sabato 29 giugno 2013

"Vorrei che coloro che si determinano al Partito Liberale facessero in quell'atto una seria meditazione su questo punto: che cioè il liberalismo ha una singolarità, che è l'unico partito di centro che si possa pensare. Per questa ragione esso non può dividersi in una sinistra e in una destra, che sarebbero due partiti non liberali. Naturalmente il Partito Liberale esaminerà e discuterà sempre provvedimenti di sinistra e di destra, di progresso e di conservazione , e ne adotterà gli uni e gli altri, e, se così piace, con maggior frequenza quelli del progresso che quelli della conservazione. Ma non può celare a se stesso quella verità, che la libertà si garantisce e si salva talora anche con provvedimenti conservatori, come tal'altra con provvedimenti arditi e persino audaci di progresso...." 
Così Benedetto Croce descriveva il Partito liberale nei "Quaderni della critica". 
La democrazia parlamentare aveva due elementi primari, la destra e la sinistra ed una chiave di volta sintetica, il centro.
La destra, espressione della nobiltà, ormai in declino, affiancata dall'altra borghesia intellettuale e/o industriale, la sinistra espressione del proletariato agrario o operaio. 
La prima considerava il benessere sociale come il frutto dell'iniziativa dell'upper class, che aveva accesso alla migliore formazione ed ai primi scambi culturali, diffusi, con il resto del mondo. La seconda puntava a riformare il presupposto della destra, perché non c'è vero progresso, e dunque vero benessere, senza egualitarismo. Essendo poi l'individuo meno efficace della collettività, qualora l'individuo fallisse, la comunità/stato gli si sostituiva, garantendogli un dignitoso sostentamento. 
Per Croce non c'è verità e giustizia, assoluti, ne nell'una ne nell'altra, ma verità e giustizia si compongono sia dell'una che dell'alta.


Oggi molto è cambiato rispetto ai tempi di Croce. La rivoluzione sociale ha avuto un'accelerazione radicale  grazie alla globalizzazione e l'accesso delle masse alla formazione qualificata ed ai beni di consumo.

Eppure la democrazia parlamentare si compone sempre di due elementi primari e della loro sintesi. 
La sorpresa sta nei presupposti delle istanze di destra e sinistra. Sembrerebbero essersi letteralmente ribaltati. I provvedimenti di progresso citati da Croce erano provvedimenti mirati a "riformare" le regole collettive, troppo restrittive per i ceti inferiori, che finivano per soffocare lo sviluppo. I provvedimenti conservatori al contrario, cercavano di proteggere l'ordine sociale costituito e la stabilità che ne conseguiva.
La sinistra chiedeva infrastrutture, mobilità nel mercato del lavoro e parità sociale. 
La destra non aveva bisogno di infrastrutture, considerate poi una minaccia più che un'opportunità per il proprio benessere e mostrava una certa refrattarietà al concetto di mobilità nel lavoro perché la borghesia medio alta aveva auto regolamentato le dinamiche del lavoro secondo un principio di ereditarietà delle competenze e delle "posizioni" conquistate.
Oggi?
La sinistra sembra contraria a qualsiasi piano di sviluppo infrastrutturale (TAV, Rigassificatori, Ponte sullo Stretto, sviluppo di porti ed aeroporti, grandi arterie stradali ecc), sembra quasi sorda ad ogni progetto di mobilità sul lavoro (per difendere quanto conquistato dalle generazioni precedenti!!!!), ed ha finito per rafforzare il modello a caste, ben poco egualitario, contrapponendo padroni e lavoratori, crumiri e manifestanti, politica e società civile e via dicendo. 

La destra invece spinge per la costruzione di mega infrastrutture, talvolta anche di dubbia utilità e ha fatto della mobilità sul lavoro la propria bandiera.
Eppure riflettendo bene si può sostenere altrettanto che non sia cambiato nulla. 
La politica di questo si occupa e si dovrebbe occupare. Una seria e serena revisione dei presupposti di destra e sinistra faciliterebbe senz'altro l'evoluzione della "chiave di volta sintetica" che dovrà sostenere la struttura socio, politico ed economica dei prossimi decenni.


