venerdì 7 marzo 2014

11 Febbraio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Da quando si è insediato a Palazzo Chigi, Matteo Renzi ha adottato uno stratagemma comunicativo molto efficace quanto astuto. Fino ad oggi il politico medio italiano, di fronte ad una contestazione, rispondeva con formule tipo “chi mi ha preceduto non ha fatto/detto che cose sbagliate e per questo sono fortemente penalizzato” oppure “appena insediato ho scoperto un buco di bilancio” ecc. In altri termini si deresponsabilizzava caricando tutte le colpe del caso su altri. Questo, in seguito, s’è rivelato essere uno dei principali fattori che ha determinato l'attuale frattura tra società civile e classe politica. Il cittadino ha presto smesso di credere a quelle che suonavano sempre più come scuse ed ha finito col disaffezionarsi alla politica. Matteo Renzi invece ha adottato un nuovo vocabolario, un vocabolario molto più "smart" anche se in termini strettamente logici, di dubbia correttezza. Ci sono stati già diversi episodi in cui venivano contestati dei fatti, direttamente al premier o ad altri membri del suo governo. La contraddizione per aver scalzato Enrico Letta, dopo aver dichiarato che non lo avrebbe fatto mai, assolutamente mai. O ancora il caso Gentile, per cui la stampa ha evidenziato l'anomalia della richiesta di dimissioni per il neo sottosegretario NCD, ma non degli altri 4 sottosegretari indagati, riproponendo la cosiddetta questione del doppio pesismo del PD nell'applicazione del codice etico.
Di fronte a queste contestazioni Matteo Renzi ha saggiamente optato per non rispondere secondo costume. Invece che auto assolversi ha piuttosto ribaltato il concetto, concentrando l'attenzione sulla propria figura. Con passione invita l'interlocutore a non polemizzare ma piuttosto a sostenerlo perché è nell'interesse di tutti che abbia successo. Ragionevole, concreto, pragmatico. Rimanendo su un piano prettamente logico, questo atteggiamento sottintende, però, la probabilità che i suoi predecessori non abbiano fallito per colpe proprie ma perchè non adeguatamente sostenuti dalla cittadinanza. Anche se il vero sottinteso è che chi lo ha preceduto non ha mai lavorato in quello di tutti ma solo nel proprio, di interesse . Al di la dei rilievi tendenzialmente manichei di chi, come me, vive monitorando, ascoltando, analizzando ogni parola dei nostri politici, il new deal linguistico inaugurato da Matteo Renzi ha un notevole effetto motivante sulla popolazione. Gli Italiani, per quanto sostengano sistematicamente il contrario, hanno sempre privilegiato le forti personalità, quelle capaci di caricarsi sulle spalle il gruppo e di portarlo alla vittoria. Berlusconi ha rappresentato questa figura per anni prima che si auto delegittimasse con comportamenti pubblici e privati troppo compromettenti. Renzi, che tutto è meno che uno sprovveduto, ha studiato molto nell'ultimo lustro. Ha saputo prendere quello che di buono è stato fatto in passato, aggiungendoci la propria ricetta e l'ha presentato con un dizionario nuovo, il Renzionario.

