministri si sono dimessi in blocco in segno di lealtà al partito ed al suo leader, ma alcuni di loro oltre che personaggi di primissimo piano nel PDL hanno imposto una riflessione urgente.

Matteo Renzi l'aveva previsto quando nel corso dell'ultima campagna elettorale ha ripetutamente sostenuto che il PD avrebbe dovuto puntare a conquistare una parte dell'elettorato del PDL, la meno berlusconiana, la più moderata.
D'altronde la nascita stessa del PDL era apparsa un po' frettolosa, una risposta di pancia all'affronto di Fini. Era lecito dunque ipotizzare uno scenario come quello che oggi si sta componendo. Renzi ha senz'altro colto nel segno ma la sua intuizione potrebbe rivelarsi un boomerang.
Per il sindaco di Firenze non sarà affatto facile consolidare l'immagine di aggregatore trasversale di consensi se il prossimo 2 Ottobre il parlamento esprimerà una nuova maggioranza.
Enrico Letta infatti, in questi primi mesi di governo, se da una parte ha avuto ed ha, poco spazio di manovra per poter prendere provvedimenti d'impatto, dall'altra ha ottenuto un rilevante ritorno d'immagine sia in Italia che all'estero. Matteo Renzi inizia a non sembrare più l'unica "best option". Enrico Letta ha mostrato capacità di dialogo e di mediazione ben oltre gli standard conosciuti nel recente passato ed ora può tentare l'allungo sul sindaco di Firenze; perché l'attuale esperienza di governo, sommata ai precedenti incarichi a livello nazionale lo hanno trasformato in un "top player" e non più un giovane dalle belle promesse.
Il continuo rinvio del congresso PD e dunque della corsa alla segreteria infine sta logorando non poco Renzi.
Il rischio è che il messaggio dirompente ed innovativo di Matteo Renzi finisca per esser percepito come una litania furbetta, a furia di esser ripetuto, ma senza esser mai verificato.