di Gianbattista Tagliani

Il liberalismo oggi

By: Unknown on: 08:32

mercoledì 26 giugno 2013

di Gianbattista Tagliani

Quali sono i tratti principali degli italiani agli occhi del resto del mondo? 
Estro e genialità accompagnati da uno stile unico. I geni sono spesso contraddittori e gli italiani non sono da meno.
Nel Conte di Carmagnola, Manzoni definendo una rivoluzione ha sottolineato come di rivoluzione non si possa parlare in assenza di spargimenti di sangue. Non ci può essere una vera evoluzione senza un processo catartico doloroso e sanguinario. La rivoluzione francese non s’è compiuta finchè la ghigliottina non ha reciso i legami con il pregresso. La rivoluzione maoista ha sostituito la ghigliottina ma ha seguito un percorso analogo, come la rivoluzione bolscevica o per essere più attuali la Libia o la Tunisia. Come se il sangue lavasse le colpe e permettesse una sorta di pacificazione collettiva. 
Poi ci sono le rivoluzioni all’Italiana. Il sangue è solo metaforico ma è pur sempre sangue. L’anomalia sta nel fatto che a differenza degli altri casi citati, l’elemento cruento della sommossa non solo non pacifica ma peggio, aizza e fomenta ancora più le fazioni a coltivare odio reciproco. 
Il 24 Giugno Silvio Berlusconi è stato condannato in primo grado a 7 anni di reclusione nell’ambito del processo diffusamente conosciuto come Rubygate. Il tribunale di Milano ha comminato una pena addirittura superiore a quella richiesta dal PM quasi interpretando la sete di “giustizia” popolare che da ormai un ventennio attende di vedere l’ex premier alla gogna. Ascoltando commenti ed analisi sulla sentenza ho avuto una sensazione di deja-vu. Gli italiani sono dei talentuosi mediatori, un popolo che predilige la concertazione e la condivisione piuttosto che l’azione autoritaria. Eppure spesso si comportano come i più agguerriti forcaioli. 
Il deja-vu m’ha riportato indietro nel tempo a diversi casi assimilabili. Di recente si è ricordato il caso Tortora coinvolto in un caso giudiziario folle che lo ha gravemente minato nel corpo e nello spirito. Eppure non sono certo mancati i forcaioli che hanno esultato vedendo un potente nella polvere. Allo stesso modo, pur essendo ogni vicenda giudiziaria una vicenda a se stante in altri casi: il caso Sofri, il caso Andreotti, le inchieste su Ottaviano Del Turco o su Calogero Mannino o ancora la vicenda Necci o la più recente indagine a carico di Luigi Bisignani. Alcuni di questi uomini sono stati riconosciuti colpevoli di quanto veniva loro contestato, altri prosciolti ma c’è un filo comune che li unisce. La “riabilitazione” postuma. Guai a chi non riconosce i successi e i meriti di manager a Lorenzo Necci o l’integrità morale di Mannino, la statura politica di Andreotti o le qualità politiche e strategiche di Bisignani. Prima linciati e poi con “geniale estro”  riabilitati. Allora a che pro il sangue versato? Che le persone coinvolte mirino al recupero della propria immagine e dignità e cosa comprensibile e condivisibile. Ma i forcaioli? La sensazione è che si sia tutti pronti a scagliare la prima pietra ma poi il timore di poterci trovare un giorno, noi, al posto dell’imputato ci spinga ad andare a recuperare in fretta e furia la pietra scagliata ed a cancellare ogni traccia delle nostre azioni. 
Il caso Idem di questi ultimi giorni è sintomatico. L’atleta-ministro è stata indotta presentare le dimissioni dal suo incarico per delle irregolarità fiscali, che ha riconosciuto e che s’è dichiarata pronta a sanare. Eppure i forcaioli, estrosi e geniali hanno preteso la loro razione di sangue, salvo poi impegnarsi loro stessi per primi a trovare soluzioni alternative che però diano lo stesso risultato, non pagare o pagare meno tasse possibili. Non ho elementi per esprimere un’opinione su Josefa Idem come ministro, perché troppo breve è stata la sua esperienza, ma ho elementi in abbondanza per rilevare che se le dimissioni siano da considerarsi giuste e doverose, l’Italia può mettersi l’anima in pace e disertare ogni futura tornata elettorale. Quale italico campione di rettitudine può definirsi certo che pur essendo retti non abbia mai commesso un’irregolarità? Le rivoluzioni chiamano sangue a cui segue la pacificazione. Se noi continuiamo a invocare la forca non ci saranno più italiani da pacificare.