Lo stratagemma di Matteo: il Renzionario

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mercoledì 19 febbraio 2014

19 Febbraio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

E’ ora. E’ ora che il premier incaricato Matteo Renzi tiri fuori gli attributi. L’incontro farsa con Beppe Grillo, ennesimo show sproloquio dell’ex comico (ex perché non fa più ridere), offre a Renzi un’opportunità notevole. Nonostante gli iscritti al M5S avessero espresso, a maggioranza, la volontà che il partito aprisse  un canale di comunicazione con il governo nascente, il loro leader, applicando italicamente i principi fondanti la democrazia, se n’è fregato e pur accomodandosi al tavolo, ha negato l’apertura di un qualsivoglia canale. Uscendo dall’incontro per altro, Grillo ha confermato che a suo giudizio sia impossibile dialogare con questo sistema, per chi questo sistema vuole distruggere.  L’opportunità di Renzi è dunque quella di poter dimostrare la sua leadership con autorevolezza. 
In Italia s’è sempre equivocato sul concetto di democrazia. Si è sempre creduto che democratico fosse un provvedimento che non scontenta nessuno e che favorisce tutti o quasi. 
Democrazia invece vuol dire che in una comunità di 100 persone, se 51 vogliono una cosa (eventualmente anche penalizzante la minoranza ma chiaramente nel rispetto della legge), il soccombente 49 la accetta e subisce. 
L’incontro di oggi è la dimostrazione che forse, l’ingresso a Chigi senza passare dal voto , potrebbe rivelarsi  un azzardo eccessivo per Matteo Renzi. Una legittimazione elettorale avrebbe garantito una forza d’urto decisamente maggiore alle sue iniziative. Ma ormai la frittata è fatta ed il Sindaco deve agire. 
In Italia serpeggia uno strumentale quanto ipocrita pregiudizio sulle figure autorevoli perché sistematicamente confuse, in ragione dell’invidia, con quelle autoritarie o dispotiche. Matteo Renzi, la cui autorevolezza può esser minata dalla mancata legittimazione elettorale ha ora la grande occasione di affermarla attraverso la propria iniziativa politica. E’ troppo alto il rischio che ci si impantani ancora una volta sul dibattito sui mille “forse non avrebbe dovuto”, “i retroscena consiglierebbero una riflessione approfondita”, ecc. 
A Milano si dice: hai voluto la bicicletta, adesso pedala. E pedala senza guardarti indietro Matteo, punta un obiettivo e conquistalo, senza proclami o frenetiche ricerche del consenso preventivo. A nessuno interessa lo scadenziario delle riforme. Che ci si dica che la legge elettorale o la riforma dello statuto dei lavoratori si farà in Febbraio o in Marzo non importa a nessuno. La gente è abituata e nauseata dallo Stato che promette e non mantiene, dalla PA che dice che paga i fornitori e poi non lo fa.  Il premier incaricato eviti perdite di tempo come quella di oggi con Beppe Grillo.
Non c’è nessun obbligo morale, tantomeno legale a parlare con chi ti insulta e ti considera illegittimo. Se Renzi riesce a costruire una maggioranza si impegni senza sosta a realizzare gli obiettivi della stessa, e se la legge elettorale la si facesse a Maggio non credo che nessuno si straccerebbe le vesti. 
Ma intanto, almeno una cosa, facciamola. 

Ora Renzi "scateni l'inferno"