Ora Matteo Renzi rischia grosso

By: Unknown on: 06:43

sabato 28 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910

Il 26 Settembre scorso il quotidiano britannico The Guardian ha pubblicato per mano di Ben Quinn un'indiscrezione su un cambio di strategia mediatica del Ministero della Difesa di sua Maestà la Regina.
Il primo passo sarà quello di moderare il profilo cerimoniale del rientro delle salme dei caduti in azione nei vari scenari dove le forze armate inglesi sono coinvolte.
La seconda proposta suona come un'imbeccata dei cugini USA: graduale disimpegno di forze regolari e maggior coinvolgimento di contractors, veicoli privi di insegne e forze speciali.
Un thinktank del Ministero della Difesa infatti avrebbe evidenziato come l'opinione pubblica sia meno turbata in caso di vittime tra i reparti d'elite o tra mercenari.
Le prime reazioni da parte delle famiglie dei caduti sono state piuttosto aspre; Deborah Allbutt, moglie di Stephen caduto sotto fuoco amico, nel 2003 in Iraq ha bollato il new deal mediatico inglese come "nascondere la polvere sotto al tappeto, mortificando chi è pronto a dare la vita per il proprio paese".
Il documento, redatto dal Centro Concetti e Dottrina, definendo gli stadi del piano di riforma della comunicazione della Difesa, "mirato alla riduzione dell'emotività del pubblica per le perdite in operazioni militari, deve inculcare la convinzione che combattere possa comportare sacrifici e perdite e che questi rischi sono assunti consapevolmente e volontariamente come parte del proprio impegno professionale". 
La reticenza dell'opinione pubblica inglese all'ipotesi di un coinvolgimento nel conflitto siriano ha suggerito un'ulteriore accorgimento. Il documento del DCDC infatti sottolinea come le ragioni del coinvolgimento in un conflitto devono "essere diffuse al pubblico in modo chiaro".
Sempre lo studio infatti rileva che forze armate e Governo siano stati ingannati da un presupposto errato secondo cui il pubblico sarebbe diventato "meno propenso al rischio" in seguito alle campagne di Iraq e Afghanistan.
"Storicamente, una volta che si è convinto il pubblico che c'è un interesse alla base del conflitto, questo è più disponibile a sostenere i rischi e ad accettare l'eventualità di vittime come conseguenza dell'uso della forza."
A sostegno di questa tesi sono stati ricordati i dati relativi ad un robusto consenso in altri conflitti del passato come il conflitto delle Falkland e le operazioni in Irlanda del Nord. "Qualora l'opinione pubblica, non sia convinta della valenza, a tutela del proprio benessere, dello sforzo bellico, sarà meno incline ad accettare che feriti o vittime facciano parte del gioco"
Il documento prosegue aggiungendo che "Il pubblico è più informato, così come il nemico ha imparato a sfruttare i nuovi media e dunque convincere il popolo della necessità di accettare i rischi di un conflitto è diventato più difficile e non di meno essenziale".
Leggere di questo rapporto, collocandolo in un contesto più generale di nuovi equilibri geopolitici, non può non indurre una certa inquietudine.
Gli USA la nazione, storicamente più propensa e impegnata in campagne belliche, oggi è in piena fase evolutiva.
Grazie all'autosufficienza energetica, recentemente acquisita, sono in fase di ridefinizione di obiettivi e strategie geopolitiche. Ma soprattutto, per la prima volta nella storia contemporanea, è oggetto di dibattito il ruolo degli USA come supremo custode e promotore della libertà.
Questo sembrerebbe essere il fondamento del forte impulso che l'Amministrazione Obama ha dato all'uso di droni o forze speciali per "eliminazioni chirurgiche" del nemico. Un nemico non più identificabile come espressione di una nazione ma piuttosto una rete di individui accomunati da un'unica missione. 
L'inquietudine citata poco fa nasce dal rilievo che lo spirito che anima questa "rivoluzione comunicazionale" della Difesa somigli molto allo spirito che ha determinato il restyling mediatico delle istituzioni finanziarie uscite malconce dalla crisi del 2008.
Prima della crisi la matematica finanziaria, la scienza preposta all'invenzione di nuove soluzioni d'investimento, si atteneva ai principi della scuola classica. Un modello matematico chiuso (a variabili impreviste) fondato su una sequenza logica di cause ed effetti sostenuta da dati statistici compilativi e previsionali. 
Sono sintesi giornalistiche, non quelle di un esperto di statistica o matematica finanziaria ma sono il frutto di domande e risposte rivolte e condivise con veri sapienti del settore.
La crisi del 2008, oltre agli effetti sull'economia reale ha indotto il sistema finanziario, all'epoca sul banco degli imputati mediatici (ahimè mai su quello di un'aula di tribunale) a rifarsi il trucco. E' iniziata ad emergere una nuova scuola di pensiero matematico finanziario. Una scuola che non ignorava variabili imprevedibili, come la scuola classica, ma che addirittura non le prevedeva soltanto. Si fonda infatti, sull'assunto che eventi imprevedibili (cigni neri), anche fortemente negativi, se considerati con distacco in quanto eventi rari ma statisticamente prevedibili, possono essere letti anche come opportunità.
Un infusione d'ottimismo per le masse. Un'occasione per dar libero sfogo a bramosia ed ingordigia per le elites danarose transnazionali.
La seconda Guerra del Golfo infatti, oltre che una ghiotta occasione, per pochi happy few, di arricchimento smisurato quanto impudico (vedi vicenda appalti Haliburton), è stata anche propulsore e motore di tutta un'era di relativa prosperità e stabilità economica americana.
Quello del Ministero della Difesa Inglese, sarà dunque solo uno degli step di una strategia più complessa secondo cui, non è tanto questione di celebrare il sacrificio dei soldati caduti o di onorarne la memoria, ma piuttosto una tappa del percorso che porterà i popoli ad interpretare un "cigno nero" (come un conflitto od un attacco terroristico) un'opportunità, un impulso positivo mirato ad un obiettivo riconosciuto e condiviso: la crescita del benessere?


Quattordici giorni dopo aver pubblicato questo articolo, sono incappato in quest'altro pezzo sul tema che vi cito per approfondimenti

Il Daily Mail dell'11 Ottobre 2013


















Addolcire le pillole (New link 10/10/13)

By: Unknown on: 13:22

giovedì 26 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani  @gian2910

Ho avuto il privilegio di ascoltare le considerazioni, sulle operazioni Telecom, conclusa e Alitalia, in fase di svolgimento, da parte di una voce competente, esperta, colta oltre che personaggio di altissimo profilo in casi analoghi, ma ai tempi della Prima Repubblica.  

Eccole.