Un paese di furboia

By: Unknown on: 05:30

sabato 1 giugno 2013

di Gianbattista Tagliani


Poco dopo che abbiano iniziato ad essere quasi universalmente noti, tra gli italiani, Facebook e Twitter si evolvono, caratterizzandosi, e dunque differenziandosi ma al contempo relazionandosi ed integrandosi. E' di pochi giorni fa la notizia che Facebook introdurrà gli hashtag (#) twitteriani per identificare i temi e le news. Non si tratta solo di un adeguamento ad uno standard ormai consolidato di targare le keyword, da parte di Facebook, ma piuttosto di un passo in avanti, condiviso, verso la "specializzazione" dei network, finora rivali. Ha poco senso che ci siano piattaforme diverse, con funzionalità e potenzialità ben distinte che mirino allo stesso indefinito target. La prova di questo sono le oscillazioni "migratorie" del numero di utenti attivi tra un social e l'altro. Soprattuto quando si stanno diffondendo rapidamente applicazioni che permettono di gestire più account con un bot, un pannello di gestione centralizzato che distribuisce quanto si voglia comunicare su tutte le piattaforme, ottimizzando il formato di pubblicazione.
Facebook recentemente ha reso noto l'algoritmo che determina l'ordine di visualizzazione sulla propria bacheca dei contenuti pubblicati dai nostri amici. Un preciso ordine gerarchico dei tipi di post determina  cosa sia, per noi,  prioritario visualizzare. Questa gerarchia non dipende solo da un'analisi dei comportamenti degli utenti (un indice è relativo alla caducità/obsolescenza di post, un altro alla frequenza di interazioni tra utenti) ma da un indice di importanza che Facebook attribuisce ai contenuti. Si chiama Edge Rank. Foto e video sono i contenuti più preziosi, seguiti da link ed in coda i messaggi testuali.
Si può facilmente immaginare la logica della scelta di Facebook. Il social di Zuckerberg non impone vincoli di dimensione e/o formato dei contenuti che diffonde. Twitter invece impone i 140 caratteri, e privilegia le parole alle immagini, fisse o dinamiche. 
E' dunque il primo passo di un percorso evolutivo che porterà Facebook a diventare una versione 2.0 del cassettone dove si conservano foto e ricordi, impreziosito dalla possibilità di condividerle col mondo mentre il network dei cinguettii si sta connotando come piattaforma universale di condivisione di news. Blogmeter ha reso noti i dati sull'utenza dei vari social network e l'unico che è in calo è proprio Twitter. Questo perchè è il meno comodo e adatto per divulgare foto e video e soprattutto per curiosare nelle vite altrui, cosa che invece è il punto di forza di Facebook. 
Google e Linkedin sono considerati social di settore, e proprio loro hanno, forse inconsapevolmente interpretato questa tendenza evolutiva prima di tutti.

Il futuro di Twitter e Facebook

By: Unknown on: 13:31

martedì 30 aprile 2013

di Gianbattista Tagliani


Ai primi del 900 in Giappone fu introdotto una bizzarra procedura mirata al contenimento dei rischi d'incidente dovuti alla disattenzione; raccontare ad alta voce le proprie azioni e compiere un gesto, sempre lo stesso per mantenere l'attenzione sempre desta. Questa procedura è stata introdotta nel settore dei trasporti , delle ferrovie nello specifico. Troppi erano gli incidenti causati dalla disattenzione del conducente per non aver visto o non esser stato attento ai semafori. Da quel giorno dunque, in ogni stazione si ripete il rito. Quando si chiudono le porte ed il treno è pronto a muoversi, il conducente guarda il semaforo, lo punta con il dito e si ripete ad alta voce il colore della luce. Nel 94 uno studio dell'Istituto di Ricerca e Sviluppo delle Ferrovie nipponiche ha dimostrato che questa procedura ha ridotto dell'85% il rischio di incidenti. 

Il rito, nella spiritualità, nell'industria, nello sport, nella politica, e potrei continuare all'infinito, è l'imprescindibile strumento per ottenere la massima concentrazione e devozione allo scopo. E' stato un gesto simbolicamente molto importante quello del Premier Letta e del Presidente Napolitano, di non voler interrompere la cerimonia del giuramento del governo e del brindisi successivo. Il Governo deve essere concentrato e devoto, senza riserve, al proprio mandato. A chi rifiuta il rito, nell'accezione appena precisata, a chi lo demonizza o più italicamente, irride, si risponda così. Devozione e concentrazione esaltano le capacità dell'uomo. Ira e sarcasmo rendono l'individuo ed ancor più la collettività, prede dell'elementarietà della nostra natura di mammiferi "socializzanti".