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martedì 11 febbraio 2014

11 Febbraio 2014
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Alan Friedman ha sparato l’ultimo colpo di una serie infinita di scandali e “casi” che ormai ben poco turbano gli italiani. Il libro inchiesta Ammazziamo il Gattopardo “rivela” i retroscena della fine del governo guidato da Silvio Berlusconi e l’ascesa in politica di Mario Monti.
Ieri l’homepage di Corriere.it proponeva alcuni stralci delle interviste fatte dal giornalista americano ai protagonisti di quella fase storica: Mario Monti e Carlo De Benedetti. Protagonisti in veste di Premier in pectore, Mario Monti e del gran consigliere Carlo De Benedetti. Giorgio Napolitano ha svolto delle consultazioni prima della caduta del governo Berlusconi. Ho usato l’indicativo e non il condizionale all’italiana perché le indiscrezioni di Friedman erano notizia conosciuta al tempo e sono state confermate oggi da tutti i protagonisti. 
La notizia relativa alle consultazioni sarebbe (e qui il condizionale è d’obbligo) la prova provata di un complotto ordito da King George per sabotare prima ed abbattere poi un governo eletto e legittimato da una maggioranza parlamentare. Tra giugno e luglio 2011 ricorda Monti, diversi segnali gli hanno lasciato intendere che se lo spread (che in quel periodo era in crescita attestandosi attorno ai 250 punti) fosse cresciuto ancora, il Presidente Napolitano gli avrebbe affidato l’incarico di formare un nuovo governo. In ragione di questa sensazione Mario Monti avrebbe fatto un proprio giro di consultazioni preliminari con alcuni personaggi chiave della finanza italiana, Corrado Passera e Carlo De Benedetti.
Friedman ha ricostruito quei giorni con ordine e intervistando e contro intervistando i protagonisti. Monti m’ha detto questo, lei conferma o smentisce? De Benedetti m’ha detto quest’altro. Conferma o smentisce? Il metodo è quello anglosassone, che personalmente considero quello giusto.
Conseguenza delle anticipazioni sul testo di Friedman è stata l’italicamente tipica mitragliata e contro mitragliata di vesti stracciate dall’indignazione, accuse strillate e via dicendo. Ma cosa c’è di nuovo in tutto ciò? 
Anche la sfrenata vanità di Monti che parla con eccessiva facilità e disarmante imprudenza ai microfoni di un reporter noto per la sua fame di scoop, non rappresenta nulla di nuovo.
Il sospetto che si tratti di un’ennesima bolla, magari montata ad arte credo sia lecito. Mi spiego.
La notizia apparsa sul sito del Corriere della Sera, ha occupato una posizione di notevole visibilità sull’home page del quotidiano. Eppure in serata pur essendo in onda contemporaneamente 3 programmi di approfondimento politico (Piazzapulita su La7, Quinta Colonna su Rete 4 e Presa Diretta su Rai 3), solo una, Piazzapulita, ha trattato l’argomento. 
E’ senz’altro curioso che il press corp italiano abbia trattato uno scoop così dirompente su un canale con così basso ascolto e per altro che non raggiunge neanche tutta la popolazione. In più, la scelta degli ospiti della trasmissione, condotta dal sempre più bravo Corrado Formigli (ma anche sempre più in apparente imbarazzo per il taglio scandalistico delle notizie che sembra esser costretto ad usare e che sembra essergli  estraneo) sembrava mirata a far percepire al pubblico le rivelazioni di Friedman come una solita bolla mediatica
Due i politici a commentare. Daniela Santanchè che per quanto abbia abbassato il tono (della voce), mai si sognerebbe di abbassare i toni (del dibattito) e Simona Bonafè, preparata e garbata ed in evidente difficoltà a sviluppare un ragionamento al cospetto di una sbranatrice di professione. Due politici, dicevo, tre giornalisti e il Prof. Becchi.
I tre giornalisti erano l’autore, Alan Friedman, piuttosto noto  negli anni 90 ma la cui popolarità si è consumata rapidamente. Vittorio Zucconi, voce dell’editore cui per primo era stato proposto il testo e che l’ha scartato e Peter Gomez, notoriamente critico nei confronti di Giorgio Napolitano ma se possibile, pregiudizialmente ancora più ostile a qualsiasi cosa dica Daniela Santanchè. 
Cinque persona insomma che ben poco potevano (e soprattutto volevano) approfondire e dibattere del contenuto del libro. Anche perché sia il Presidente Napolitano a Strasburgo, che Monti e De Benedetti hanno confermato quanto ricostruito e se ne sono assunti pienamente la responsabilità, argomentando le scelte fatte al tempo e spiegandone le dinamiche.
Dunque, anche se il contesto (la puntata di Piazzapulita) non fosse il più favorevole perché venisse svelato, dov'è lo scoop? 
Se poi mi si concede un po’ di malizia, come si può pensare che sia proprio RCS ad offrire l’ascia al boia per far fuori Napolitano quando il neo portavoce del presidente, Maurizio Caprara è proprio una delle penne più autorevoli del Corriere della Sera, oltre che persona trasversalmente apprezzata, rispettata e stimata, ma disponibile a pettegolezzi o chiacchiericci di palazzo?

Mille bolle...