Telecom Italia

"Dicono: gli spagnoli hanno comprato Telecom. NO. Telefonica e passata da una posizione di maggioranza relativa ad una posizione di maggioranza assoluta nella scatola Telco, che detiene la maggioranza relativa in Telecom. In altre parole sono sparite le banche nella scatola. L'operazione è tra privati, in una società non quotata e quindi nessuno deve metterci il becco."

Non credo sia necessario ricordare gli interventi, sul tema, di tutta la classe politica. Oltre a chiedere con veemenza che il governo riferisse in aula, leader politici e opinion leader hanno proposto interventi, suggerito correzioni, ipotizzato scenari qualora l'intervento pubblico fosse l'uno o l'altro.

"Un maggiore coinvolgimento di "uno del mestiere" nell'azionariato  non può che essere utile a Telecom nella definizione di strategie e altro. (Fino ad ora che aiuto hanno dato le banche tranne che metterci ottusamente dei soldi?) Poichè più del 70 percento delle azioni Telecom sono sul mercato e quindi presumibilmente nelle mani di azionisti singoli e in gran parte italiani questi non possono che essere contenti di avere, in portafoglio, i titoli di una società che genera ricchezza e non è più una fabbrica di perdite. Dicono: la rete fissa è strategica e va scorporata. A parte che qualcuno poteva pensarci prima ma, chiamiamo le cose con il loro nome: se del caso la RETE FISSA VA COMPERATA (scorporata non vuol dire niente-e solo una modalità) ovviamente con soldi pubblici. Ma tra tutte le cose da fare in Italia e questa una priorità.?? Non credo."

Sarebbe legittimo a questo punto porsi una domanda: se si stanno cedendo ad investitori esteri i nostri asset strategici, come si trasformerebbe il ruolo ed il potere dello Stato Italiano su industria e finanza?

Alitalia 

"Alitalia e una azienda fuori mercato da tempo immemorabile per cento motivi. Alcuni anni fa dopo l'ennesima crisi e ripianamento delle perdite con soldi dello Stato, Berlusconi chiamò 10 industriali di primo livello invitandoli a versare 100mln di euro, ciascuno per un totale di 1mld di euro. I più accorti, apparendo evidente che erano soldi buttati, cercarono di sfilarsi riducendo l'obolo o rifiutandosi proprio di versalo. 
Vi fu qualcuno (tra i minori e meno conosciuti) che invece si fece avanti confidando di entrare, così, nelle grazie del Premier e sperare di ricavarne delle contropartite su altri tavoli. 
A conti fatti (e soldi perduti) o ci sono state delle contropartite occulte , sempre a carico dello Stato, oppure Berlusconi ha tirato un memorabile pacco a tutti questi . In tutti e due i casi è una porcheria.  I PDL dicono che era  una operazione di bandiera. si ma le operazioni di bandiera si fanno quando si possono fare, non quando non si dispone delle risorse necessarie, condizione attuale dello Stato. 
Veniamo a oggi. 
Una azienda in cronica perdita non può essere venduta  ma va regalata probabilmente con cospicua dote. E cosi che finirà. Dato che va regalata almeno si scelga il destinatario giusto. AirFrance non lo è. 
Perché ha molti degli stessi guai che affliggono Alitalia (perdite, 2800 esuberi , etc) e perché non potrà fare altro che utilizzare il mercato italiano come federaggio a Parigi trasformando la compagnia in un vettore regionale di scarsa rilevanza. 
Due zoppi non fanno uno che cammina diritto. 
Diverso sarebbe regalarla con dote a un vettore asiatico sano che voglia entrare nel mercato europeo con un sotto hub a Milano nel cuore dell'Europa.  
La sede di Roma va comunque chiusa perché decentrata e con costi del personale fuori mercato (do you know Easyjet?), ma almeno si creerebbero posti di lavoro a costi competitivi nel nord."

Forse non ci si è rivolti ad un vettore asiatico per la ben nota e diffusa preoccupazione che uno "straniero", che viene da lontano, e non un cugino d'oltralpe, che comunque è uno "straniero", possa sottrarci risorse e potere. 
E' questo il "senso" dell'Unione Europea?