Memento

By: Unknown on: 04:00

venerdì 26 aprile 2013

di Gianbattista Tagliani


Oggi su La Stampa Nouriel Roubini ha sintetizzato le proprie perplessità sulle chance che il premier incaricato Enrico Letta sia in grado di formare e guidare un governo che realizzerà il pacchetto di riforme in agenda, definendo Letta, ostaggio di Berslusconi, cecchino in attesa del momento più propizio per far fuori l'inquilino di Palazzo Chigi, andare subito al voto (forte di un PD allo sbando) e "restaurarsi", lui, a Chigi.

Il giorno del l'elezione bis di Napolitano il PD Fassina é stato oggetto di un lancio di monetine di craxiana memoria.

Oggi, 25 Aprile 2013, sul Foglio Luca Sofri racconta la storia di Antonello Giacomelli del PD, criticato dallo stesso Sofri per qualcosa postato online, che resosi conto del dibattito che s'é innescato dopo la critica ricevuta, ha finito per esser travolto dall'onda avendo invano cercato di rispondere a tutti su tutto.

Pochi giorni fa Dario Franceschini é stato verbalmente aggredito e fisicamente intimidito da una piccola folla di passanti che ricordava le ronde stana streghe di Salem.

Se davvero questa é la qualità della vita di un parlamentare gli vogliamo pure togliere il finanziamento pubblico?...

Vita da cani

By: Unknown on: 03:11

sabato 20 aprile 2013

di Gianbattista Tagliani @gian2910

L'elezione di Giorgio Napolitano per un secondo mandato al Quirinale segna la fine di Beppe Grillo come leader credibile e riconosciuto del Movimento 5 Stelle.
Dal giorno delle politiche, in cui ha registrato un risultato cospicuo, per quanto favorito da un massiccio astensionismo, la leadership del movimento s'è progressivamente auto esclusa.
Il tutto nasce da un errore iniziale, irrimediabile nel breve termine, poi ripetuto una volta (lungo il processo di autolesionismo di cui sopra) e ripetuto di nuovo in questi giorni di votazioni per il Quirinale.

Il web è una risorsa infinta di idee e soluzioni, oltre ad avere un potere aggregatore che ridicolizza i media tradizionali, ma non è un luogo per Guru proprio per la sua natura indipendente e universale. Il riferimento è chiaramente a Casaleggio, ispiratore degli strali Grilliani. 
Il peccato originale è stata l'applicazione superficiale e sbrigativa del dirompente (in un contesto come quello italiano) concetto di democrazia partecipativa. Era ora che si svegliasse la coscienza collettiva, attraverso lo stimolo di quelle individuali, anche un po' edonistiche che il mondo dei social network esalta efficacemente. Ma per chi del concetto di merito s'è fatto alfiere, atterrare l'asticella delle qualità individuali per garantire la massima "democrazia", ha fatto si che i candidati vincenti delle Parlamentarie, siano stati scelti secondo un criterio analogo al televoto di Sanremo o del GF. Cosa tutt'altro che illecita o pregiudizialmente sbagliata, ma se poi in parlamento ci si ritrova gente che non solo è estranea al sistema, ma è estranea anche ai temi, ai modi, al vocabolario, alla cultura politica, non ci si lamenti. La capogruppo M5S alla Camera, Lombardi, oggi rispondendo al direttore del TG7 Mentana, che le chiedeva un parere sull'ipotesi Napolitano al Quirinale, ha risposto: "Sono solo la portavoce di portavoce. Non posso rispondere".

Il peccato originale è stato poi ripetuto con il dibattito sul nuovo governo in cui la strategia politico comunicazionale del guru Casaleggio ha fatto registrare il record di sintesi, all time. Non uno slogan; due lettere. NO
No a tutto sempre e comunque perchè i rappresentanti in parlamento del movimento sono l'espressione del  popolo sovrano (come se quei cittadini che non hanno votato il M5S fossero alieni o clandestini) che non negozia, indica, attendendosi una mansueta accettazione del dictat. Un'analisi storica del risultato della strategia Casaleggio è stato un successo mediatico digitale senz'altro gratificante ma sostanzialmente insignificante sia in termini di consenso diffuso che, e soprattutto, di consenso parlamentare.