By: Unknown on: 05:03

lunedì 16 dicembre 2013

16 Dicembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910
La copertina del rapporto Sport&News 2013.
Sfoglialo qui sotto



Sport & News. Le discipline sportive nei Tg Nazionali 2013

By: Unknown on: 05:53

mercoledì 4 dicembre 2013

4 Dicembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Domenica scorsa, 1 Dicembre 2013, 12.000 giovani tifosi della Juventus hanno potuto assistere alla partita contro l'Udinese "grazie" al fatto che i settori che li hanno ospitati fossero stati chiusi come sanzione per i cori denigratori che da quelle parti erano stati pronunciati. Quella della Juventus è stata senz'altro un'iniziativa smart, innovativa e positivissima quanto alle intenzioni. Dubbia, però, quanto meno in termini di liceità. Se quei settori dovevano restar chiusi, cosi avrebbero dovuto restare, che fossero bambini, angeli o draghi a volerli occupare. La società avrebbe dovuto tenere i cancelli chiusi e le autorità (quali siano quelle competenti, lo ignoro) avrebbero dovuto vigilare prima e durante e/o sanzionare, dopo.
 "Aftermath": € 5.000 di multa alla Juventus per cori ingiuriosi provenienti dai settori occupati dagli under 13 juventini.
Oggi su La Stampa, Gigi Buffon, capitano della Juve ha così commentato: "La multa mi fa un pochino sorridere. Ci poteva stare che quei cori e quegli epiteti (l'epiteto è "merda", ripetuto ogni volta, al primo tocco di palla del portiere dell'Udinese Brkic) stonassero, ma i colpevoli non sono certo i bambini. E la punizione è eccessiva per una parola che se non è entrata nell'uso comune è di certo molto diffusa". 
Su Campioni.cn poi è stata pubblicata una "lettera aperta" di una lettrice di cui di seguito riporto uno stralcio.
 "Abbiamo sgridato questi bambini mettendoli in piazza, in tv e su tutti i giornali?
Adesso da bravi adulti, come si fa ogni volta quando un figlio fa una "marachella", perdoniamoli e diamo loro una carezza invitandoli a non farlo più e ringraziamoli comunque per l'esempio che, nonostante la loro tenera età, hanno dimostrato domenica, obbedendo ai loro accompagnatori, restando in fila aspettando i biglietti, restando in fila accedendo ai loro settori, aspettando il loro turno per andare in bagno, non lamentandosi mai del freddo che penetrava nelle ossa."
Ma proprio a nessuno è venuto da chiedersi se possa suonare come un campanello d'allarme il fatto che un settore occupato da pupi under 13 possa esprimersi con cori ingiuriosi, tanto da farlo registrare anche ad un osservatore che "la vede all'italiana"? Proprio a nessuno viene da chiedersi come potranno comportarsi questi pupi, quando una volta maggiorenni, ricorderanno tronfi, di essersi fatti multare, prova di autentico machismo, quando avevano solo 12 anni. Sarà davvero una sorpresa se quei pupi saranno, domani, protagonisti di qualche eroiche gesta da teppa 3.0? 
Quacchero ipse dixit 

Immunità puerili

By: Unknown on: 13:36

martedì 3 dicembre 2013

3 Dicembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Il 29 Novembre 2013 si è svolto il confronto tv tra i candidati segretari del PD per le primarie 2013.
Il confronto è stato ospitato da Skytg24 (sul digitale terrestre su Cielo) e si è svolto secondo un canovaccio piuttosto ingessato preventivamente concordato tra i concorrenti. 
L'esito?
Più o meno all'unanimità non è stato riconosciuto alcun vincitore quanto al merito del dibattito. I dati relativi al dibattito come evento mediatico invece sono più significativi ma analisti della comunicazione e appassionati della politica hanno di che preoccuparsi. 
Inevitabilmente si è confrontato il dato del dibattito del 29 Novembre con quello del precedente confronto tv del 12 Novembre 2012. In quella circostanza i concorrenti erano di più, con caratteristiche individuali più marcate ed espressione di diversi partiti del centro sinistra. Renzi, Bersani, Puppato per il PD, Tabacci del Centro Democratico e Vendola di SEL.
I dati d'ascolto, in quell'occasione furono:  1.842.000 spettatori complessivi (663.000 su Skytg24 e 1.159.000 su Cielo) per uno share del 6.42% (2.5% su Sky e 3.92% su Cielo).
Da un anno all'altro il confronto tv ha perso oltre metà dell'ascolto (758.000 totali contro 1.842.000) e di share (2.67% contro 6.17%).
Il dato più significativo però è quello relativo ai social media. Qui di seguito sono riportati i dati di monitoraggio dell'hashtag #IlConfrontoPd dalla sera della diretta al compimento del 3 giorno successivo. 
Sono dati davvero sconfortanti.