Telecom e Alitalia viste da occhi esperti

By: Unknown on: 13:14
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Il 23 ottobre 2002 a Mosca, un commando Ceceno ha fatto irruzione nel teatro Dubrovka e dopo un breve conflitto  a fuoco ha sequestrato il pubblico presente in sala, 850 persone.
Dopo un assedio di due giorni e mezzo le forze speciali russe del Gruppo Alpha hanno immesso nel sistema di ventilazione del teatro un agente chimico tutt'ora sconosciuto e hanno liberato il teatro. I 40 componenti il commando sono stati uccisi nell'operazione e 130 sono state le vittime dei terroristi. 

Il 4 Febbraio 2013 un blitz dell'FBI ha liberato Ethan il piccolo di 5 anni sequestrato sul suo scuola bus e tenuto prigioniero per 7 giorni in un bunker in Alabama da un veterano del Vietnam. Nel corso del blitz il sequestratore, Jimmy Lee Dykes è stato ucciso.
Sabato 21 Settembre 2013, Nairobi Kenya. Un commando di circa 17 persone, identificatosi come affiliato ad al-Shabab ha preso in ostaggio gli avventori del centro commerciale Westgate.
Il numero delle vittime non è ancora stato accertato. Poco più di 70 persone uccise stando alle fonti ufficiali a cui andrebbero aggiunte altre 137 persone stando a quanto diffuso via Twitter dai terroristi. 
Tre casi uniti da un filo affatto sottile. La massiccia presenza dei media sul luogo ha inciso in modo non marginale sulle operazioni di salvataggio.
Il caso del piccolo Ethan è senza dubbio il più significativo. Come già detto, Jimmy Lee Dykes, il rapitore  si è barricato assieme alla sua vittima, in un bunker sotterraneo.
Appena sentita la notizia d'impulso ho pensato: Dykes si è infilato in un vicolo cieco e un blitz per liberare Ethan non dovrebbe essere nè difficile nè rischioso. Poi seguendo la cronaca dei fatti in tv ho sentito un passaggio chiave; il rapitore, comunicando con l'esterno ha messo in guardia le autorità che, avendo lui modo di monitorare qualsiasi cosa accadesse fuori dal bunker, avendo diversi televisori sintonizzati sui canali all news USA, se avesse visto qualcosa di anomalo avrebbe ucciso l'ostaggio. 
In quel momento mi sono chiesto: ma il diritto di cronaca e il diritto all'informazione quanto valgono, se per garantirli si mette in pericolo la vita di una persona?
Tenuto conto dell'incremento del numero di azioni violente che prevedono una partecipazione in tempo reale dei media, sarà un tema da dibattere velocemente per evitare che i rischi diventino effetti collaterali. 

Effetti collaterali delle notizie

By: Unknown on: 03:47

lunedì 23 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani  @gian2910

Nei giorni scorsi diverse testate hanno riferito di un cambio di strategia dei bossi palermitani per mantenere il controllo del territorio. Ma non solo: la crisi economica ha fatto si che il racket delle estorsioni a danno dei commercianti non sia più remunerativo. I commercianti non incassano e dunque non hanno più modo di pagare il pizzo. 
Per il procuratore aggiunto di Palermo, Teresa Principato, "Le estorsioni si rivelano meno remunerative perché in tempi di crisi economica diminuiscono gli appalti e i commercianti sono meno propensi a pagare. Cosi' il numero delle richieste estorsive cala e i boss tornano all'affare della droga".(cit. La Repubblica)
Quanto al controllo del territorio invece la questione è molto più delicata: se l'economia non gira e la gente soffre per i Boss diventa più difficile affermarsi come alternativa allo stato. 
Paradossalmente l'indigenza diffusa può diventare un'efficacissima arma per lo Stato nella lotta alla mafia. E' così che i mafiosi si starebbero riciclando in "problem solvers". Ricevono i cittadini del loro territorio, ascoltano i loro problemi (la difficoltà a trovare una casa economica per un giovane o le problematiche dei genitori che dovendo lavorare non sanno dove lasciare i figli piccoli) e si impegnano a risolverli o meglio, li risolvono (cosa che lo Stato non riesce a fare per ora).
La mia adolescenza è trascorsa ascoltando e (occasionalmente) dibattendo di temi, oggi definiti "i grandi temi" con gli adulti e così ho scoperto, prima le ideologie e poi i partiti politici che ne erano l'espressione, la voce.
Una volta evolutomi in giovane ed acquisito il diritto di voto, mi sono lungamente interrogato se e ad quale partito iscrivermi, a quale movimento "aderire". Già, aderire. Così era, una volta. Un cittadino che "la vedeva" in un certo modo cercava quale partito la vedesse come lui e vi aderiva, come militante iscritto o come elettore. I partiti erano fortemente caratterizzati da una netta prospettiva ideologica. Ognuno aveva un filosofo di riferimento, uno o più spesso, centinaia, di testi ispiratori ed un apparato di propaganda, più contemporaneamente noto come Media Relations Office.