Dopo i primi due errori, senz'altro ispirato dalla saggezza latina "repetita iuvant", Grillo e Casaleggio hanno puntato decisi al tris. Così son nate le Quirinarie (mi inquieta il pensiero di quanti poppanti italiani potranno, d'ora in poi, esser chiamati Stefanario o Farncescaria, tanto per esser di moda). Il nome di Stefano Rodotà era quello che in inglese è detto easy shot, tanto che oggi Fabrizio Barca ha dichiarato che era incomprensibile che il PD non convergesse sull'ex Garante della Privacy. Eppure l'han bruciato. 

La mia opinione è che per fare una vera rivoluzione non si può presecindere da un ideale, da rivoluzionari "professionisti" e da una vera leadership. Qual è l'ideale del M5S oltre alla promozione e diffusione dell'odio e del rancore? I rivoluzionari professionisti non si trovano su Youtube. Un leader guida il suo popolo, non lo spinge verso il fronte, dalle retrovie. Dopo questi frenetici giorni cosa è riuscito a conquistare, oltre che la testa imbalsamata di Bersani da appendere sul camino del camper? 
L'Italia merita una leadership capace, concreta e talentuosa com'è il suo popolo.

Inglorious bastard. La fine di Grillo

By: Unknown on: 12:05

mercoledì 17 aprile 2013


di Gianbattista Tagliani


Per completare il quadro sul mondo social visto dall’Italia, dopo aver  ascoltato il punto di vista della TV (Laura Riccetti TG5), della Radio (Giorgio Zanchini Radio3) e il punto degli operatori economici (Marco barbieri INPS) chiudiamo con le news più tradizionali; stampa in edicola ed agenzie. Abbiamo ascoltato Victor Simpson, direttore del desk romano di Associated Press.


Victor Simpson; nel mondo di oggi non si può pensare di fare a meno dei social network. Se lo si facesse, rimanere fuori contesto,  più che un rischio sarebbe una certezza . Per questo AP è attiva e molto attenta sia a Twitter che a Facebook. Quanto a come vengano inquadrati anche io avrei difficoltà a scegliere tra la veste di fonte o di aggregatore di feedback.  In uno scenario di guerra o comunque di agitazione popolare, il valore di fonte è indiscutibile per quanto sia anche potenzialmente pericoloso in termini  di credibilità. Per questo AP cita i social solo dopo aver accuratamente verificato la fonte. Ad esempio seguendo le vicende siriane degli ultimi mesi, prima che una notizia venga immessa nel news wire viene verificata più volte. Se non si è certi è meglio non rischiare.


Twitter e Facebook sono anche aggregatori di feedback?


Victor Simpson ; senz’altro. Per questo dicevo che non sarebbe stato facile inquadrarli in una sola veste. Gli Headquarters di AP ci incoraggiano a pubblicare contenuti sui social, anche a titolo personale. Questi come altri sono tutti strumenti utili ed efficaci a promuovere l’immagine ed il prestigio dell’agenzia nel mondo. Quando invece siamo noi a seguire i contenuti diffusi da altri non possiamo prescindere dal valutare prima di tutto la credibilità ed affidabilità della persona e poi ovviamente anche la veridicità della notizia in se. Ciò non implica che monitoriamo solo gli opinion leaders. Seguiamo tutti i contenuti ma sempre con il metodo della più accurata verifica preventiva . Non ho alcun timore ad affermare che i media tradizionali sono praticamente “morti”. L’Italia rappresenta un’anomali significativa rispetto al resto del sistema informativo. Il finanziamento pubblico dei giornali da l’illusione che possano sopravvivere all’innovazione ma come ho detto si tratta solo di un’illusione. D’altronde sono continui e sempre di più i segnali in questo senso. Nell’ultimo trimestre 2012 le vendite di PC sono calate del 14% perché, per quanto possa sembrare paradossale, anche i pc sono ormai “obsoleti”

Traditional media Vs Social media: "Tradisocial" media? (pt.4)

By: Unknown on: 10:05

domenica 14 aprile 2013


di Gianbattista Tagliani


Inquadrare i fenomeni Facebook e Twitter sembra impresa sempre più ardua.
Laura Riccetti e Giorgio Zanchini hanno riflettuto, raccontato aneddoti, rappresentato le loro percezioni, personali e professionali ma hanno dato risposte uguali e diverse al contempo. 