29.000 post ad opera di quasi 14.000 utenti sono davvero poca cosa se si vuole considerare i social network come capaci di spostare voti. D'altronde se si tiene conto del numero di tweets e followers dei candidati non c'è di che sorprendersi. 
Renzi ha 690.892 followers ed ha twittato 3.359 volte. Civati ha meno followers ma è molto più comunicativo (113.291 followers e 17.332 tweets). Cuperlo insegue a distanza siderale in quanto a followers (19.403) e post (851 tweets).
E' vero che si deve pur cominciare da qualche parte e che quello social è un fenomeno "nascente" in Italia ma il peso specifico della comunicazione politica su queste piattaforme appare ancora troppo leggero.  

L'insostenibile leggerezza dei Social

By: Unknown on: 08:13

sabato 30 novembre 2013

30 Novembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Riporto lo scambio epistolare seguito al confronto televisivo tra i candidati alle primarie PD.

(N.): Io cerco di scindere il"quello che dicono" dal "come lo dicono". Per cui cerco sempre di rileggere il giorno dopo le dichiarazioni fatte in tv.
 Per esempio se vi mettere a LEGGERE cosa dice Grillo la più parte delle volte troverete un cumulo di cazzate che sentendolo vi erano sfuggite (in quanto lui le racconta bene). Che poi la gran parte degli ascoltatori si faccia influenzare da come le cose sono dette e un fatto indiscutibile.
Cio' premesso. I miei commenti su cosa hanno detto.
Cuperlo odora di vecchio PCI e le sue idee in gran parte le trovo vecchie ma e garbato e colto e quindi puo' piacere. Ma non alla base ex PCI.
Civati piace perche' è concretamente brianzolo (come del resto era il giovane Berlusca,ora non piu') ma si illude che facendo le elezioni presto il PD, anche con una legge elettorale nuova il PD le vinca e invece non si consegni l'Italia al ricatto dei due psicopatici.
Renzi. Resta il piu' concreto (anche se Crozza la pensa diversamente) in quanto le tre cose che dice di voler fare (via il Senato, via le provincie,nuova legge elettorale (quale?) dovrebbero trovare il consenso di Alfano e soci e tirare avanti un altro anno con Letta e presentarsi agli elettori con qualche risultato che adesso non c'è.
Cosa ne pensate?

(C.): Mio caro notista politico, vedo che anche tu ti sei dilettato del pd show di ieri sera. Nonostante io sia appassionata della “porca politica” sono riusciti ad annoiarmi.
Le formule, le tempistiche, lo studio dei palinsesti (il venerdì aumenta lo share) trucco e parrucco dei competitors, concetti? Zero.
 Io sono rimasta ancorata alla Politica delle idee, non degli slogan.
Renzi  era imbarazzato, ormai definitivamente affermato e acclamato dal sistema mediatico. E’ presuntuoso e avrà brevissima vita politica anche grazie a King Geroge.
Civati è simpatico e dice anche cose politiche precise, ma ricorda che io sono cattolica apostolica e “conservative” e alcune cose dette dal giovane Pippo mi sconcertano, per fortuna l’anagrafe e i malanni mi impediranno di vederle.
Per finire Cuperlo, intelligente e colto, allevato alla corte di D’Alema, ha contratto la stessa antipatia del suo maestro, ha quell'aria di superiorità mitteleuropea non adatta per i calabresi, sardi, o pugliesi. Purtroppo l’Italia è una e solo una. Lo voterò, sai che io sono sempre per il contrario, compreso per la logica.