I Comunisti parlavano di Lavoro, Trasporti e Geopolitica, i Socialisti di Impresa, Infrastrutture e Esteri, i Democristiani di Famiglia, Pubblica Amministrazione e Sanità. Ciascun partito aveva un colore, una bandiera ma soprattutto un'arma, un punto di forza, necessario, essenziale per sopravvivere o prevalere nella disputa politica.
Assieme al Muro nel 1989 sono caduti i punti di riferimento ideologici dei partiti e forse anche la loro ragion d'essere. Sono sopravvissuti fino ad oggi ma come?
Prima la contrapposizione ideologica tra partiti era forte ma rispettosa e spesso anche leale.
Contrapposizione. Rispetto. Lealtà. 
Poi s'è diffuso il "political correct", contestualmente alla caduta di Muro ed ideologie .
In questo tempo dominato da un compassionevole relativismo qualunquista è impensabile che un qualsiasi partito si assuma la responsabilità di una vera contrapposizione.
La prudente astensione, di tutti, dall'esprimere una posizione chiara sull'accessibilità politica di Silvio Berlusconi è stata il compromesso pilatesco, condiviso trasversalmente, per cui tutta la classe politica si compatta, tutta per uno, perché uno può eliminare tutti.
Nessuna contrapposizione dunque. 
Tanto meno lealtà, come le dinamiche delle intenzioni di voto e dei voti espressi, hanno svelato, in occasione dell'episodio dei franchi tiratori PD per la candidatura Prodi al Quirinale.
Rispetto infine non è che un vocabolo svuotato di significato. 
La qualità dell'insulto contemporaneo è, e spero rimanga, un unicum da record.   
La principale anomalia contemporanea è dunque il fatto che non siano più i cittadini ad aderire ad un partito in cui si riconoscono ma siano i partiti a rivolgersi ai cittadini per soddisfare quanto viene loro richiesto. 

Ed i partiti si rivolgono ad un pubblico trasversale, una sorta di target commerciale. E' diventato quasi irrilevante il background ideologico o l'eventuale militanza. I cittadini sono diventati dei "consumatori di voto". I partiti, adottati stili e strumenti del marketing, per massimizzare il ritorno non si rivolgono più al proprio elettorato di riferimento ma a tutto l'elettorato (vedi la polemica sul tentativo di Matteo Renzi di conquistare elettori PDL per il suo PD).
La campagna elettorale tedesca che si è chiusa ieri con il voto che ha visto trionfare Angela Merkel è senz'altro la più recente prova del dissolvimento dei partiti. Nessuno dei due candidati principali ha puntato su temi e progetti ma piuttosto sulla loro credibilità individuale. La contrapposizione politica è stata sapientemente evitata da Merkel e Steinbrueck. Stessa cosa è accaduta in Italia qualche mese fa. I partiti si sono "scontrati" su temi come l'omofobia ma sui "grandi temi" erano tutti allineati. Certamente si può obiettare che in Italia la situazione era ben diversa da quella tedesca. C'era un'emergenza da affrontare che non lasciava spazio al dibattito politico. Ma il fatto che le ricette dei partiti fossero tutte più o meno uguali è la dimostrazione dell'inutilità sopravvenuta dei partiti. Le ricette non contano. Contano solo gli Chef. 
Oramai c'è un solo ed universale obiettivo della politica, un idolo 2.0; il benessere.