Al di là delle esperienze personali non c’è un “metodo unico” nell’approach agli stessi, nel loro utilizzo o nel modo di fruirne. 
Sono sia fonte che aggregatore di feedback. 
Vengono consultati in modo indiscriminato ma anche filtrando gli opinion leaders dalla vox populi. Questo in radio e in tv.

E per operatori economici come Marco Barbieri, stratega della comunicazione INPS?

 
Marco Barbieri; premetterei anche io che sono scettico e diffidente della componente modaiola dei social network. Ne vivo altri aspetti. E l’Istituto è presente ed attivo quanto attento e sensibile al fenomeno. Abbiamo 4 pagine tematiche su FB e monitoriamo tutti i post pubblicati. Abbiamo debuttato anche su Youtube e, per fare un esempio, il dato “numero di visualizzazioni” è uno degli indici di gradimento della nostra comunicazione.

 
Si può attribuire ai due social network una connotazione unica e chiara, fonte o aggregatore di feedback?

 
Marco Barbieri; il mio, è il punto di vista del comunicatore per cui rispondo in veste di attore piuttosto che di utente. Questo anche perché online, sono i soggetti istituzionali come l’INPS ad avere reale capacità d’informare, tanto che quando si parla di noi, si tratta quasi di solo critica ed opinioni. Come utenti in ogni caso non siamo impreparati. Un’agenzia/osservatorio monitora per nostro conto non solo i social network ma anche blog, siti specializzati, in altre parole tutto quello che il web diffonde sull’istituto. Il sistema informativo ha aggiornato il modello ma non il paradigma. Esiste un rapporto diretto, da anni, tra fonti istituzionali e notizie, di cui il web ha aggiornato le modalità d'accesso.

 
Occhi aperti su tutto il fenomeno o seguire indicatori particolari?

 
Marco Barbieri; come e forse più, che per gli altri media, l'autorevolezza di chi comunica é fondamentale. Prestigio e credibilità delle fonti tradizionali sono conosciuti e facilmente riconoscibili. Del web, soprattutto in Italia, si sa relativamente poco. Non é un mistero che molta dell'informazione "indipendente" online esista grazie ad un mecenate "istituzionale", come Matteo Arpe per Lettera 43. Attenzione però: a volte il mecenate é davvero tale ma talvolta é anche un soggetto interessato ad un obiettivo. 

Traditional media Vs Social media: "Tradisocial" media? (pt.3)

By: Unknown on: 07:00

di Gianbattista Tagliani 




Dopo aver ascoltato da Laura Riccetti del Tg5 come vengano percepiti ed usati Twitter e Facebook, nell’ambito redazionale e professionale, oltre che naturalmente a titolo personale, cambiando media rivolgiamo le stesse domande a Giorgio Zanchini, conduttore di Tutta la città ne parla di Radio3 Rai.


(Giorgio Zanchini): anche io devo fare una premessa necessaria perché si possa comprendere quanto racconto; gli ascoltatori di Radio3 hanno un’età media piuttosto alta, come per altro io stesso. Questo ha causato qualche problema quando abbiamo inizialmente approcciato Twitter e Facebook, ma nonostante questa difficoltà ci ha regalato risultati inattesi quanto gratificanti. Oggi quasi tutte le trasmissioni radiotelevisive principali hanno una propria pagina Facebook od un account Twitter. Basti pensare a “Sei Gradi”, sempre su Radi3 che fa abbondantemente riferimento al flusso web, tanto da arrivare addirittura ad anticipare, pubblicandolo online, il palinsesto previsto per il Venerdì, palinsesto che poi viene stabilito solo dopo averlo “concordato” con i navigatori.


Tornando invece al suo programma?


(Giorgio Zanchini): tutta la città ne parla è molto caratterizzata dai contributi degli ascoltatori. Prima di andare in onda costruiamo la trasmissione sul tema di una telefonata di Prima Pagina. Quando arrivo in redazione trovo già un consistente numero di post o mail che mi “instradano” sull’argomento. Fonti come FB e Twitter diventano dunque essenziali riferimenti per la conduzione e la moderazione. Proprio per questo abbiamo anche stabilito di dedicare la coda della trasmissione alla lettura dei messaggi del nostro pubblico. Poi quando capitano imprevisti come l’assenza di un ospite , comunicata all’ultimo minuto, i contributi del nostro pubblico finiscono per “regalarci” quasi mezza trasmissione.


Che genere di contenuti social privilegiate in redazione?