(G.): Caro N., rispondo prima a te perche' con il "terzo lato del triangolo" ho già parlato a voce!
Ieri ti ho parlato di un crescente convincimento sull'opportunità che sia Civati a guidare il Pd e Renzi un prossimo governo (e parlo a titolo personale, non in veste di osservatore che cerca di prevedere cosa accadrà).
In Renzi c'è molto dell'Obama primi tempi, quello accattivante, brillante, dotato di una notevole disinvoltura dialettica (sostenuta da trucchetti che non amo molto ma funzionano, tipo non guardare mai negli occhi l'interlocutore), quello carismatico/iconografico. Ma c'è anche molto del secondo Blair, quello più self confident, concreto (quasi cinico) e cool. Se a questo aggiungi un tocco di Italianità elitaria ma che piace anche alle mamme/nonne, il potenziale è enorme.
Ma c'è anche un grosso rischio che è l'altra faccia della medaglia delle sue qualità: Renzi è un accentratore, un catalizzatore e dunque per sua stessa natura un potenziale fattore di frattura, come lo è stato Berlusconi.
 Prima di dirti degli altri due però devo tirare una riga.
Renzi parla come se l'8 si votasse per Chigi. Renzi ha detto che dopo l'8 il governo dovrà cambiare rotta. Non ha detto "Nascerà un nuovo PD". E' abbastanza evidente che in quanto a scelta di tematiche da mettere sul tavolo ed al modo di trattarle, Renzi giochi su un piano diverso dagli altri due. E questo rafforza ancora di più la sua posizione perche' in fin dei conti alla massa di quello che succederà al PD importa davvero poco.
Tornando ai due "veri" concorrenti per la segreteria, o forse agli unici cui interessa diventare segretari per fare i segretari, Civati mi sembra quasi sincero quando parla (e qui la sparo grossa lo so). Mi sembra soprattutto uno consapevole della realtà italiana e soprattutto del partito. E' un provocatore simpatico e anche l'unico, finora, che si è esposto in un'occasione, non celebrativa o mediatica (Leopolda o simili), ma ostica e spinosa come la sfiducia alla Cancellieri. Renzi è stato più abile tatticamente perche' per primo ha detto "fossi la Cancellieri, darei le dimissioni", ma nulla ha detto prima che la si votasse, sulla sfiducia.
Cuperlo è gradevole per quello che dice e per certi versi anche per come lo dice. E' però quel tipo di blasee che 3/4 di Italia non ha mai conosciuto e molti di quell'ultimo quarto si stanno scordando di cosa significhi esserlo.
No comment la voce di Cuperlo che secondo me è un vero e proprio handicap per lui.
Chiudendo, con un commento anche al "terzo lato del triangolo".
Ho la sensazione che si stia ripetendo per l'ennesima volta quella diabolica catena d'eventi gravi, storici, congressuali, finanziari, parlamentari, borsistici ecc, che ci porterà......nowhere.
Ma ci permetterà di rimandare ancora tutto in attesa che qualche manna dal cielo caschi sui cieli italici.

Confronto PD. Commenti epistolari

By: Unknown on: 09:15

martedì 19 novembre 2013

19 Novembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Ma perché Letta e Napolitano blindano Cancellieri? Non é un atto politico nei confronti del governo la sfiducia. La contestata inopportunità del ministro non ha rilevanza politica reale, se non in un paese di quaccheri, non in senso metaforico, in senso stretto. Per cui mi viene spontaneo pensare che se Premier e Presidente della Repubblica ci mettono la faccia con tanta determinazione, questo sia perché la Cancellieri é una fuoriclasse, una di cui non puoi fare a meno per realizzare il tuo piano. Però nessuno lo dice in modo particolarmente netto e chiaro.
Certo, in quest'era di Inquisizione 2.0 non ci si deve esporre troppo sennò ci si compromette (Cancellieri insegna per l'appunto). Quindi, malizioso, fantastico su "altro". In ogni caso, mi spiacerebbe se non si votasse una sfiducia perché sarebbe l'occasione di un evento storico per l'Italia...un precedente per il futuro. La prima volta in cui il parlamento statuisce che mentire é sbagliato, punibile e concretamente punito. Le dimissioni certo sarebbero la più efficace delle exit strategy. Non si deve neanche votare, la sfiducia. Che se la si votasse, seppur controvoglia, rappresenterebbe "il precedente" per cui nei futuri casi analoghi se ne dovrà tenere conto e seppur sempre ed ancor più di controvoglia si dovrà votare un'altra sfiducia e poi un'altra ancora...poi arriverà il giorno in cui non ci sarà più nessuno a votare la sfiducia di nessuno...