No Identità, no Party

By: Unknown on: 05:37

venerdì 20 settembre 2013




Il 17 Settembre scorso è stata inaugurata una mostra dove, per la prima volta in terra d'Israele è stata esposta "L'annunciazione di San Martino alla Scala" del Botticelli.
L'imponente opera, che prima d'essere ospitata nella Galleria degli Uffizi, decorava una loggia dell'Ospedale San Martino alla Scala di Firenze sarà visitabile nelle Aaron and Blima Shickman Old Masters Galleries per 4 mesi
Come commentato dal Jerusalem Post, il gesto degli Uffizi d'aver prestato l'opera all'Israel Museum di Gerusalemme, va inteso come un omaggio del Governo Italiano ai 65 anni d'indipendenza dello stato d'Israele che ricorrono nel 2013.
E' curioso l'antefatto. 
La mostra era stata programmata da tempo dal Ministro Bray e dal suo omologo israeliano Limor Livnat ma i recenti sviluppi della guerra civile Siriana ne avevano messo in dubbio l'apertura.
La preoccupazione era legata ad un'eventuale escalation militare ed estensione ai paesi confinanti ma in particolar modo al rischio dell'eventuale ricorso ad armi chimiche.
Il Governo italiano infatti avrebbe congelato il programma in attesa delle necessarie verifiche sui sistemi di sicurezza ed una volta completate ha dato il via libera.

Arte e guerra

By: Unknown on: 03:21

mercoledì 18 settembre 2013

Nel Gennaio 2013 l'Agenzia delle Entrate ha presentato il nuovo sistema di verifiche fiscali subito ribattezzato il Redditometro 2.0. La presentazione è stata accompagnata dal consueto fiume di polemiche ed allarmi. Anche questo blog ne ha parlato intitolando il posto "Depenalizzata l'evasione fiscale" (20/08/2013).
Il nuovo strumento avrebbe monitorato 35.000 contribuenti l'anno e segnalato ogni scostamento tra redditi dichiarati e spese sostenute, superiore al 20%. 

                                          

Nell'immagine affianco, l'articolo dell'Avv. Nicola Tasco da Huffingtonpost.it che definisce il Redditometro 2.0 un inferno dantesco. In coda al pezzo sottolineato in rosso la precisazione relativa al numero di verifiche annue previste (35000).







Oggi Corriere.it ha pubblicato il testo della lettera che l'Agenzia delle Entrate si appresta ad inviare ai contribuenti segnalati dal sistema per uno scostamento redditi/spese superiore al 20%.

Leggete l'apertura dell'articolo sottolineata in rosso.

35.000 controlli l'anno e 35.000 lettere a contribuenti irregolari....tutti!
Siamo tutti evasori!!

L'Italia ha un problema!

L'Italia ha un problema

By: Unknown on: 04:39

lunedì 16 settembre 2013

E' dall’inizio dell’estate che è s’è ravvivato il dibattito sulla rimodulazione dei piani d'incentivi alle fonti d'energia rinnovabili. I media italiani (quasi solo quelli web based però) riportano il susseguirsi di dichiarazioni o iniziative ma senza offrire una visione sistemica del tema.
Il 9 Luglio scorso il direttore dell'Agenzia Energetica Internazionale (IEA), Maria van der Hoeven, commentando il rapporto "Medium-Term Renewable Energy Market Report" ha annunciato che entro 3 anni le rinnovabili diventeranno la seconda fonte per la produzione di energia elettrica, dopo il carbone. Ciò nonostante ha precisato che non tutti i tipi di rinnovabili hanno ancora bisogno di un sostegno politico istituzionale e che dunque sforzi e risorse non si distribuiscano più a pioggia come è stato fatto finora ma con azioni mirate. Il sistema nel suo complesso, però, per raggiungere l'obiettivo di diventare un mercato affidabile va rafforzato con politiche a lungo termine che individuino e definiscano i confini di un modello normativo specifico.
15 giorni dopo la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) ha compiuto un passo concreto nella direzione indicata dal direttore dell'IEA, annunciando il taglio dei finanziamenti alle centrali a carbone. Un segnale colto apparentemente anche dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS) che ha annunciato la nuova strategia energetica che prevede la concessione di finanziamenti al carbone solo ed esclusivamente in rare circostanze. 
Il WWF, per bocca del responsabile Clima ed Energia Maria Grazia Midulla, plaude all’iniziativa BEI e sollecita la BERS perché si unisca nello sforzo di accelerare il processo di sostituzione del carbone.  Contestualmente il  Commissario  Europeo all’Energia Gunther Oettinger ha rilanciato l’appello di Maria van der Hoeven sull’urgenza di politiche a lungo termine che facilitino il raggiungimento degli obiettivi della politica energetica comunitaria.
Le urgenze evidenziate sia dalla Commissione Europea che dalla IEA rispondono all’esigenza strategica di non perdere posizioni rispetto ai “rivali” americani e cinesi nella sfida economica, energetica ed ambientale attuale e futura.  Il 27 Agosto 2013 un rapporto Bloomberg New Energy Finance ha previsto che la Cina entro il 2030 raddoppierà la propria capacità energetica e metà degli impianti sarà ad energia rinnovabile. Si stima un ragguardevole investimento  da parte di Pechino (€3.900 mld) , ma non di meno fruttifero, tenuto conto che il piano cinese attrarrà investimenti esteri per circa €1.500mld.
E in Italia? Qui veniamo alla ragione di questo approfondimento.
Ricostruire cronologicamente il dibattito e le iniziative legislative è funzionale ad una visione di insieme che permetta anche di valutare l’azione di ciascun soggetto. E’ inutile, in questa sede, ricordare quali siano le urgenze e le sfide attuali del governo italiano ma è fondamentale monitorare l’iniziativa politica e valutare i provvedimenti assunti.
Il 2 Settembre scorso il Ministro per le Attività Produttive Flavio Zanonato è tornato sulla rimodulazione degli incentivi alle rinnovabili annunciando la spalmatura su più anni del costo degli incentivi stessi ricalcando il modello dei club calcistici in difficoltà che, pur di non perdere una stella, propongono un  prolungamento del contratto per estendendo temporalmente l’ammortamento dei costi. E’ un iniziativa a basso impatto, in prospettiva (essendo prevista la copertura dei costi in 18 anni) ma ad alta redditività considerato che la spalmatura permetterà lo sblocco immediato di circa €3mld da destinare a famiglie ed imprese.
Questo è un segnale importante del Governo Letta che rafforza il proprio impegno per il sostegno del processo di rinnovamento delle fonti energetiche senza dimenticare quali siano le priorità.