(Giorgio Zanchini): il nostro direttore, Marino Sinibaldi, ci suggerisce di frequente di non stabilire una sorta di gerarchia tra ospiti, ascoltatori od opinion leader. Proprio per questo tendiamo a dare ampio risalto alle opinioni della cosiddetta gente comune.


E fuori dalla redazione sei presente ed attivo nei social network?


(Giorgio Zanchini): Prima di dormire do sempre un’occhiata agli ultimi tweet , perché francamente su Twitter trovi davvero tutto. In questo caso leggo prevalentemente quanto pubblicano personaggi e opinion leader, anche se devo dire che i loro tweet si riferiscono di frequente ai programmi televisivi in onda durante la serata. In compenso però sono poco attivo. Non “comunico” molto, un po’ per abitudini di vita e carattere ma anche perché non mi sento di avere molto da dire, e non per falsa modestia. Sul web si posta o twitta quando si vuole prendere una posizione od esprimere un giudizio su un dato tema. Il mio ruolo ed il mio esser “personaggio pubblico” mi impongono una condotta rispettosa dei miei ascoltatori oltre che del mio “editore”. Un giornalista RAI, essendo servizio pubblico, che esprima giudizi o prenda posizione, quale che sia il tema, rischia di tradire la promessa di rispettare i principi deontologici della nostra professione ed io, personalmente, sono molto prudente ed attento .

Traditional media Vs Social media: "Tradisocial" media? (pt.2)

By: Unknown on: 06:02

di Gianbattista Tagliani

Il parlamento italiano è stato profondamente rinnovato grazie ai social network. Le principali trasmissioni di approfondimento o di attualità hanno sostituito le headlines di giornata nel sottopancia scorrevole nella parte bassa dello schermo con l’aggiornamento in tempo reale dei tweet o dei post di facebook. Le testate in edicola riservano spazi o rubriche intere alle news dal mondo social.
Ma di che notizie si tratta? Come vengono recepite? E che uso se ne può fare e se ne fa?
Ho rivolto queste domande a quattro persone in carne ed ossa, ciascuna, autorevole espressione dei diversi pianeti del sistema informativo italiano.
Laura Riccetti, volto e voce nota quanto apprezzata del Tg5, Giorgio Zanchini direttore e conduttore di Tutta la città ne parla, di Radio3, Marco Barbieri responsabile della comunicazione INPS e Victor Simpson, direttore della redazione romana di Associated Press.


Il mondo social è “fonte” o piuttosto un aggregatore di feedback?


(Laura Riccetti): E’ doveroso che premetta che non ho un account Twitter ne un Iphone. Ciò non toglie che riconosca il valore del flusso informativo web, tanto da essermi resa conto di come sia già diventato “fondamentale”. Durante la primavera araba, strumenti come i video amatoriali di Youtube sono stati uno dei primi riferimenti dei miei servizi. Sia per le immagini che per la sola testimonianza dei fatti. Spesso per una sola notizia si trovano svariati contributi e questo è importante per contenere il rischio di “falsi”. Quando l’esigenza è l’immediatezza si deve correre il rischio di usare fonti non verificabili, ma incrociando i flussi web/tv/radio/stampa in edicola si può fare quanto meno una sorta di verifica preliminare dell’attendibilità della fonte, qualora non si tratti di messaggi provenienti da personaggi noti, opinion leaders. Per misurare con esattezza il “sentiment” popolare però preferisco ancora i sondaggi perché più scientifici

 
Ma all’infuori dei casi di scenari bellici difficili da coprire e rischiosi per i reporter?

 
(Laura Riccetti): Più che come fonte li uso come termometro delle tendenze. Nell’ultima campagna elettorale per il comune di Milano ho percepito immediatamente che Giuliano Pisapia avrebbe vinto, non appena rilevata l’incredibile quantità di tweet e post favorevoli, rafforzati dalla quasi assoluta assenza di messaggi negativi o ostili nei suoi confronti. Studio Aperto ad esempio è una testata particolarmente sensibile alle dinamiche web. A volte, scrivendo il pezzo usiamo espressioni tipo “S’è scatenato il web”. Devo confessare che espressioni del genere corrispondono più a deduzioni che a reali riscontri analitico statistici e questo perché non è facile reperire ed interpretare dati “intelligenti” sui flussi digitali di news.


Traditional media Vs Social media: "Tradisocial" media?

By: Unknown on: 05:56

 

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