Interrogativi sulla Cancellieri

By: Unknown on: 15:20

giovedì 7 novembre 2013

7 Novembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910
(Da Wikipedia)
Il termine nichilismo, o nihilismo (dal latino classico nihil e dal latino medievale nichil, "nulla"), è la dottrina filosofica che suggerisce la negazione di uno o più aspetti putativamente significativi della vita, da cui il mondo, l'esistenza umana in particolare, è privo di senso, scopo, valore etico, e la verità è incomprensibile; se inteso in forma di nichilismo esistenziale, la vita stessa è senza senso, obiettivo e valore intrinseco.
Moralmente intende affermare che la morale non esiste di per sé, e che tutti i valori morali sono stabiliti astrattamente e artificiosamente. Il nichilismo può anche assumere forme epistemologiche o metafisico-ontologiche, ovvero, rispettivamente, che per qualche aspetto la conoscenza non sia possibile, o che la realtà in effetti non esista. Il termine nichilismo è talvolta usato in associazione con anomia per spiegare lo stato d'animo generale di disperazione e di una inutile percezione dell'esistenza; si può sviluppare quando si realizzi che non ci sono necessariamente norme, regole o leggi.
Oggi su Repubblica, a firma di Ezio Mauro, è stato pubblicato un reportage su "La tomba segreta di Priebke"
Il direttore di Repubblica ha ricostruito la biografia di Erik Priebke, folle ed imperdonabile carnefice di nostri concittadini innocenti, sadico e misero distruttore di vita. Mauro, che ha scovato la tomba in un carcere ce la racconta, descrive, commenta; "L'erba cresce selvaggia nel quadrato del piccolo camposanto, le povere lapidi scoloriscono, il legno delle croci s'incurva, la vecchia cappella in centro al recinto bianco e quadrato sembra chiusa da secoli. E quell'unico cipresso, alto e solitario a sudovest ricorda una meridiana che segna solo il tempo passato. Ma c'è un tempo che non passa e viene a compiersi proprio qui. Perché questo è il luogo misterioso della sepoltura di Erich Priebke, capitano delle SS, l'aiutante di Kappler nel massacro delle Fosse Ardeatine, dove i tedeschi hanno giustiziato 335 prigionieri italiani per rappresaglia dopo l'attentato di via Rasella."
Complimenti Direttore: il saggio pascoliano le ha fruttato un buon 6+, ma la conseguenza del feticismo nichilista che l'ha spinta a omaggiarci di questo pezzo, ossia di aver contribuito umilmente ad alimentare un mito, che più dannoso e schifoso non può essere, le ha fruttato una colpa, una di quelle colpe per cui i paradossali ed ironici inglesi commentano il colpevole con un'alzata di spalle ed un ghigno: "He's got to live with it".

L'insopportabile feticismo nichilista di Ezio Mauro

By: Unknown on: 04:53

mercoledì 6 novembre 2013

6 Novembre 2013
di Gianbattista Tagliani @gian2910

Su Il Giornale di ieri 5 Novembre, c'è un pezzo interessante e divertente di Marcello Veneziani (link) sull'uso del telefonino in Italia, non più strumento di comunicazione ma cimice per spiare e compromettere chiunque.
Il telefonino ha rivoluzionato i nostri costumi, dal linguaggio (una volta si rispondeva al telefono con "Ciao come stai?" oggi con "Ciao dove sei?) al comportamento (una volta le telefonate duravano molto molto di più di oggi, essendo molto molto meno frequenti). Eppure oggi lo vedo paradossalmente come l'unico appiglio per restare legati al mondo delle relazioni interpersonali e non del social sharing. 
Di questo passo rischiamo di spersonalizzare sempre di più la comunicazione tra individui, pur di renderla il più possibile non attribuibile a noi stessi. Usando chat, blog e post in un "contesto" immateriale come il web rendiamo molto più arduo il compito di chi voglia attribuirci determinate parole, tali da far saltare una coppia, un matrimonio od un ministero. E così la menzogna trova il terreno più fertile possibile.

Spiare i telefoni

By: Unknown on: 03:55

 

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