L’importanza ma soprattutto l’efficacia di questa linea politica è stata evidenziata anche dal Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati, Ermete Realacci, annunciando che il tra le 14 e le 16 del 16 Giugno 2013, per la prima volta nella storia, le fonti rinnovabili hanno colmato l’intero fabbisogno energetico italiano e che dunque il prezzo dell’energia elettrica, in quelle due ore è stato pari a 0.

La scorsa settimana però 9 multinazionali energetiche hanno sottoscritto una proposta  presentata al  Parlamento Europeo dall’ad Eni Paolo Scaroni, in cui si invoca il taglio dei sussidi alle rinnovabili perché costituiscono “aggravi impropri che gravano  per il 18% sulla bolletta”. Scaroni criticando duramente la politica energetica europea ha aggiunto che questa “non ha prodotto i risultati attesi”. 

Nella proposta  si auspica che i costi che i consumatori devono sostenere corrispondano ai valori di mercato e non siano invece un mezzo per finanziare altre politiche. 


Storia recente delle energie rinnovabili

By: Unknown on: 08:19

venerdì 13 settembre 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910
La serie tv più attesa, in Italia, di questa stagione è "The Newsroom".
Uscita negli USA nel Giugno 2012 e ora al giro di boa della seconda stagione in Italia sarà trasmessa su Rai 3 in autunno. 
E' degna di nota?
E' lo spaccato della redazione del programma informativo di punta di ACN (Atlantic Cable Network), arricchito, forse in modo eccessivo, da ben note dinamiche relazionali tra i personaggi: amore, ambizione, amicizia, tradimento. "The Newsroom" è l'ultima serie di una cronologia recente che ha acceso una luce sul mondo della politica e delle news aggiungendosi ai format classici, polizieschi, legal, ospedalieri o fantascientifici.
Questo nuovo filone narrativo è fortemente legato alla figura di Barak Obama, vuoi per delle allusioni piuttosto esplicite (vedi "24" con Keifer Sutherland dal 2001 al 2010, con il primo candidato alla Casa Bianca afroamericano) o con riferimenti diretti come in "The Newsroom" appunto. 
La prima campagna presidenziale di Barak Obama ha riacceso la passione, l'idealismo degli americani. E' stata tanto travolgente da finir con l'esser ricordata quasi solo per lo spirito piuttosto che per i contenuti, soprattutto oggi. Questo naturalmente si riflette anche nel percorso evolutivo di trame e contesti delle serie televisive. "24" nacque in un contesto dove il pubblico americano stava incominciando ad "abituarsi" allo shock emotivo dell'11 Settembre e delle successive campagne belliche oltremare. Dunque era stata pensata quasi in contemporanea (è senz'altro malizioso sospettare che le due cose siano collegate) con l'ascesa di Obama. Non a caso Jack Bauer (Kiefer Sutherland) il protagonista, è un personaggio ispirato molto più alla figura di un eroe mitologico che ad uno 007 iper tecnologico.
Poi con il tempo e soprattutto con la crisi economico finanziaria globale, il mood è cambiato radicalmente e di conseguenza le produzioni commerciali. 
I leader di oggi hanno perso autorevolezza schiacciati dallo strapotere della finanza, travolti da scandali e  perpetuamente oggetto di una qualsiasi forma di contestazione e allora finiscono in secondo piano nelle serie Tv, o spariscono addirittura. Le dinamiche del "sistema/apparato" (in "House of Cards"), fatte di correnti politiche, tattiche di spin e strategie di mediazione, o le possibili falle di un sistema di difesa così maestoso, quanto pericolosamente invasivo e abusivo delle libertà individuali (in "Homeland") sono più d'attualità. 
Di questo filone narrativo dunque, la prima fu proprio "24" seguita poi da "Homeland, "House of Cards", "Political Animals" e "The Newsroom" tutte nel giro di un triennio, anche se per correttezza si dovrebbe ricordare la vera capostipite che fu "The West Wing", che ha debuttato nel 1999.
Il protagonista;di The Newsroom, Will McAvoy (Jeff Daniels) è un giornalista integro, tagliente e scrupoloso che ripetutamente ricorda di essere iscritto tra le liste elettorali del GOP (Grand Old Party Repubblicano), pur essendo piuttosto incline al sostegno pregiudiziale delle politiche dell'amministrazione Obama.
La sua nuova produttrice esecutiva è MacKenzie McHale (Emily Mortimer), embedded per anni nel contingente USA in Iraq e Afganistan, sua ex e fedifraga.
Le dinamiche tra i due e quelle tra gli altri personaggi (ahimè preponderanti nel racconto) sono il lato meno originale ed incuriosente della serie.
Il mondo delle redazioni e le tecniche di manipolazione dell'informazione saranno sicuramente l'elemento più accattivante per il pubblico italiano, non di settore. 
In diversi momenti si può osservare da bordo campo come agisce una redazione, come sceglie le notizie da diffondere, come sceglie il taglio con cui diffonderle, fino a quali sono le misure e contromisure per verificare la fondatezza di un'indiscrezione o di una soffiata.
L'ispirazione politica della trama è quasi sfacciata e forse anche per questo, oltre che per l'abilità di regista e sceneggiatori, nient'affatto fastidiosa. Per una discreta quantità di episodi della prima stagione  il tema è stato il tiro al piccione scatenato dai media liberal nei confronti del nascente movimento ultra conservatore dei Tea Party.
Qua e là nelle 18 puntate andate finora in onda negli USA si cogliono frequentemente riferimenti critici e/o ironici alle contraddizioni sui temi dell'omofobia e del razzismo, nei personaggi di spicco del Partito Repubblicano. Ma come già detto non risulta come un prodotto fazioso o di lobby.
E' una serie gradevole, snella, con degli ottimi interpreti (Emily Mortimer da Emmy) ma francamente poca roba rispetto a "Homeland" e alla prima stagione di "House of Cards" (di cui si attende a breve season 2)

The Newsroom: il mondo dell'informazione nella seconda era di Barak Obama.

By: Unknown on: 07:20

giovedì 12 settembre 2013

Veltroni non è mai stato comunista.
Alemanno mai stato fascista.
Nessuno ha mai votato Berlusconi quando aveva una maggioranza quasi bulgara.
Nessuno ha votato Bersani alle primarie PD quando al ballottaggio ha vinto col 70%.
Nessuno ha mai voluto, tanto meno avuto fiducia in Monti quando l'indice di gradimento del Governo ha raggiunto picchi da record.
Oggi mentre ascolto politici e giornalisti inquadrarlo come il primo partito in Italia, m'accorgo anche che " Ao ma ti pare che possa aver votato M5S?? Ok il voto di protesta ma buttarlo proprio al cesso no!"

Io? mai stato....!

By: Unknown on: 02:42

 

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